Se questo è un cristiano
Siamo alle solite. La sentenza di Strasburgo ha messo a nudo, una volta di più, tutte le differenze incolmabili fra le anime del mondo “cristiano” e, puntualmente, questa parola viene a perdere ancora di più il suo significato come se non fosse già stata abbastanza gettata nel fango.

Fango che come spesso accade sono gli stessi, autodefinitesi, cristiani a gettarsi addosso.


Come accade sempre più frequentemente noi laici siamo costretti a dover distinguere fra dei religiosi adulti, che si preoccupano di testimoniare la loro fede senza per questo doverla imporre (vedi le Comunità Cristiane di Base) e degli integralisti fanatici che adulti non diventeranno mai e per cui il simbolo esposto e ostentato conta molto più della sostanza.


A questi ultimi si sono affiancati tutta una serie di personaggi che si ergono a difensori del crocifisso negando con il loro stesso atteggiamento ciò che quel simbolo dovrebbe in qualche modo significare.


Come non ricordare a fulgido esempio di questi individui il Ministro della Difesa (e dell'offesa evidentemente) La Russa che intimava in diretta nazionale ai pacatissimi laici che difendevano la sentenza della Corte di Strasburgo “potete morire”? Ah, quale esempio di sana cristianità.


Ma del resto non è certo da solo il ministro, visto che al cristianissimo gruppo di Facebook “Tu stacchi il crocifisso? Io ti stacco le mani!” si sono iscritte quasi ventimila persone, evidentemente tutti difensori della cosiddetta cristianità!


Non credo ci sia bisogno di scomodare la psicoanalisi per parlare di individui che per difendere la cristianità staccherebbero le mani al prossimo... semplicemente è questo il risultato di almeno un secolo di ambiguità da parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che se da una parte gli fa comodo propagandare il messaggio evangelico di amore e fratellanza per conquistare fedeli, dall'altra ha sempre abbracciato dittatori, guerre e persecuzioni, proponendo cappellani militari (che sono di per se un ossimoro), negando nei fatti il messaggio evangelico stesso.


Il risultato è sotto gli occhi di tutti, i difensori del crocifisso sono cosi incredibili (nel senso di non credibili) che esibendo il loro cieco fanatismo rafforzano in quasi tutti i laici la convinzione che la sentenza di Strasburgo è giustissima.


E anche quei laici come Travaglio che vorrebbero difendere l'esposizione del “simbolo di umanità e fratellanza” sono costretti prima di tutto a dissociarsi pubblicamente dallo spettacolo indecoroso che i tanti La Russa di questo paese stanno offrendo.





Alessandro Chiometti

La verità sul registro del testamento biologico

Ma di che va parlando il sen. Maurizio Ronconi? Ma perché, prima di lanciarsi in una campagna di disinformazione e palese mistificazione, non pondera attentamente le proprie affermazioni?

Il registro dei testamenti biologici, come dovrebbe correttamente sapere e sicuramente sa, non è affatto una scorciatoia o, peggio ancora, un espediente ingannevole per introdurre surrettiziamente l’eutanasia ma uno strumento, adottato da numerosi comuni italiani, che, in attesa di una specifica normativa nazionale e in ossequio a quanto previsto dall’art.3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, dall’art.9 della Convenzione di Oviedo e, soprattutto, dall’art.32 della Costituzione italiana, secondo cui “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, in grado di fornire ai cittadini che lo desiderino, ripetiamo  ai cittadini che lo desiderino, la possibilità di rendere le proprie dichiarazioni anticipate sui trattamenti sanitari nel caso in cui, gravemente malati, non abbiano più la capacità di esprimere la propria volontà.

Che cosa c’entri questo con l’eutanasia il senatore dovrebbe spiegarlo innanzitutto a se stesso e poi a noi altrimenti non si può che essere indotti a ritenere di trovarci di fronte a un esempio di sprovvedutezza o, peggio, di grave e pericolosa distorsione della verità (come, d’altronde, ha fatto un altro senatore, Carlo Giovanardi, nei confronti della drammatica e allarmante vicenda di Stefano Cucchi).

Ronconi, tra l’altro, dimentica o finge di dimenticare, che l’istituzione di un registro sul testamento biologico non è espressione di quel “laicismo radicale” da lui tanto aborrito ma risponde semplicemente alle attese della maggioranza dei cattolici, ancora una volta, come sempre sui temi relativi al rispetto della dignità personale, in straordinaria sintonia con l’azione politica dei radicali. La libertà di scegliere se essere o no sottoposti ad accanimento terapeutico è un insopprimibile diritto di ognuno di noi che nessuna concezione totalitaria, nessun assolutismo, nessun fondamentalismo, nessun “politicismo” di basso profilo possono cancellare.

A dispetto di quanto si vorrebbe far credere, vale la pena ricordare che, in un sondaggio effettuato e reso noto non più di un mese fa da “Observa”, l’Osservatorio Scienza e Società diretto dal sociologo Massimiano Bucchi, il 73,3 % degli italiani si è dichiarato favorevole al rifiuto dell’idratazione e dell’alimentazione forzata in caso di decorso irreversibile della malattia e il 66% ha saputo definire correttamente, a differenza di certi parlamentari, cosa effettivamente sia il testamento biologico.

Difficile pensare che il 73,3 % degli italiani sia composto soltanto da “laicisti radicali”.

Per la cronaca: nel 2007 un sondaggio Ipsos ha evidenziato che il 74% dei cattolici impegnati in attività parrocchiali è convinto che la voce dei vertici ecclesiastici debba essere ascoltata, ma ha aggiunto di decidere, però, secondo “coscienza individuale”.


Francesco Pullia

Emergenza SLA

Il governo vuole imporre il sondino di stato, mentre lascia senza assistenza i malati si SLA!! Riceviamo e pubblichiamo!


Caro amico, cara amica,


dalla mezzanotte di oggi mi unisco all’iniziativa nonviolenta di dialogo intrapresa da Salvatore Usala, Giorgio Pinna e Mauro Serra, malati di SLA che hanno intrapreso uno sciopero della fame. ‘Viviamo senza alcuna assistenza’, denunciano Usala, Pinna e Serra in una lettera al vice-ministro della Salute Ferruccio Fazio. La loro è una scelta difficile, che comprendo: per aiutarli mi affianco alla loro iniziativa.


Stiamo parlando di pazienti e di famiglie in situazioni spesso disperate, senza aiuti economici adeguati o assistenza: pochi minuti al giorno, quando va bene. Hanno diritto ad una vita dignitosa, ed è nostro dovere assicurargliela. Ho già presentato diverse interrogazioni al ministro della Salute, nelle quali denuncio la situazione avvilente nella quale Usala, Pinna, Serra e tanti malati di Sla, si vengono a trovare e patiscono; è sconcertante che in Sardegna, come nelle altre Regioni italiane non si sia effettuata ancora una “mappatura” sulla distribuzione geografica di questa patologia, istanza che avevo già sollevato due anni fa; è sconcertante quanto scrive Usala al sottosegretario Fazio: “Quest'anno sono morti tanti malati per abbandono e soprattutto perché, non avendo assistenza, non hanno fatto la tracheotomia”; è sconcertante che uno strumento legislativo, i Lea (Livelli essenz! iali di assistenza), il Nomenclatore degli ausili e delle protesi  che non è aggiornato dal 1999, giacciano da un anno e mezzo in conferenza Stato-Regioni e ancora non ci sia traccia di un accordo. E’ sconcertante – e costituisce motivo di vergogna – che in un paese che il presidente del Consiglio vanta essere la sesta potenza mondiale – ci siano trattamenti da terzo mondo per i malati di Sla.Sollecito e chiedo al Governo e al Viceministro Fazio una risposta ai legittimi e giusti quesiti posti dai signori Usala, Pinna e Serra, e che non ci si trinceri in risposte formali e burocratiche, indice di sostanziale indifferenza verso un problema che riguarda centinaia di persone sofferenti e le loro famiglie.  


Per sostenere l’iniziativa, lasciare un commento e affiancarmi nello sciopero della fame usa questa pagina:


http://www.lucacoscioni.it/scioperofame


Grazie per quel che potrai fare,


Maria Antonietta Farina Coscioni

Testamento biologico: Lettera al Presidente del Consiglio comunale di Narni
5 novembre 2009

 



Gentile Signor Presidente del Consiglio comunale,

come certo sa, le associazioni che i sottoscritti rappresentano si sono attivate affinché anche i comuni della Provincia di Terni, come già altri 50 ed oltre in Italia, istituiscano un registro dei testamenti biologici, ove ciascuno possa indicare in anticipo i trattamenti medici cui intenda essere sottoposto e quelli che rifiuta, nel caso in cui, malato, perda la capacità di esprimere la propria volontà. Lo scopo è rendere effettivo il diritto fondamentale a non subire trattamenti medici senza il proprio consenso, sancito dall’articolo l’art.32 della Costituzione italiana.

L’organo che Ella presiede è stato già investito della questione, con la presentazione, da parte dei consiglieri Alfonso Morelli, Federico Novelli e Roberto Scorzoni, di una mozione per impegnare la Giunta comunale ad istituire il registro.

La mozione è stata presentata il 20 marzo scorso, ma a tutt’oggi non risulta che la sua discussione sia stata posta all’ordine del giorno del consiglio comunale.

Le nostre associazioni Le chiedono di inserire la discussione della mozione nell’ordine del giorno della prima seduta utile del consiglio comunale, in modo che l’assemblea sia chiamata a pronunciarsi.

Ci auguriamo, ovviamente, che l’organo deliberi in senso favorevole alla mozione, ma è comunque importante che il consiglio comunale, che è l’espressione più elevata dell’opinione pubblica cittadina, possa discutere liberamente e pubblicamente della questione e i cittadini siano messi in grado di conoscere la posizione dei propri rappresentanti.

Siamo sicuri che la sua sensibilità politica non mancherà di farle apprezzare il valore dell’iniziativa e procedere con sollecitudine alla calendarizzazione della mozione.

Cordiali saluti

 

 

Associazione radicale “Ernesto Rossi”- Terni

Francesco Pullia

 

Circolo UAAR di Terni

Eraldo Giulianelli

 

Associazione “Civiltà laica”

Alessandro Chiometti

Gravidanze tra le minorenni: l’Europa si mobilita. E l’Italia?

Articolo preso da: Cronache Laiche


In Gran Bretagna, a partire dal prossimo anno, verranno istituiti nelle scuole corsi obbligatori di educazione sessuale per i ragazzi dai 15 anni di età. Questa la strada scelta dal ministro della istruzione e delle politiche familiari Ed Balls per arginare il numero sempre crescente di gravidanze indesiderate tra le minorenni. In Inghilterra, infatti, il tasso di concepimento per le ragazze tra i quindici e i diciassette anni è del 4,2%, il più alto d’Europa.


La contraccezione, i pericoli delle malattie veneree e dell’Aids, le istruzioni per un ‘sesso sicuro’, l’omosessualità e l’aborto: questi i temi che verranno trattati con gli studenti ai quali si aggiungeranno, sempre su direttiva del ministro, lezioni specifiche sul pericolo dell’abuso di droghe e di alcol.


In realtà l’ordinamento scolastico inglese già prevede corsi di educazione sessuale dai 5 ai 19 anni, ma come materia facoltativa. I genitori potevano fino ad oggi esonerare i propri figli, un po’ come da noi avviene per l’insegnamento della religione cattolica. La novità introdotta dal ministro Balls è quella di rendere tale materia curriculare al compimento dei 15 anni di età.


La regola varrà anche per gli istituti scolastici religiosi i quali, però, potranno “tenere lezioni sui precetti di fede” per quanto riguarda i rapporti al di fuori del matrimonio.


Contro il ministro Balls sono insorte, naturalmente, le associazioni cattoliche e mussulmane, che rivendicano il diritto dei genitori di decidere non solo gli argomenti da trattare con i figli, ma anche a quale età introdurli alle tematiche legate al sesso. Il ministro, dal canto suo, ha già ribadito che continuerà per la sua strada, insistendo sul diritto di ogni giovane di essere correttamente informato per poter vivere in modo sicuro e responsabile la sua sessualità.


Di fronte a tale esempio, il paragone con l’Italia è d’obbligo.

Da un’indagine del 2008 della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, l’informazione sulla contraccezione si può considerare soddisfacente solo per lo 0,3% delle under 19 italiane. Ancora, il primo rapporto sessuale non è protetto per una ragazza su tre e solo il 50% di esse usa metodi anticoncezionali sicuri. Cifre ancor più desolanti per le giovani immigrate, che ricorrono all’aborto 3-4 volte in più delle italiane.


Eppure, nelle nostre scuole non c’è traccia di corsi specifici di educazione sessuale e se un insegnante volenteroso volesse svolgere, in discipline analoghe, temi legati alla sessualità correrebbe seri rischi di denuncia.


La riforma scolastica inglese segue di pochi mesi la direttiva spagnola che autorizza la vendita della pillola del giorno dopo senza ricetta medica anche per le minorenni e che abbassa a 16 anni l’età per abortire senza il consenso dei genitori.


Mentre l’Europa, quindi, si mobilita per arginare le gravidanze indesiderate nella fascia più giovane della popolazione e per educare i ragazzi a una sessualità senza rischi, l’Italia rimane attaccata alle proprie arretrate posizioni culturali.


Nel nostro Paese l’educazione sessuale dei ragazzi è ancora delegata in toto all’istituzione ‘famiglia’ a prescindere dalla sua preparazione, dal suo livello culturale e dalle sue convinzioni religiose. E, nei casi peggiori, a coetanei più ’smaliziati’. Nessuna veste scientifica ma solo un eventuale ‘buon senso’ a penalizzare ancora una volta i ragazzi delle fasce socialmente meno elevate della popolazione e di quelle a tendenza confessionalista.


In un Paese in cui il solo parlare di coppie di fatto scandalizza la cittadinanza cattolica e benpensante, che vanta un ritardo di oltre vent’anni rispetto alla Francia sull’adozione della pillola abortiva, in cui la visione cattolica della sessualità condiziona tutta la legislazione in merito, è lecito pensare che per recuperare il divario con il resto dei pesi europei su questi temi occorreranno ancora decenni.


Esplicativo, a tal proposito, questo stralcio tratto da una lettera del 1907 di Sigmund Freud al dottor Furst che gli chiedeva “uno scritto sull’educazione sessuale dei bambini“.


Che cosa ci si può proporre di ottenere rifiutando ai bambini – o diciamo ai giovani – tali spiegazioni sulla vita sessuale dell’uomo? Si teme forse di risvegliare precocemente il loro interesse per queste cose, prima che si ecciti da solo? O si spera occultando le cose di poter trattenere l’istinto sessuale fino a che possa imboccare le sole strade che sono aperte all’ordinamento borghese della società? Si pensa che i bambini non manifesterebbero alcun interesse o alcuna comprensione dei fatti sessuali, se la loro attenzione non vi fosse richiamata da un intervento altrui? Si ritiene possibile che quelle cognizioni che si rifiutano loro, non vengano fornite per altre vie? O si ha davvero seriamente il proposito di ottenere che essi più tardi considerino basso ed esecrabile tutto ciò che ha a che fare con quella sessualità da cui genitori ed educatori li hanno voluti tener lontani il più a lungo possibile?


E’ da notare che nel 1907 si era appena adottata la tesi scientifica secondo la quale il concepimento avviene attraverso l’unione di un ovulo e uno spermatozoo. Anni luce indietro, dal punto di vista scientifico, dalle nostre attuali conoscenze. Anni luce in avanti, invece, le considerazioni di Freud rispetto alla mentalità dell’Italia cattolica di un secolo dopo.


Cecilia Maria Calamani

Il superamento dei feticci

C’è voluta la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo per riconoscere giuridicamente quello che dovrebbe essere un ovvietà.

L’esposizione del simbolo di UNA religione in un luogo pubblico (le aule scolastiche in tal caso) viola il principio di laicità che vorrebbe lo Stato equidistante da ogni religione.

Qui in Italia (provincia del Vaticano) questo fa scandalo perché i nostri supremi magistrati si erano arrampicati per decenni su tutti i tipi di specchi per negare il diritto dei non cattolici di non dover subire nei luoghi pubblici l’esposizione del simbolo cattolico per eccellenza. E per far questo se ne sono inventate di tutte i colori... qualcuno di loro anni addietro arrivò, con supremo sprezzo del ridicolo, a definire il feticcio cattolico “simbolo di laicità”. Praticamente fu come se avessero definito falce e martello simbolo di equidistanza dagli schieramenti politici.

Le reazioni non si sono fatte certo attendere. Prevedibili quelle del Vaticano e della maggioranza catto-integralista alla guida del nostro Stato; la ministra della (d)istruzione pubblica Maria Stella Gelmini si è affrettata a far ricorso a nome del governo, forse consapevole che dopo il suo passaggio la scuola pubblica può aggrapparsi solo ai poteri magici di vecchi feticci per restare in piedi.

Prevedibili anch’esse, ma comunque deludenti, quelle della cosiddetta opposizione parlamentare, con il neo-segretario del PD Pierluigi Bersani a dire che è una decisione priva di buon senso perché “un’antica tradizione come quella del crocefisso non può offendere nessuno”, confermandosi degno erede di quella tradizione del maggior partito di opposizione che in tempi passati era contraria al divorzio per ragioni di “opportunità politica” (tristi pagine della storia dell’opposizione italiana, da ricordare sempre per chi si chiede: “come siamo arrivati al disastro attuale?”).

Verrebbe da chiedere al segretario piddino: “scusi, ma se ci sono stati decine di ricorsi CONTRO l’esposizione dei crocefissi nei luoghi pubblici, non le sembra assurdo dire che non offendono nessuno? evidentemente qualcuno offendono, o no?”.

Ma tant’è, sappiamo che le domande scomode non sono in agenda per chi deve salvare capra e cavoli, ovvero spiegare al suo elettorato (laico) le quasi certe future alleanze regionali con il partito più integralista di tutto il panorama politico, ovvero l’UDC del divorziato-ultracattolico Pierferdinando Casini.

La sentenza della Corte Suprema dei Diritti Umani di Strasburgo quindi coglie impreparata quella fetta di cattolici non adulti, aggrappati ai feticci, convinti che è l’esposizione e l’ostentazione della loro fede ad essere importante e non il convincimento interiore che si matura senza bisogno di simboli appesi ai muri pubblici.

Ben vengano queste docce fredde, anche gli infantili cattolici (o presunti tali) dovranno diventare adulti prima o poi.


 


Alessandro Chiometti

Perché io, buddhista, non andrò a vedere le reliquie del Buddha

A partire dal 13 novembre e fino al 29 saranno esposte, in tre week end successivi, a Padova, Milano e Bologna le reliquie del Buddha storico, Sakhyamuni per intenderci. L'evento viene propagandato come indispensabile, da non perdere, per chi è buddista perché soltanto la visione di queste formazioni cristalline simili a perle e di frammenti ossei raccolti dalle ceneri del Risvegliato porterebbe una serie di benefici karmici.


Nel pieno rispetto delle scelte individuali, da buddhista ma anche da libertario e anticonfessionale quale mi ritengo, posso tranquillamente annunciare che non mi recherò a vedere alcunché e questo perché mi pare che né meno si ricada nella riproposta di rituali cui la Chiesa cattolica da secoli ci ha abituato e che da sempre chi professa l'antidogmatismo non può assolutamente accettare.


La vicenda del Buddha mi coinvolge e commuove almeno da quando ero adolescente ed ebbi la possibilità di studiarla per inclinazione personale. Sono stato in India, a Bodh Gaya, dove Siddhartha (566-486 a.C.) ben cinque secoli prima di Cristo ottenne la liberazione diventando l'Illuminato, ed ho pianto, così come a Sarnath, dove nel celebre Parco delle gazzelle, espose per la prima volta l'essenza del suo insegnamento mettendo, come si dice, in moto la Ruota della Legge e indicando la via per uscire dalla sofferenza e dall'attaccamento all'esistenza illusoria.


Amo Buddha più di me stesso e mi sforzo di attuare con il cuore e nella pratica quotidiana, probabilmente indegnamente, il suo dettato. Trovo che abbia soprattutto espresso una raffinatissima indagine psicologica che, se compresa fino in fondo, possa condurci alla liberazione dai tormenti della vita materiale e alla pienezza della compresenza, cioè all'affrancamento di tutti gli esseri senzienti, senza alcuna differenza di specie e di grado.


Detto questo non andrò né a Padova, né a Milano, né a Bologna proprio per fedeltà a quanto ci ha suggerito (non imposto) il Buddha storico, certo che se fosse ancora tra noi lui che ci ha esortato a mettere in dubbio le sue stesse parole, anzi a metterle alla prova dell'esperienza rigettando quanto viene smentito dai fatti, contesterebbe e irriderebbe aspramente comportamenti di tal genere.


Il punto è che, purtroppo, un gran numero di occidentali hanno abbracciato il buddhismo senza saperne granché, senza mettersi in gioco e in discussione, con lo stesso spirito con cui le beghine si recano alla funzione ogni primo venerdì del mese, alle novene, ad assistere alla liquefazione del sangue di San Gennaro, a San Giovanni Rotondo da San Pio, alle innumerevoli processioni in cui, all'insegna del peggiore materialismo e dell'antispiritualismo, del meretricio dell'interiorità, vengono trascinati corpi mummificati o brandelli incartapecoriti di santi e beati. Mi spiace, non ci sto.


Forse per questo sarò condannato a reincarnarmi e a scontare, nelle altre vite (tra l'altro non è neanche scontato che rinasca sotto sembianze umane), altre situazioni dolorose, ma non voglio prestarmi a questa offesa della dignità umana e, in primo luogo, del Buddha stesso. Anzi, è ora che i buddhisti occidentali aprano una serie riflessione su se stessi, sul rischio di replicare e reiterare le stesse manifestazioni su cui la Chiesa cattolica è riuscita a costruirsi nel corso dei secoli, e in spregio a Cristo, un impero economico, religioso, politico.


Occorre, invece, recuperare Buddha così come occorre volgerci alla purezza di Cristo. Non è un caso che lo stesso Dalai Lama, nei suoi frequenti incontri con esauriti occidentali più disperati che candidati ad essere “illuminati”, non smetta mai di esortare a non abbandonare il cristianesimo, anzi inviti a approfondirlo.


Come si fa ad essere buddhisti (e cristiani) e poi accettare le indulgenze, le simonie, le strategie del clero? Diamo speranza e luce davvero alle nostre vite. Il fideismo non porta da nessuna parte se non alla diminuzione della capacità di comprendere l'Altro e gli altri. 



Francesco Pullia






Ostaggi in cenere

Articolo preso da: Cronache Laiche


La Cei, nell’assemblea di Assisi del prossimo 9 novembre, varerà le nuove regole sui riti funebri nelle quali, pur ribadendo il sì alla pratica della cremazione, formalizzerà il divieto di conservare le ceneri del defunto in casa o di disperderle al vento perché “il regno dei morti e quello dei vivi devono restare distinti“. E se il defunto ha espresso una volontà diversa, sarà appurato il disprezzo della fede cristiana e di conseguenza non verranno concesse le esequie religiose.


Il tutto perché la dispersione nell’ambiente o la conservazione dell’urna in luogo diverso dalla terra consacrata sarebbe una scelta basata su “concezioni panteistiche o naturalistiche” se non addirittura, come afferma il teologo Enzo Bianchi, “feticiste”.


Il via libera alla cremazione, precedentemente vista dalla Chiesa come pratica neo-pagana e addirittura come “negazione dell’immortalità dell’anima e della resurrezione dei corpi“, è arrivato nel 1968 da Paolo VI, che spiegò in una bolla che la cremazione “non tocca l’anima” e quindi “non impedisce all’onnipotenza divina di ricostruire il corpo“.


Ora, è lecito chiedersi perché la Cei voglia porre dei paletti così rigidi (pena addirittura la negazione dei funerali religiosi!) sulla conservazione delle ceneri, visto che il ‘regno di Dio’ interessa l’anima e non il corpo.

Viene infatti da pensare che regole così drastiche porteranno a dei distinguo da parte di molti cattolici, così come succede per il ferreo divieto sull’uso dei contraccettivi, adottati di fatto dalla maggioranza dei fedeli nonostante gli anatemi ecclesiastici.


Lo scollamento tra pratiche permesse dalla Chiesa e vita quotidiana dei cattolici, insomma, assume proporzioni sempre maggiori ma ciò pare non preoccupare affatto la Cei, che continua a varare editti anacronistici e impopolari. Più vacilla la presa sulle coscienze più la Chiesa ne restringe la libertà sortendo probabilmente un effetto inverso a quello desiderato.


Perché la Chiesa dovrebbe tenere in ostaggio le ceneri dei fedeli togliendo loro (tra le altre) anche la libertà di decidere dove riposare in pace una volta non più su questa Terra?


L’affidamento delle ceneri ai familiari, e la loro dispersione, sono consentite in Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Valle D’Aosta, Marche, Lazio, Campania e Liguria.  Questa pratica risolve, tra l’altro, molti dei problemi pratici legati all’indisponibilità di loculi nei cimiteri. A giovare di questo editto cattolico, sempre che venga recepito dai fedeli, sarà soprattutto il mercato cimiteriale a scapito delle tasche dei familiari dei defunti, colstretti all’acquisto di un loculo ‘autorizzato’ dalle gerarchie ecclesiastiche.


A meno che alcune amministrazioni compiacenti non si pieghino ai dettami di una religione che sempre più tiene in ostaggio non solo le anime, ma anche i corpi dei suoi seguaci.


Cecilia Maria Calamani

Sant'Halloween

Terni, Sabato 31 Ottobre 2009, siamo a cena nella casa di un nostro amico che ha l'uscio direttamente sulla strada del popoloso quartiere di Borgo Rivo, verso le 23.00 si sentono delle voci di bambini fuori dalla porta che stanno più o meno dicendo “dolcetto o scherzetto?”.


La compagna del mio amico esce per dargli i dolci, si è premunita per tempo, quando rientra ha in mano un santino della Beata Vergine e uno di Padre Pio... “è il parroco che li accompagna, e gli ha dato i santini da dare in cambio dei dolci”.


Non è meraviglioso tutto ciò? Voglio dire, qual'è un'altra religione che permetterebbe ai suoi pastori di fare l'esatto contrario di quello che propagandano le alte gerarchie porporate?


Come al solito i preti di quartiere si dimostrano più avanti di chi vive nei palazzi d'oro, e invece di combattere battaglie perse sono pronti a cavalcare il cavallo vincente che in questo caso si chiama Halloween.


Certo quando cresceranno i piccoli bambini di stasera il prete avrà qualche difficoltà a spiegargli la connessione fra il culto celtico del riavvicinamento del mondo dei morti a quello dei vivi con la dottrina cattolica, ma chi se ne frega, nel frattempo il più è fatto.


Ogni occasione è buona per gettare il cappello cattolico su feste pagane, cosa che beninteso il cattolicesimo ha sempre fatto fin dai primissimi albori.


Così mentre i porporati sparlano, con supremo sprezzo del ridicolo, delle pericolosità delle feste pagane i preti di base si preoccupano di farle comunque loro, per loro poco importa se un bambino crede che oggi si festeggia Sant'Halloween, patrono delle zucche colorate... l'importante è essersi portati avanti con il lavoro.


E qualcuno ancora mi chiede perché ritengo il cattolicesimo la religione più ipocrita che esista.


Alessandro Chiometti

Il falso moralismo trionfante

Chi di moralismo ferisce di moralismo perisce, verrebbe da dire. Per tutta l’estate la cosiddetta “sinistra” è stata a contare l’escort di Silvio Berlusconi e poi uno dei suoi uomini al potere è travolto da uno scandalo sessuale che lo costringe all’abdicazione.


Ci sarebbe da ridere, ma mi sembra che il perbenismo e il falso moralismo sono un pericolo ben più grave di quello che deriva dall’esser governati da chi commette qualche peccatuccio lussurioso.


Cosi come era successo con lo scandalo escort, scandalo che in verità non scandalizza più nessuno visto che anche mediaset trasmette l’innocua farsa di Checco Zalone in prima serata, ci si guarda bene dal sottolineare qual’è la vera “questione morale” in gioco.


Nel caso Berlusconi, se lo si voleva attaccare per le sue frequentazioni lussuriose, si sarebbe dovuto mettere alla berlina il suo proclamarsi paladino dei valori cattolici nel caso Englaro e/o la sua discesa in campo con il family day. Ma i suoi oppositori si sono ben guardati dal farlo, sapendo che questo avrebbe portato a uno scontro con le gerarchie cattoliche che appoggiano, da tempo immemore, l’unto del signore. Quindi hanno preferito un attacco moralista che a lungo andare si è rivelato un boomerang.


Puntualmente si viene a scoprire che l’unto non è l’unico ad avere qualche debolezza privata e a quel punto cosa deve fare un esponente del partito che da mesi grida “dimissioni”?


Non so voi, ma a me piacerebbe che i nostri politici non siano giudicati per le loro debolezze private ma per quello che fanno politicamente nell’ambito istituzionale.


Se Marrazzo è infedele alla moglie è inadatto a guidare la regione Lazio?


Se Berlusconi va a letto con tre donne contemporaneamente diventa incapace a guidare l’Italia?


Certo, nel caso del sig. B. è giusto porsi anche qualche domanda riguardante la sicurezza nazionale dato, a quel che risulta dalle inchieste, l’incontrollato accesso alle sue stanze... ma per il resto perché la politica è caduta così in basso da dover ridursi a un pedinamento del vizio privato invece che ad un confronto aspro sui FATTI politici?


Come ricorda il sito umbrialeft infatti sono ben altri gli scandali per cui Marrazzo avrebbe dovuto dimettersi dalla guida della regione Lazio.


O ancora, perché non si sottolinea da nessuna parte l’ipocrisia di chi approva leggi contro la prostituzione (quella dei poveracci intendo, che non possono pagarsi l’escort da migliaia di euro a notte), mentre è il primo a farne ampio uso nella sua vita privata?


Ho l’impressione che tutto questo abbia un solo scopo, far diventati reati i vizi privati (o peccati che dir si voglia) per aumentare il controllo etico e morale sulla vita privata di tutti noi.


Allora capite che c’è un pericolo, che non è certo quello di essere governati da chi ha un debole per i transessuali o per le prostitute, ma quello di essere guidati da forze politiche leggittimate a far scempio di ogni pubblica istituzione civile (welfare, scuola, sanità)solo perché per la moralità ufficialmente vigente sono irreprensibili.


Alessandro Chiometti