Partecipiamo ma anche non partecipiamo

Ennesima prova di ipocrisia e opportunismo da parte del Partito Democratico.

Alla vigilia dello svolgersi del Gay Pride nazionale si attende ancora il pronunciamento ufficiale del PD nazionale (quello locale di Bologna ha già aderito... ma è ovvio che questo non basta agli organizzatori).

I chennediani de noantri confermano di essere ostaggi politici della Binetti quindi evitano di aprire bocca sul tema e fanno parlare qualche singolo parlamentare magari un ministro ombra... magari un ombra e basta... comprimari vari insomma.

Inutile aspettarsi di più e di meglio da un partito che ha rinnegato tutte le lotte per i diritti civili degli anni passati, scambiate per una manciata di voti cattolici (proprio una manciata a giudicare dagli esiti delle recenti elezioni).

C'è sempre più urgenza di costruire un partito di sinistra alternativo a questo scempio che hanno chiamato PD in grado di riportare la grande tradizione socialista e socialdemocratica del PSE nel nostro paese, speriamo che i politici italiani di "sinistra" lo capiscano e la piantino di litigare su chi ha la bandiera più rossa.

Alessandro Chiometti

date i soldi per i poveri...

dal sito de "la repubblica"

Le ipotesi di reato vanno dalla truffa alla lottizzazione abusiva
Trenta preti sono già stati sentiti dai magistrati

La colonia diventa un hotel
a Salerno vescovo sotto accusa

Numerosi esposti alle gerarchie vaticane, ma monsignor Pierro tiene duro

SALERNO - E' domenica e l'arcivescovo di Salerno ha scelto una chiesa di campagna per dire messa. La chiesa di San Luigi, nel comune di Mercato San Severino, venti chilometri a nord del capoluogo. Monsignor Gerardo Pierro ha il volto del curato di campagna. Piega le mani, poi le unisce e le indirizza a Cristo: "Beati i perseguitati dalla giustizia. E' loro il Regno dei cieli". Non invoca la preghiera dei fedeli per il corpo di Berlusconi ma per il proprio, trafitto oramai da una sequela piuttosto terrificante di accuse che fanno di questa diocesi, periferia di Roma, terreno di uno scontro che varca e di molto i confini dello spirito. Nel rosario dei reati supposti e temuti, denunciati o solo ventilati, non manca nulla: truffa, aggravata e non, pratiche ai confini dell'usura, investimenti finanziari ai limiti della legge, lottizzazioni più o meno abusive, pratiche religiose tra lo scabroso e il noir. I soldi, puliti o anche sporcati da menti criminose, stanno facendo affondare tutta la Diocesi nella vergogna di essere raccontata più dai fascicoli processuali che dalle sue opere di bene.

Sono oramai cinque anni che le gerarchie vaticane sono raggiunte da esposti firmati da preti e diretti contro altri preti salernitani. Da cinque anni, a singhiozzo, la Procura della Repubblica è chiamata a indagare, i finanzieri a perquisire, i tecnici della Banca d'Italia a valutare. Non c'è pace per questa chiesa, non c'è tregua per questo vescovo. La polizia criminale identifica e convoca chiunque abbia una tonaca. Sono più di trenta i sacerdoti che hanno dovuto rispondere a verbale. In trenta, cifra monstre, hanno varcato il portone del tribunale per difendersi o accusare, spiegare o solo ricordare. Per il vescovo una via crucisi infinita. Viene dunque alla mente, e assume un significato più denso, un altro passaggio della sua omelia domenicale: "Mi sento molto più sicuro quando i carabinieri sono con me".

L'ultimo esplosivo dossier spedito in Vaticano (e per conoscenza al Procuratore della Repubblica) porta la data dell'8 febbraio scorso ed è sottoscritto dal presidente dell'Istituto per il sostentamento del clero, don Matteo Notari. L'istituto gestisce le finanze della Chiesa e nelle sue casse entrano i soldi dell'otto per mille. In diciassette cartelle inviate al segretario di Stato, ai prefetti della Congregazione dei vescovi e del clero, e al Nunzio apostolico, enumera le anomalie di affari economici gestiti dalla diocesi di Salerno. Don Notari, poi non più proposto per la carica, denuncia il Vescovo, lo accusa di colpevoli omissioni: una colonia per ragazzi poveri ristrutturata con i fondi regionali e con l'otto per mille. La colonia viene però ceduta a una associazione privata a titolo gratuito. E qui il primo miracolo si compie: da colonia per poveri ad albergo per ricchi. La sala mensa trasformata in sala relax, al posto del biliardino la sauna, camere vista mare, e campi da tennis e tutto quel che serve per la trasformazione. Anche un nome nuovo: l'Angellara Home. Leggiamo dal sito web: "La deliziosa location ne fa la meta ideale per chi desideri coniugare una vacanza di sapore culturale al piacere di un soggiorno balneare". La location è però venuta deliziosa grazie ai fondi regionali, un finanziamento pubblico di tre milioni di euro consegnato da Bassolino che in pompa magna è andato persino a inaugurare il primo lotto dei lavori per il completamento del villaggio dei poveri. Un qui pro quo!

E un altro formidabile fraintendimento stava per accadere quando l'arcivescovo chiese all'istituto per il sostentamente del clero di deviare 500mila euro verso la spiaggia. "Cinquecentomila euro? E per fare cosa?", rispose il sacerdote che gestiva la cassa. Per realizzare una "spiaggia attrezzata per i presbiteri". Panche, sdraio, capanni, un campo da tennis. Il corpo affaticato dei presbiteri, prima che il loro spirito, si sarebbe dovuto ristorare in riva al mare. La tonaca a posto ma i piedi nell'acqua, magari anche con una bibita ghiacciata tra le mani.

I soldi non sono stati scuciti, ma l'idea è valsa un'altra denuncia. E ancora altri esposti, veramente una massa critica notevole, hanno raggiunto e oramai occupato anche gli anfratti delle stanze del Vaticano. Il cardinale Re è sepolto da questa teoria di accuse o solo sospetti, e tutti in qualche modo si dirigono contro il vescovo e le omissioni di cui si sarebbe reso responsabile.

Strano vescovo in verità monsignor Pierro. L'unico pastore a mettersi in coda nello scorso ottobre davanti al seggio dove si svolgevano le primarie del Pd: "Embè?". Impossibile a credersi, ma sui giornali locali resta impressa un'altra memorabile prova che ha concesso alla città: in ginocchio, alla destra del cardinale Martino che esibisce sull'altare della cattedrale di Salerno l'omaggio appena ricevuto dal suo riverito confratello: un rolex d'oro. Il rolex (corpo di Cristo?) è mostrato agli allibiti fedeli.

Con Pierro al comando tutto è possibile. E infatti tutto è già successo. Un processo, (siamo agli inizi del 2000) per appropriazione indebita. Indagine poi archiviata, ma densa di altri veleni: l'oggetto dell'inchiesta era una raccolta privata di danaro a fini speculativi. Investimenti in borsa, acquisto di valuta estera. Promotore il rappresentante dell'epoca dell'istituto per il sostentamento del clero, don Generoso Santoro. Lo stesso che in questi giorni è tornato davanti ai giudici per altri soldi, centinaia di migliaia di euro, racimolati da singoli investitori e poi un po' (forse) svaniti. Il vescovo dice di non sapere, l'avvocato del prete dichiara che il suo cliente si sente "minacciato" dal vescovo. Il Pm aggiunge carte alle carte.
Minacce, lettere, anonime e non, telefonate minatorie e anche molto di più.

Una Chiesa costellata da scandali: ora la religiosa peruviana che partorisce, ora il parroco del comune di Acerno che non trova più nei registri immobiliari il centro sportivo parrocchiale: venduto, donato, boh! Ora la comunità di accoglienza per ragazze madri messa in vendita, al miglior offerente, per sei milioni di euro. E una lottizzazione plurimilionaria in Baronissi, e i rapporti di fratellanza e di affari con i massoni della città. Non c'è più inchiostro per descrivere tutte le croci che deve portare sulle spalle questo monsignore, curato di campagna, chiamato oltre ogni ragionevole prudenza a guidare un gregge composto da lupi.

redazione[at]civiltalaica.it

Un anno di blog

E' passato poco più di un anno dall'apertura del blog di Civiltà Laica, anniversario caduto quasi nel dimenticatoio a causa delle molteplici attività a cui la nostra associazione è stata chiamata negli ultimi giorni (gay pride e "concilio" ternano su tutti).

In un anno cambiano tante cose, e l'Associazione si è distinta per il suo impegno su fronti sempre più numerosi: le iniziative culturali, la rivista, la trasmissione radio (che oggi vede l'ultimo appuntamento della stagione), il sito web, le partecipazioni alle manifestazioni no vat... insomma per essere una piccola realtà ci siamo dati molto da fare.

Nonostante che il periodo storico per noi laici (o laicisti che dir ci vogliano) non sia certo dei più favorevoli, noi continueremo a far sentire la nostra voce e a cercare di veder rispettati i nostri diritti con tutti i mezzi a nostra disposizione.

Il blog di Civiltà Laica è certamente uno di questi mezzi, che non si esaurisce con le sedicimila visite annuali (una media in crescita, attualmente intorno alle 60 visite giornaliere, che non sono poche per una piccola associazione); ricordo infatti che i "pezzi" che pubblichiamo sul blog vengono da noi anche inviati ad un gran numero di giornali, cartacei ed on line, che spesso e volentieri hanno pubblicato i nostri contributi. Megachip, la repubblica, la stampa, il manifesto, l'unità tanto per fare degli esempi. 

Quindi, un grazie a tutti coloro che hanno già collaborato con questo blog e un invito (anzi un esortazione) agli altri di cominciare a farlo!

Un grazie particolare infine a Max che ha avuto l'idea del blog l'ha curato nei primi tempi e poi mi ha insegnato come gestirlo successivamente... e ovviamente continua a curarlo quando le mie capacità informatiche si esauriscono!

Alessandro Chiometti

 

Grand Tour Jazz Fest 2008

Non possiamo non segnalare agli amici di Civiltà Laica che è iniziato proprio oggi il festival jazz organizzato dai nostri carissimi amici Antonio e Luciano Vanni, che hanno sempre un occhio di riguardo per la nostra associazione (informazioni sui trattamenti per i soci di Civiltà Laica alla nostra e-mail info[at]civiltalaica.it).

Il programma di quest'anno è vasto, articolato ed itinerante per la provincia di Terni con uno sconfinamento in quella di Perugia, per avere tutto il programma e le informazioni sugli artisti andate pure sul sito del GRAND TOUR JAZZ FEST 

Buon jazz a tutti

redazione[at]civiltalaica.it

Vaticano Vs. Bandiera della pace

Non troviamo parole per commentare l anuova uscita di Papa Ratzi & co. Chi vuole commentare si accomodi pure...

da ADN Kronos

Città del Vaticano, 20 giu. (Adnkronos) - E' la croce di Cristo e non la bandiera arcobaleno il vero simbolo della pace. E' quanto afferma oggi l'agenzia di stampa vaticana 'Fides' in un lungo servizio dal titolo: 'L'arcobaleno: sincretismo o pace?'.

La polemica è diretta verso quei religiosi, sacerdoti, uomini di Chiesa che hanno scelto di portare la bandiera arcobaleno come segno di pace nelle marce o l'hanno appesa ai campanili delle chiese preferendola alla croce.

Ma in questo modo sembrano aver dimenticato i molteplici significati politici del vessillo. La bandiera è infatti stata, in tempi recenti, il simbolo prima dei movimenti della pace poi anche di quello no-global e infine, in Italia, è comparsa di nuovo nel simbolo elettorale della sinistra radicale.

L'agenzia vaticana ricostruisce le ambigue radici storiche e culturali della bandiera per la pace. ''In realtà - spiega Fides - le origini vanno ricercate nelle teorie teosofiche nate alla fine dell''800. La teosofia (letteralmente 'Conoscenza di Dio') è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino'', ed è corrente filosofica presente da sempre nella cultura indiana. ''Diverse sono le versioni sull'origine di questa bandiera. Una di queste è riconosciuta ad Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) che nel 1961 la usò per aprire la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Un'altra segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell'Arca di Noé e che quindi è un simbolo cristiano a tutti gli effetti. Un'altra ancora spiega che la bandiera arcobaleno è il simbolo della città di Cuzco, capitale dell'impero Incas. Fu scelta, dall'imperatore del tempo, perché in quella vallata ogni volta che pioveva si formavano degli arcobaleni brillantissimi.

Dalla Francia arriva la spiegazione che quel vessillo è il simbolo del movimento delle cooperative francesi creato intorno al 1920. Un'altra viene fatta risalire al 1950, la bandiera fu utilizzata in America come simbolo della pace dalle associazioni pacifiste e nonviolente. Altri dicono che sia stata ''inventata'' dal filosofo Bertrand Russel nel 1956 in Inghilterra''. Non mancano poi i riferimenti al movimento gay - con una lieve variazione nella disposizione dei colori - che ha fatto dell'arcobaleno il suo segno di riconoscimento.

Tuttavia la complessità spirituale che è all'origine del simbolo, il suo intrecciarsi con così numerosi fattori culturali, sociali e politici, ne fanno una ''valida sintesi per rappresentare il sincretismo'' che mischia filosofie orientali, new age, neopentecostalismo; tutto insomma, meno il messaggio cristiano nella sua essenzialità.

''Come mai - si domanda dunque l'agenzia vaticana - uomini di chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace?''

redazione[at]civiltalaica.it

Ma l'Italia è un paese libero?

Mentre ci preoccupiamo tanto delle limitazioni alle libertà personali imposte in paesi come Cuba e Cina, nel nostro paese c'è chi viene condannato per il gravissimo reato di tenere un blog aggiornato.

QUI la notizia

QUI la petizione on line di Censurati.it

 

redazione[at]civiltalaica.it

Nuovi cristiani

Chissà cosa ne pensa J. Ratzinger, il primo avversario della "teologia della liberazione".

dal sito de la repubblica

CASTRO: CHAVEZ ASSICURA "L'HO FATTO DIVENTARE CRISTIANO"

Fidel Castro si e' convertito. Beninteso, non a una fede religiosa ma a quello che Hugo Chavez ha definito "cristianesimo sociale". E' stato lo stesso presidente venezuelano, che ha incontrato spesso il lider maximo cubano, a raccontarlo in un'intervista concessa a una televisione portoghese. "Fidel, l'ho fatto diventare cristiano. Mancava poco che mi dicesse: bene Chavez, sono cristiano nel sociale" Il richiamo al cristianesimo e' stato una stella polare nella carriera politica di Chavez, che lungo questa traiettoria si e' collegato con una peculiarita' del marxismo latinoamericano, quello che fa riferimento al Cristo rivoluzionario, "esempio sublime" secondo il presidente venezuelano, e alla teologia della liberazione.

 

redazione[at]civiltalaica.it

Il concilio ternano è finito, andate in pace.

Come Volevasi Dimostrare.

La kermesse convocata da Mons. Paglia si è esaurita lasciando più o meno tutto come l'aveva trovato.

La passarella di politici che si sono susseguiti dalla mattina del Sabato alla sera della Domenica ha dimostrato quanto conti nella politica di questa città rispondere agli appelli del Vescovo. Che si stia al governo o all'opposizione non fa differenza.

C'erano quelli che, genoflettendosi, lo ringraziavano dell'occasione data per denunciare tutti i mali della città, si sbrigavano ad abbracciare in toto la relazione socio-economica tenuta dal prof. Luca Diotallevi e maledicevano al contempo la cappa sovietica che governa la città.

E poi c'erano quelli che, genoflettendosi, lo ringraziavano dell'occasione data per spiegare quanto bene avevano lavorato in questi anni e condividevano in buona parte la relazione socio-economica di Luca Diotallevi sostenendo che stavano già lavorando nel senso da lui indicato.

Unica, o quasi, eccezione fuori dal coro: il sindaco della città. Paolo Raffaelli si è dimostrato forse il più infastidito dalla “supplenza” di Mons. Paglia che è andato, oggettivamente ed innegabilmente, ad occupare un vuoto lasciato dalla politica: ovvero la mancanza di un dialogo pubblico e diretto con le rappresentanze cittadine.

Da annoverare fra i “non allineati” anche Donatella Massarelli, che già nei giorni precedenti aveva dato una piccata risposta a chi parlava inopportunamente di declino della città.

Fra un politicante e l'altro, tanti gli interventi di coloro che politica di partito non ne fanno, ma che ci tenevano a dire la loro sull'andamento della città.

Da loro si è potuta capire una cosa, alle associazioni vicine alla Chiesa di Mons. Paglia il governo di Terni non piace. Tante le critiche, pochissimi, se non del tutto assenti, gli apprezzamenti.

Negli interventi che si sono susseguiti poco o nulla è stato risparmiato al comune. La decisione di fare una mostra sulla Cina, i soldi dati “ai soliti noti” per i “i soliti festival”, le mostre sugli anni '70 a Palazzo Primavera... e chi più ne' ha più ne' metta.

Poco importava se le “alternative” proposte in questa sede suonavano spesso un po' ridicole (da citare: una mostra sulla ceramica piedilucana che avrebbe dovuto risollevare le sorti della città e la proposta di svendere San Valentino alle grandi catene di distribuzione che ne avrebbero fatto un icona pubblicitaria), fatto sta che secondo l'associazionismo cattolico il comune di Terni, in questi anni, ha sbagliato tutto.

Chissà se poi questa valanga di critiche piovute sul comune, non abbia intenerito il cuore di Mons. Vincenzo Paglia che nelle sue conclusioni non se l'è evidentemente sentita di dare un dolore all'(ex?) amico Paolo Raffaelli.

Effettivamente una conclusione in linea con quanto emerso dal convegno avrebbe dovuto dire più o meno così: “questa città fa schifo, cambiamo la giunta comunale e speriamo che vada meglio”.

Invece sono state conclusioni molto soft all'insegna del cerchiobottismo; impegniamoci tutti di più, prendiamo ad esempio Gerusalemme e non Samaria, diamoci un appuntamento annuale per continuare la discussione... e così via.

Il vescovo sembrava sinceramente preoccupato di non farsi sfuggire di mano la situazione; evidentemente quando noi, cattivoni anticlericali, gli abbiamo ricordato che in questi otto anni ha praticamente gestito la città in collaborazione con il sindaco, non abbiamo detto baggianate.

E infine, domanda da un milione di dollari: ma i giovani dov'erano a questo convegno?

Mosche bianche fra coloro che sono intervenuti (età media sui sessanta o giù di li), nella sala si sono visti solo i rampolli di partito che in giacca e cravatta tenevano a far bella figura supportando il diretto superiore e si disinteressavano del resto.

Per un convegno che guardava al futuro della città, davvero un pessimo segnale.


Alessandro Chiometti


Interviste dal "concilio" di Terni

Un contributo audio dal convegno "responsabili per il futuro"

Federica P.

 

 

Simone G.

 

 

Interviste realizzate nella giornata di Sabato 14 Giugno a Palazzo Gazzoli.

redazione[at]civiltalaica.it

Responsabili per il futuro

Per chi ancora non lo sapesse, la Curia di Terni ha convocato un convegno sul destino della città per sabato e domenica 14 e  15 Giugno. Dato che ci siamo letteralmente autoinvitati a questo convegno e ci hanno concesso di intervenire, pubblico per il lettori del blog, in anteprima come consuetudine, il mio intervento che dovrebbe essere già messo agli atti del suddetto convegno.

Pur ringraziando gli organizzatori dell’incontro per lo spazio che ci hanno messo a disposizione, il mio sarà un intervento molto critico.
So che non è simpatico fare il “bastian contrario”, tuttavia ritengo necessario chel'assemblea qui convocata venga a conoscenza del nostro punto di vista.
Come potete immaginare dal suo stesso nome, L’Associazione Culturale Civiltà Laica ha come suo obiettivo primario quello di difendere la laicità dello Stato, operando prevalentemente su basi culturali.
Cominciamo quindi con il dire che, a mio giudizio, non c’è ingerenza da parte della Curia nel convocare un convegno di tutte le realtà operanti sul territorio per interrogarsi sul destino di questo.
In tal senso il convegno è del tutto legittimo. Come del resto è legittimo per i laici interrogarsi sul futuro di una Chiesa Cattolica che a livello nazionale è ormai politicamente compromessa dato che si è schierata apertamente con una sola parte politica. Ma questi sono altri discorsi che non starò qui a fare oggi.
Dicevo che il convegno promosso dalla Curia locale è del tutto legittimo, tuttavia ciò non può esimerci dal notare che la convocazione di questo convegno avviene in un momento molto particolare della vita della nostra città, ovvero in prossimità di una scadenza elettorale. Coincidenza che porta inevitabilmente ad interrogarsi sulla questione cruciale: questa è una mossa realmente disinteressata o politicamente scorretta?
Viene infatti da chiedersi se il dinamico Mons. Paglia, che è innegabilmente legato in modo molto forte all’attuale governo cittadino, non abbia annusato l’aria che tira in città ravvisando i segnali di un clamoroso, quanto possibile, cambio di maggioranza. E voglia, di conseguenza, adoperarsi per mettere i piedi su due staffe, organizzando questo convegno parlando di una “città in declino” con il vero obiettivo di ingraziarsi la parte politica attualmente all’opposizione.
Spiace farlo notare ma è quanto meno inelegante parlare di “declino” di una città dopo che in questi otto anni si è condiviso, e anche fortemente influenzato, quasi tutte le scelte amministrative della città stessa.
Del resto occorre se non altro intendersi di quale presunto “declino” si vuole parlare.
Se si parla di declino economico, è pressoché inevitabile che Terni navighi in cattive acque, visto che sta pagando sulla propria pelle le scelte industriali che sfruttando la globalizzazione portano la mano d’opera in paesi dove costa molto di meno.
Ritengo che sia quasi inutile convocare un convegno di questo tipo e di questa portata su una questione cosi ampiamente già trattata e sviscerata in molteplici occasioni.
Se invece si parla di declino culturale e sociale, lasciatemi dire che a mio giudizio Terni non può ritenersi in declino. Non starò ad elencare tutte gli eventi che a Terni sono nati e si sono sviluppati nell’ultimo decennio, per dimostrare questa mia affermazione, semplicemente perché non ce n’è il tempo. Ripeto solo che, a mio giudizio, pur rimanendo aperta l’annosa questione dell’Università (in cui comunque rispetto a tempo fa sono stati fatti passi avanti, anche se non sufficienti), non ritengo ne’ giusto ne’ obiettivo definire in declino Terni, culturalmente e socialmente parlando.
Ma è proprio questo che mi porta a fare delle dolorose riflessioni.
Mi è davvero difficile capire come sia possibile che i nostri amministratori non abbiano difeso con forza le loro scelte e il loro operato, di fronte ad una offensiva che dà un giudizio così duro su di loro.
Parliamoci chiaro, fosse stata la parte politica avversa a convocare un convegno su “Terni città in declino” si sarebbero levate voci alte ed arrabbiate in difesa dell’operato delle due giunte Raffaelli.
Invece dato che è stata la Curia a convocarlo si sentono solo mormorii balbettanti a mezza bocca (a parte alcune lodevoli, quanto isolate, eccezioni dell'ultima ora).
Questo ci lascia profondamente perplessi cari amministratori, insomma voi ritenete di aver lavorato bene oppure no? Se la risposta, come penso, è positiva perché non vi difendete con veemenza dalle accuse a voi rivolte?
Insomma, ritenete anche voi che Terni sia una città in declino culturale e sociale?
E permettetemi un ultimo rilievo ancora a voi rivolto, amministratori di questa città.
Sarebbe bene non lasciare alla curia cittadina il compito di organizzare convegni e giornate di lavoro sul futuro della città.
Ma non perché loro non abbiano il diritto di farlo, ce l’hanno, lo ribadisco; ma perché dovreste essere voi i primi a farlo.
Quando questi convegni sono convocati solo da una parte della città (ovvero la Curia, che per sua natura non può rappresentare tutti, non deve rappresentare tutti e non deve essere ritenuta in grado di rappresentare tutti) questi convegni nascono monchi.
Sono difatti state ignorate nell’organizzazione di questo convegno tutta una serie di realtà culturali e sociali che meriterebbero senz’altro di essere qui a dire la loro.
Faccio un esempio che vale per tutti, l’Officina Sociale “La Siviera”, al cui interno c’è anche chi gestisce tutto il mercato equo e solidale a Terni.
E altro dir non voglio.
Ma non è colpa della Curia, ripeto. Sono le amministrazioni civili, laiche e democraticamente elette che hanno il compito di rappresentare tutti e anche quello di cercare di conoscere la realtà della situazione cittadina; magari anche convocando periodicamente giornate di studio e convegni.
Quindi concludendo è agli amministratori della città che Civiltà Laica si rivolge, dicendo: non fatevi rubare il mestiere dagli altri.
Abbiate il coraggio di difendere le vostre scelte, di spiegarle e di combattere per esse.
Altrimenti quando si tornerà a votare non meravigliatevi se la gente non crederà più in voi, quando siete stati voi i primi a rimanere in silenzio mentre qualcuno definiva Terni una città in declino.


Alessandro Chiometti
Presidente Ass. Cult. Civiltà Laica