Referendum antiproibizionista in Svizzera

I cittadini svizzeri  oggi, 30 novembre,  sono chiamati a votare in un referendum popolare per decidere se legalizzare la marijuana nel loro Paese.
L'attuale politica della Confederazione svizzera – rispetto alla quale il referendum di oggi tende di smussarne gli angoli più restrittivi - si basa sule  "4 politiche pilastro", stabilite dal Governo federale nel 1991, prevenzione, trattamento, riduzione del danno, inasprimento legislativo, portarono, per l'eroina, ad una diminuzione delle morti per overdose, riduzione dell'incidenza, riduzione dei crimini correlati, e altro, per la cannabis non ottennero effetto. Ed è anche per questo che in Svizzera il referendum è stato presentato. Ma se Oltralpe il dibattito sulle politiche in materia di droghe si muovono in un'ottica di tendenziale legalizzazione, con effetti positivi  sulla salute pubblica, in Italia gli effetti delle politiche proibizioniste sono sotto gli occhi di tutti. Ecco alcuni dati.In Italia quasi tutte le droghe vengono importate, cocaina ed ecstasy sono le droghe maggiormente consumate al momento presente;  Utilizzando come indicatori indiretti i dati rilevati dalle fonti informative ufficiali, nonché altri indicatori come le percentuali del consumo di droga della popolazione tra i 15 e i 64 anni (nell'ultimo anno),  i numeri dei trattamenti per tossicodipendenze in centri pubblici o privati, i sequestri operati dalle forze dell'ordine, si perviene a stimare che il valore del consumo di droga si aggira intorno all0 0,4% del Pil. (Baldassarini, Istat, in workshop "Illicit drug market, Parlamento europeo, 13 novembre 2008). E' possibile, inoltre, stimate l'ammontare dei consumatori per tipologia di droga.  Si stima in circa 2.400.000 i consumatori totali di cannabis, dei quali circa 380.000 abituali; sommando le 6 sostanze prese in esame, in Italia si determina un dato provvisorio di circa 3,8 milioni di consumatori, corrispondenti al 10% del totale della popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni, dei quali 830.000 abituali. 
Di fronte a questi dati che confermano  che siamo in presenza di un fenomeno diffuso, di massa, in continua crescita, la politica è ferma alla pura repressione che – come si vede – non fa altro che produrre nuovo proibizionismo, nuove sofferenze, nuove prospettive per i giovani: il carcere e le comunità terapeutiche.

Andrea Maori

Sulle conversioni

Volevamo scrivere qualcosa sulla presunta conversione in punto di morte di Antonio Gramsci (che scoop riprendere una notizia già abbondantemente smentita 30 anni fa...) ma come affermano su questo blog legato al sito dell'espresso, aveva già scritto tutto Michele Serra nel 2005!

Dopo Rutelli, Bertinotti e Fassino anche altri politici e intellettuali, soprattutto se di sinistra, hanno voluto fornire ragguagli sul loro percorso religioso.

La Chiesa ratzingeriana ha fatto sapere, infatti, che anche i curricula più scalcinati o difettosi saranno presi in considerazione: «In questi tempi di secolarizzazione», fa sapere un’autorevole fonte di Oltretevere, «non è che possiamo stare tanto a fare gli schizzinosi. Anche un anziano libertino terrorizzato dalla prima visita alla prostata, per noi è grasso che cola. Non parliamo, poi, di un comunista divorziato, bigamo, puttaniere e bisessuale che confessi di apprezzare il Beato Angelico: quello, lo facciamo perlomeno vescovo».

Ma vediamo quali sono i casi che fanno più discutere.

Norberto Bobbio. Fu uno dei padri nobili del pensiero razionalista e laico. Ma un vicino di casa sostiene che nelle ultime settimane di vita, a causa dell’età molto avanzata, se ne era dimenticato. E questo, secondo un editoriale dell’”Avvenire”, è il segno inoppugnabile di una clamorosa conversione.

Portuali di Livorno. L’intera categoria, per decenni simbolo della classe operaia di orientamento marxista, è seguita con molto interesse dagli uomini di Chiesa più sensibili al sociale. Pare infatti che le loro bestemmie, così articolate che nei documenti sindacali arrivano a superare la mezza cartella dattiloscritta, siano considerate da alcuni studiosi cattolici «segno di una non comune attenzione alla divinità, considerata un interlocutore insostituibile».

Gabibbo. Esisterebbe un fitto carteggio tra il popolarissimo conduttore tv e il cardinal Ruini. In esso, il Gabibbo lascerebbe intendere di avere intrapreso da anni un faticoso avvicinamento alla Chiesa, nonostante il suo accesso alle funzioni religiose sia spesso osteggiato da parroci poco sensibili, spaventati dalla gigantesca bocca del pupazzo quando si presenta per ricevere l’eucaristia. Sgradevole anche la frequenza con la quale il Gabibbo rovescia inavvertitamente le candele accese, gridando «belìn» quando l’ingombrante costume prende fuoco. Il caso è allo studio del Sinodo. A favore del popolare conduttore il suo status di pupazzo, che garantisce la verginità sessuale. Contro, la bolla di Sisto IV nella quale si negava che i pupazzi avessero l’anima, pur riconoscendo loro il diritto di versare l’obolo annuale alla parrocchia.

Marta Marzotto. La musa di Guttuso (convertitosi sul letto di morte), per non essere da meno, sta preparando un colpo di scena all’altezza. Nel 2056 la contessa accoglierà il vescovo di Cortina, monsignor Skilift, nella sua villa, sdraiata su un triclinio di broccato, e riceverà i sacramenti a patto che monsignore accetti, subito dopo, di fare il quarto a canasta.

Riccardo Schicchi. Il re del porno all’italiana, nonostante una tesi di laurea su “La Maddalena e le posizioni sessuali nella Galilea del primo secolo”, non ha il benché minimo interesse per la religione. Ma ha scoperto che, con la nuova Finanziaria, le fondazioni cattoliche sono esenti da Ici anche qualora gestiscano alberghi e ristoranti. Ha dunque trasformato la sua factory a luci rosse in ordine monastico, con il nome di “Convitto delle Consorelle dell’Amore Inesausto”. Il suo esempio è contagioso: per non pagare l’Ici stanno mutando ragione sociale, definendosi fondazioni cattoliche, anche tabarin, case chiuse, bische clandestine e sale di bingo.

Margherita Hack
. È forse l’unica persona, in Italia, che osi professarsi atea. Ultimamente gira anche con una t-shirt con la scritta “Sono atea”, e per sicurezza scrive ogni settimana al cardinal Ruini per confermargli di essere sempre più atea, di detestare i preti e di avere una gran voglia di mettergli le mani addosso. Ma è proprio questa cristallina insistenza ad aver suggerito ai vescovi italiani un documento nel quale si sostiene che «la grande forza d’animo e la coerenza intellettuale della signora Hack fanno del suo ateismo una forma originale e ammirevole di fede. Dunque, anche lei è dei nostri».

Quando un papa e un liberale neoguelfo s'incontrano…

A poco a poco i nodi stanno venendo al pettine.

Questo pontefice, che di fatto è espressione di uno schietto orientamento anticonciliare, non perde occasione per rimarcare il suo segno dottrinario fondamentalista, tridentino. Ovvio che si sia mostrato freddo alla proiezione della sintesi dello sceneggiato televisivo «Paolo VI, il papa nella tempesta», prodotto da RaiFiction e dalla Lux Vide in occasione del trentesimo anniversario della morte di Giovanni Battista Montini (1897 - 1978), salito al soglio di San Pietro nel 1963, cioè in pieno Concilio Vaticano II (si svolse dal 1962 al 1965).

Montini fu un pontefice tormentato. Non riuscì ad essere all'altezza di Giovanni XXIII e ad osservare fino in fondo l'intenzione del predecessore di "aprire le finestre per far entrare aria nuova nella Chiesa". Tuttavia, messa a confronto con quella di Ratzinger, la sua figura assume quasi uno spessore rivoluzionario.

Intervenendo sul Corriere della Sera a proposito dell'ultimo libro di Marcello Pera  (Perché dobbiamo dirci cristiani, titolo che di per sé, con quel dobbiamo, è tutto un programma ), Benedetto XVI non ha avuto alcuna remora ad affermare che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre sarebbe auspicabile un dialogo fra culture che sottendono un'opzione religiosa di fondo. Non un dialogo teologico, quindi, dato che non si può mettere tra parentesi le ragioni della propria fede, ma un confronto a livello culturale e sulle conseguenze delle decisioni ispirate dalla fede.

Chiaro no?

Chi trovava eccessivo il nostro slogan “No taliban, no vatican”, adesso è servito. Non potrà che ricredersi.

Quanto al libro di Pera, “liberale” in salsetta neoguelfa, preferiamo, tanto per restare in ambito italiano, Perché non possiamo essere cristiani(e meno che mai cattolici) di Piergiorgio Odifreddi (Longanesi, 2007) e consigliamo caldamente Gesù lava più bianco ovvero come la Chiesa inventò il marketing di Bruno Ballardini (Minimum fax, 2000).

Se, poi, si vuole invece andare sul classico, con l'andar del tempo non perde affatto smalto Perché non sono cristiano di Bertrand Russell. Tra i vari motivi addotti dal filosofo inglese ce n'è uno in particolare: “Il cristianesimo, così com'è organizzato, è stato ed è tuttora il più grande nemico del progresso morale del mondo”.

Francesco Pullia

Dagli all'untore!

Mi ero illuso che la sentenza della cassazione potesse mettere un freno all’inciviltà degli integralisti religiosi nel nostro paese.

Insomma, ritenevo che il parere definitivo del nostro sistema giudiziario, come dovrebbe essere in un paese civile, fosse un punto di riferimento per tutti per stabilire non cosa è giusto ma cosa è consentito dai nostri ordinamenti giuridici.

In questo senso le sentenze emesse sono chiare, in Italia è vietata l’eutanasia ma è possibile rifiutare le cure. Semplice e lineare.

Il giorno dopo la sentenza definitiva della cassazione la macchina catto-integralista si è attivata immediatamente mostrando che in tutta questa vicenda, nonostante i numerosi atteggiamenti di dubbio gusto già messi in mostra nei sedici anni precedenti, non aveva ancora mostrato il peggio di se.

Si è cominciato con il rifiuto della sentenza della cassazione e il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo presentato da trentaquattro associazioni “per la vita” (quale vita? Quella che dicono loro ovviamente). Ricorso di cui già è stata cassata, dalla Corte, la pretesa di urgenza (buon segno).

I catto-integralisti hanno poi, con supremo sprezzo del buon gusto, cominciato a far circolare e-mail e appelli con il seguente titolo (cito le testuali parole): “ ELUANA CONDANNATA A MORTE: L’ESECUZIONE SIA PUBBLICA, CON TESTIMONI E VIDEO”. Roba che dovrebbe disgustare per primi i cattolici, che vengono inevitabilmente accomunati con gente di questo stampo. E invece, i cattolici integralisti (ma comincio a stancarmi di dover fare distinzioni, se tenete al buon nome della vostra fede dissociatevi pubblicamente da questi fanatici e costringeteli a non abitare nella vostra stessa “casa”) della ben nota attivissima associazione “Scienza & Vita” (Scienza: non pervenuta, Vita: la solita, a loro uso e consumo personale) ne vanno fieri di questo bell’esempio di inciviltà.

Poi ci ha pensato mamma RAI ad attaccare il povero Beppino Englaro, non esplicitamente certo, ma presentando una fiction (ah, la casualità dell'ottima tempistica, che c'entri la divina provvidenza?) ispirata a un fatto realmente accaduto, ovvero un bambino che si risveglia dal coma (dopo soli quaranta giorni e non certo in Stato Vegetativo Permanente, ma si sa per gli integralisti cattolici questi son dettagli ininfluenti), sul TG1 delle 20.00 di Domenica 15 Novembre, con un'intervista alla vera madre di questo bambino durante la quale fa allusioni pesanti riferendosi a chi non ha la forza di andare avanti in queste situazioni.

Poi è stato il turno del Dott. Cuccurullo, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che parlando a titolo personale (sia chiaro), è andato contro ogni codice deontologico e convenzione medica dichiarando che quello di Eluana è un caso di eutanasia. Notizia riportata dai mass media cercando di far passare questo parere personale come la posizione ufficiale del CSS.

E oggi, come se non bastasse, anche “La Repubblica”, quotidiano che ospita prestigiose firme laiche, pensa bene di sanare lo spazio concesso finora a quest’ultime con un commovente servizio giornalistico sul caso della sig.ra Fernanda che da 47 anni cura con amore struggente il figlio Giorgio, colpito dall’encefalopatia all’età di sei mesi (vedere pagina 17 del quotidiano in edicola oggi, Venerdi 21 Novembre, ripreso anche dal sito internet dello stesso quotidiano). Articolo comparso a tutta pagina, sotto la notizia dell’apertura da parte della Corte Europea di un fascicolo su Eluana, quindi evidentemente pubblicato per paragonare i due diversi comportamenti dei genitori.

Pleonastico, ma necessario, dire che lo sfortunato Giorgio è in una condizione completamente differente da quella di Eluana, basta ricordare che non è ne’ alimentato ne’ idratato artificialmente. Altrettanto pleonastico sottolineare come l’articolo fa confusione sui termini medici, Giorgio viene definito in “stato vegetativo” da 47 anni, poi si pubblicano foto in cui guida un automobilina e dalla stessa intervista si capisce che gioca attivamente... evidentemente non è un caso di Stato Vegetativo.

Viene da chiedersi chi è che ha avuto la bella pensata di paragonare i due casi... ma non hanno un consulente medico a “La Repubblica”? Forse l’hanno perso con i recenti tagli all’editoria di Tremonti? Bell’esempio di giornalismo spazzatura sul più diffuso quotidiano nazionale, complimenti.

Ma è ancora niente, la sig.ra Fernanda conclude l’articolo del giornalista Mauro Rancati con queste belle parole per commentare i casi di Welby ed Eluana: “Per me hanno tutti diritto di vivere così come sono, non vanno mai sospese le cure, se no è come se li ammazzassero”.

Ora, dato che la sig.ra Fernanda (per colpa di un giornalismo spazzatura certo) si è sentita in diritto di emettere il suo giudizio morale sul Beppino Englaro e i parenti di Welby, la domanda sorge spontanea: quante volte, cara signora, è stata importunata da laicisti che volevano convincerla a far smettere di soffrire il suo amato figlio Giorgio?

Posso azzardare la risposta? Mai, ovviamente. Noi laicisti, in genere, non ci permettiamo di dare giudizi sulla moralità e l'etica altrui.

Invece a lei chi glie l'ha dato il diritto di giudicare moralmente chi ha il solo torto di avere una concezione della vita diversa dalla sua?

Non me ne voglia signora, so che lei non ha colpe ed è stata strumentalizzata da fanatici religiosi che non hanno rispetto per niente se non per i loro dogmi medievali e che, a quanto sembra, sono presenti anche nel prestigioso quotidiano fondato da un laico doc come Eugenio Scalfari. Ma il clima che questi fanatici stanno creando attorno a Beppino Englaro è così disgustoso che non si può assistere senza reagire.

Già Beppino Englaro, che ancora una volta da lezioni di stile, scegliendo la via del silenzio ora che il suo caso resta, comunque, giuridicamente concluso.

Ma noi, non dobbiamo restare in silenzio, non dobbiamo permettere che i fanatici integralisti brucino il povero Beppino sul rogo mediatico (nell’attesa di poter riaccendere quelli veri, ovvio).

L’unica vera notizia, come al solito sapientemente occultata dai mass media, è che tutti i sondaggi danno una realtà italiana completamente diversa da quella che vorrebbero i fanatici religiosi. L’ultimo sondaggio presentato è quello di Mannheimer, che ha gelato Bruno Vespa in diretta (dopo mezzanotte sia ben chiaro) costringendolo a cambiare in fretta e furia argomento. Pensate: ben il 65% degli italiani vorrebbe che sia resa legale l’eutanasia! Le percentuali scendono per il testamento biologico (al 59%, sempre in salda maggioranza) ma solo perché sono di meno le persone che sanno di cosa si tratta.

Ma al solito, i sondaggi vengono diffusi in modo ampio solo se fanno comodo a qualcuno...


Alessandro Chiometti

Pedofilia: i soliti tre o quattro casi...

... in tutta la chiesa cattolica, secondo Mons. Fisichella in una nota puntata di annozero.

dal Corriere di Aversa e Giuliano

Pedofilia, don Marco Cerullo condannato: 
6 anni e 8 mesi

E’ stato condannato a 6 anni 8 mesi don Marco Cerullo, il sacerdote di Villa Literno arrestato nel dicembre del 2007 con l’accusa di aver compiuto abusi sessuali ai danni di un ragazzino di 12 anni. Una pena che è andata oltre la richiesta del Pm di condannarlo a 5 anni. Il verdetto di primo grado è stato emesso dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Chiaromonte, che ha disposto anche una provvisionale di 50mila euro, immediatamente esecutiva a carico del sacerdote. Cerullo, che ha chiesto il giudizio abbreviato, all’epoca dei fatti esercitava come vice parroco, nella chiesa del Santissimo Salvatore a Casal di Principe, e secondo fonti inquirenti fu sorpreso dai carabinieri in flagranza di reato. Un fatto grave che ha scosso le comunità di Casale e Villa Literno, ma sul quale la Diocesi di Aversa non ha mai voluto prendere posizione, chissà se lo farà adesso.
 
L’arresto
Il sacerdote fu arrestato in una zona di campagna tra Casal di Principe e Villa Literno, ad ammanettarlo furono i carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Casal di Principe: i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si sono avvicinati è secondo le accuse, contestate dal Pm Ricci, e secondo la tesi accusatoria notarono che il parroco stava costringendo il ragazzino a subire un atto orale. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tanto di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre è diventata impercorribile.
 
Il ragazzino
Don Marco Cerullo, difeso dall’avvocato Carmine Uccisero, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, poi essendo dello stesso comune di residenza del ragazzino era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento. A tutela degli interessi del ragazzino: la madre ha nominato l’avvocato Costantino Puocci, mentre il padre ha dato mandato di essere tutelato in sede dagli avvocati Sergio Cavaliere e Giacomo Cassandra.
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Il perchè di un libro
 Se, alla fine, ho comunque accettato l’invito (di sottoporsi alla lunga intervista di Corrado Augias che costituisce “Inchiesta sul Cristianesimo” ndr), l’ho fatto per una sola fondamentale ragione. Chiunque svolga in università il mestiere di insegnante di storia religiosa credo concordi nel giudizio sulla pressoché totale impreparazione con cui arrivano nelle nostre aule gli studenti. [...]nessuno infatti, nell’anteriore formazione di questi studenti, ha loro insegnato, pur soltanto in una delle sue manifestazioni, la storia religiosa. [...] Questo accade per una grave e non più tollerabile anomalia del nostro sistema scolastico, in cui – in virtù degli accordi che regolano i rapporti fra Repubblica Italiana e Santa Sede – l’insegnamento della religione, denominato “insegnamento della religione cattolica”, viene dismesso dallo Stato e appaltato alla Chiesa Cattolica Romana in tutte le scuole di ordine e grado, a eccezione dell’università.

[...] l’insegnamento della religione cattolica si configura come l’estensione in ambito scolastico della catechesi di quella Chiesa, garantita, al pari di ogni altra forma di fede religiosa, dall’art.19 della Costituzione stessa.

Qui sta il punto: ovviamente, se nessuno contesta questo diritto costituzionale, ciò che appare del tutto indebito è che la catechesi confessionale si sostituisca all’insegnamento pubblico, poiché la prima deve conformarsi a un sistema teologico (il dogma), l’altro è, come sancito dalla Carta fondamentale, assolutamente libero. Che non si tratti di sottigliezze lessicali possiamo constatarlo con un esempio: di fronte alle attestazioni evangeliche secondo cui Gesù aveva quattro fratelli e alcune sorelle (Marco 6,3, Matteo 12,46, Giovanni 7,3, Atti 1,14), il docente di religione può, in buona e formata coscienza, farsi persuaso che si tratti di veri e propri fratelli e sorelle, ma non potrà mai insegnarlo, pena la revoca dell’incarico per difformità dalla dottrina ufficiale della chiesa.

[...] C’è in quest’abnorme situazione, un ulteriore elemento di contraddizione. In quasi tutte le università italiane sono attivate le discipline dell’area storico-religiosa, ambito che proprio in Italia ha conosciuto una fioritura di prestigio assoluto, [...]. Eppure, questo prezioso patrimonio di conoscenze, trasmesso ad intere generazioni di allievi, rimane, recluso nelle aule universitarie, sterile e infecondo, poiché nessun laureato in tali materie può andare liberamente a insegnare ciò per cui è stato formato, con uno spreco inammissibile di risorse umane, culturali, scientifiche ed economiche.

[...] “Presto o tardi” scriveva agli inizi del Novecento Salomon Reinach a Salvatore Minocchi “la storia delle religioni si insegnerà nelle scuole secondarie, accanto alla storia, alla filosofia, alle scienze. Non vi si insegneranno né la fede né lo scetticismo, ma fatti certi; vi si insegnerà soprattutto agli scolari a riflettere sopra così gravi questioni, e a concedere a esse tutta l’attenzione, dirò meglio, tutto il rispetto che meritano. Invece di dire ‘io credo’, oppure ‘non credo’, essi potranno dire in certo modo ‘io so’”.


Remo Cacitti

(“Inchiesta sul Cristianesimo – come si costruisce una religione” Ed. Mondadori 2008)

I barlumi di luce sono contagiosi

come da titolo... sempre dal corriere della sera

Il convento vuole il testamento biologico «Non si può vivere come vegetali»

Suor Ildefonsa: ho visto tanta sofferenza, aspetto il permesso insieme con tre sorelle

GENOVA - Suor Ildefonsa ha settantaquattro anni, ha preso il velo a diciassette e da allora non ha mai smesso di dedicarsi agli altri, ai più sfortunati: per venticinque anni si è presa cura dei ricoverati del Don Orione, è vissuta a contatto della sofferenza più profonda. Ieri suor Ildefonsa, per tutti suor Ilda, ha ricevuto a Genova un premio come «donna fuori dal coro», e ha mantenuto fede al suo carattere. «Ho chiesto ai miei superiori — rivela — di poter fare il testamento biologico. È stata una richiesta verbale, non l'ho messo per scritto, sono in attesa». Rispetta l'obbedienza suor Ilda, e con serenità ripete «sono dentro alla Chiesa», ma con umiltà ha posto un problema: «Non voglio essere ridotta come un vegetale. Se questo fosse il mio destino vorrei che mi lasciassero andare via in pace, ho letto che anche Papa Giovanni Paolo II avrebbe detto, arrivato il suo momento, "lasciatemi andare"». «Questa richiesta non mi risulta », ha detto brevemente ieri sera il cardinale di Genova Angelo Bagnasco, «in ogni caso — ha aggiunto riferendosi al testamento biologico e al caso di Eluana Englaro di cui aveva appena parlato per ribadire le posizioni della Chiesa — non credo che si tratterebbe di una richiesta in questa prospettiva». Suor Ilda non è la sola, nel suo ordine, ad aver riflettuto sulla fine della vita e a voler mettere per scritto le proprie volontà: «Siamo in quattro sorelle. Chiediamo se possiamo fare il testamento biologico per respingere ogni accanimento terapeutico». La decisione, come ha raccontato ieri Il Secolo XIX, è di poco tempo fa: «È successo questo — racconta suor Ilda —. Una sorella è stata male e si è accasciata a terra nel cortile, aveva avuto un ictus. È arrivata l'ambulanza ed è stata intubata subito, sul posto, e poi ricoverata al Galliera».

L'ospedale Galliera di Genova è di una Fondazione presieduta per statuto dal vescovo della città, oggi monsignor Bagnasco. «La sorella è rimasta intubata, attaccata alle macchine quasi tre mesi», continua suor Ilda, «e io ho sofferto tanto vedendola in quello stato. Poi una notte mi hanno chiamato, aveva un febbrone ed è finita. Io ho pensato: non voglio essere attaccata alle macchine, non voglio che la fine sia così. Perché prolungare la sofferenza per sé e per gli altri?». Ha visto tante sofferenze, suor Ilda, ha accompagnato molte persone nell'ultimo viaggio, e parla con grande sincerità: «Ho perso da poco il mio unico fratello. L'ho assistito in ospedale e insieme abbiamo detto tante volte il rosario. Soffriva e mi confidava: sono stanco, basta. Ho pregato perché il Signore aprisse le sue braccia e lo accogliesse a sé. Si dice che gli ultimi giorni di sofferenza possono avvicinare a Dio ed essere una benedizione, ma io non so se portano veramente alla salvezza o alla dannazione. Anche la scienza, la medicina, possono sbagliare. È meglio che la Provvidenza faccia il suo corso ». Questa piccola suora dal carattere intrepido ha fiducia nella Chiesa: «È in cammino, come tutti noi, nel buio e con sprazzi di luce: ma la luce arriva sempre. C'è bisogno di tempo. Sono stata fra le prime a fare atto notarile per poter donare gli organi, ora, per il testamento biologico aspetterò ». Suor Ildefonsa, vuole chiarire il suo pensiero: «Io credo fermamente nella vita. Fin dal primo istante del concepimento. Ho accudito al Don Orione bambini senza alcuna facoltà mentale, senza arti, a volte qualche visitatore diceva: ma a chi serve una vita così? Io rispondevo: serve a te, perché tu ti possa chiedere che cosa sai fare per loro».

redazione[at]civiltalaica.it
Un barlume di luce...

Un barlume di luce e di buon senso nel mondo cattolico....

Dal sito del Corriere della Sera

«Non è omicidio né eutanasia. Vorrei che la Chiesa si esprimesse con più prudenza»

ROMA — «Quando ci sarà il testamento biologico io disporrò di essere mantenuto in vita finché possibile, perché anche un filo d'erba rende lode al Creatore. Ma non posso volerlo per altri e sono convinto che nel caso di Eluana l'interruzione del trattamento non sia omicidio né eutanasia. Vorrei che le autorità della Chiesa cattolica — alla quale appartengo — si esprimessero con prudenza in una materia che è nuova e ricca di zone grigie»: è l'opinione del teologo Vito Mancuso che insegna all'università San Raffaele di Milano.

Professore perché non si tratterrebbe di eutanasia?

«Non è eutanasia attiva, in quanto non ci sarà un farmaco che provocherà la morte. Ma neanche passiva: se l'alimentazione tramite sondino non è "terapia", non è cioè assimilabile a un farmaco, la sua cessazione non può essere detta eutanasia passiva».

Che cos'è allora? Un abbandono alla morte per fame e sete?

«È l'interruzione di un trattamento di rianimazione risultato inefficace, deliberata in conformità a un orientamento espresso a voce dall'interessata in anni precedenti l'incidente».

Possiamo giurare su una battuta detta in famiglia, non attestata per iscritto?

«Purtroppo no, non possiamo tirarne una conclusione sicura. Ma quelle parole di Eluana sono tutto ciò di cui disponiamo per cogliere la sua intenzione e possiamo fare credito ai genitori che le attestano — e che tanto l'amano — e ai magistrati che hanno vagliato la loro attestazione».

Lei è favorevole al testamento biologico?

«Lo vedo come uno strumento di libertà di fronte allo sviluppo delle tecnologie mediche».

Ma la vita non è un valore indisponibile?

«Concordo sull'indisponibilità della vita, ma reputo che vada rispettata la libertà di chi rifiuta per sé un trattamento che lo mantiene in una condizione di vita che egli reputa non-vita. La vita si dice in tanti modi. Il principio primo non è quello della vita fisica da protrarre il più a lungo ma è quello della dignità della vita e questa si compie nella libertà personale».

Con il testamento biologico uno dovrebbe poter scegliere di non essere alimentato se venisse a trovarsi in stato vegetativo?

«Ritengo che vi debba essere questa possibilità. Per me non la sceglierei, ma non sono sicuro riguardo a ciò che vorrei per i miei figli: c'è sempre divario nell'accettazione della propria sofferenza e di quella dei figli».

Lei contraddice alcune affermazioni dell'arcivescovo Fisichella e del cardinale Bagnasco: che la Corte apra all'eutanasia e che l'alimentazione sia sempre dovuta...

«Auspico una maggiore saggezza nella parola degli uomini di Chiesa. Come si può tenere per certo che l'alimentazione tramite sondino non sia una terapia se gran parte della scienza medica la considera tale? E perché definire eutanasia qualcosa che formalmente non lo è? Non sarà alzando il tono della voce che si difende la vita».

Luigi Accattoli

redazione[at]civiltalaica.it

Il Papa di Hitler

Viviamo decisamente in tempi oscurantisti: false informazioni, censure, revisionismi, interpretazioni ipocrite e mistificatorie della realtà presente e passata.

Non poteva mancare l'ennesima truffa storica, consistente nel programma ratzingeriano di glorificare un personaggio come Pio XII, tentando così di esorcizzare una delle pagine più ambigue della storia della Chiesa.

Per rispondere a questo ennesimo negazionismo storico da parte vaticana, il sito www.cristianesimo.it ha pubblicato un incredibile archivio fotografico che, al di là delle parole, dimostra in modo inequivocabile quanto fossero stretti e cordiali i rapporti fra vescovi e gerarchi nazisti.

Basta osservare le foto per capire chiaramente che ciò non avveniva solo per motivi diplomatici, ma per una evidente entusiastica adesione dei vescovi al movimento hitleriano. Non risulta che Pio XII abbia criticato questi comportamenti, ciò equivale quantomeno ad avallarli, se non a condividerli.

Visitando questa mostra fotografica virtuale, non mancheranno le sorprese!

Luigi M. Nicolai

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E che la tua fatica non sia vana
La sentenza della Cassazione sembra aver posto fine alla lunga vicenda giudiziaria di Eluana e Beppino Englaro.

Ci sono voluti quasi vent'anni di lungaggini burocratiche e giuridiche ma finalmente nel nostro paese sembra essere riconosciuto il diritto di rifiutare le cure mediche. Qualunque tipo di cure.

Cosa stabiliscono le sentenze che hanno assolto Mario Riccio (il medico che ha fatto la volontà di Piergiorgio Welby) e di Eluana Englaro?

Semplicemente, la prima, quella di Mario Riccio, stabilisce che il rifiuto di una cura è un diritto costituzionalmente garantito (Art. 32 della costituzione italiana) e il medico che “stacca la spina” a un malato che l'ha esplicitamente richiesto non commette alcun reato.

La seconda stabilisce che la richiesta di veder rispettato questo diritto può essere esercitata anche dal tutore legale del malato che non è in grado di esprimersi ma che, IN PRECEDENZA, aveva testimoniato le sue volontà.

Questo smentisce tutti i saccenti sapientoni di diritto penale che nei mesi scorsi avevano minacciato di risvolti legali pesantissimi i familiari di Eluana che si fossero azzardati a mettere in atto la già esecutiva sentenza della Corte d'Appello di Milano. Non solo, smentisce anche coloro che ancora oggi continuano a sparlare (strillando) di eutanasia mostrando la loro profonda ignoranza dell'argomento, continuando, di proposito a far confusione sui termini; coniandone di nuovi (come ad esempio l'abuso del termine “eutanasia passiva”, termine che di per se non vuol dire niente, visto che si deve parlare più correttamente di “sospensione delle cure”), storpiandone altri (opportuno qui ricordare gli infausti “assassinio”, “omicidio”, “pena di morte”, fino ad arrivare al classico “nazista”) e preoccupandosi sempre di far finire la discussione nel vicolo cieco “pro o contro l'eutanasia?”, tirando in ballo la sacralità della vita (che come ricorda Umberto Veronesi su “la repubblica” semmai è valida solo per i credenti) e minacciando l'inferno a chi osa contraddire i loro dogmi morali.

Niente di nuovo, tutto già visto.

Come già viste sono le reazioni isteriche dei catto-talebani di turno che oggi arrivano addirittura a chiedere al governo un Decreto Legge che “salvi la vita ad Eluana” in attesa di una legge che regoli il Testamento Biologico.

Ovviamente dimenticano di ricordare nelle loro arringhe così accorate di essere stati quelli che per trent'anni hanno bloccato ogni possibile discussione parlamentare di questa legge.

“Non ti curar di loro ma guarda e passa” verrebbe da dire al povero Beppino Englaro che in questi vent'anni ha portato un fardello enorme sulle sue spalle e con la sua perseveranza ha costretto il sistema giudiziario italiano a riconoscere il diritto di sua figlia di non essere torturata con cure indesiderate.

Anche se è incosciente.

Anche se questo significa morire.

Beppino Englaro ha rifiutato tutte le scorciatoie possibili e si è fatto carico di rendere il nostro paese un po' più rispettoso dei diritti civili, umani e soprattutto costituzionali.

Spero solo che questo suo sforzo non sia annullato da un Parlamento prono al vaticano che potrebbe promulgare una legge palesemente incostituzionale sul Testamento Biologico o “Disposizioni di fine vita” che dir si voglia.

Di questo dobbiamo preoccuparci adesso, cominciamo a far pressione sulle istituzioni competenti perché non facciano baggianate. Dimostriamo di saper far sentire la nostra voce, che gli altri, i clericalisti, per esercitare la loro influenza non si sono preoccupati neanche di rispettare il silenzio precedente alla sentenza della Corte di Cassazione. Dimostrando assoluta mancanza di rispetto per le istituzioni, per i familiari di Eluana, per Eluana stessa.

E poi pretendono di parlare di coscienza.


Alessandro Chiometti