Ora basta ridere

Va bene, prendiamoli sul serio, visto che ci tengono tanto.

Mons. Bagnasco si è arrabbiato sul serio per le reazioni ironiche che ci sono state alle esilaranti parole di Benedetto XVI sull'AIDS e i preservativi. Come riporta fedelmente “l'occidentale”:

...il cardinale Angelo Bagnasco ha difeso pubblicamente Benedetto XVI affermando che “la polemica pretestuosa sul preservativo ha superato il limite e non ci si è limitati a un libero dissenso, ma si è arrivati a un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici. L'irrisione e la volgarità tuttavia non potranno far mai parte del linguaggio civile, e fatalmente ricadono su chi li pratica”.

Ovviamente il Monsignore non se ne rende conto, ma dovrebbe solo ringraziare il suo dio se la maggiorparte delle critiche gli è piovuta addosso in forma ironica e irrisoria. È evidente che verso questi vecchi che vivono fuori dal mondo in palazzi dorati seguendo, o millantando di seguire, i loro precetti religiosi, hanno tutti un occhio di riguardo. Così quasi nessuno ha voluto commentare seriamente le parole di Ratzinger, la magiorparte dei commentatori mondiali si è limitata a qualche battutina ironica. Ma è proprio questo che ha dato fastidio a Bagnasco, l'ironia... e allora ha preteso un atteggiamento più rispettoso nei confronti del Santo Padre.

Il Lancet lo ha subito accontentato, senza un filo di ironia ha accusato Joseph Ratzinger di distorcere a suo uso e consumo la scienza causando danni impoderabili alle nazioni in via di sviluppo. In sintesi ha dato al pontefice dell'ignorante nell'ipotesi buonista, del mistificatore in malafede in quella più cattiva.

Effettivamente non c'è niente da ridere. Le parole di Ratzinger promulgate nel nostro paese a reti unificate costituiscono un vero e proprio pericolo sociale. È paragonabile ad invitare la gente ad ubriacarsi prima di mettersi alla guida, o di giocare alla roulette russa per vincere soldi.

Il bello è che questo avviene in un paese che ancora censura i film per scene omosessuali . Cosa fa più danni? Brokeback mountain in prima serata o Benedetto XVI che promuove la diffusione del 'AIDS a tg unificati?


Alessandro Chiometti

Padre Maronno
Da "mai dire grande fratello"...

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Requiem

Nel 2005 la propaganda mediatica cattolica suonò tutte le sue trombe per propagandare il film “The Exorcism of Emily Rose”, una boiata diretta malissimo e interpretata peggio che senza la pubblicità crociata sarebbe stato archiviato nel calderone dei tanti film horror di serie Z che vengono prodotti in USA. Il film aveva invece la pretesa di essere una ricostruzione fedele dei fatti avvenuti in un caso di esorcismo, per avere una pallida idea di quanto questo invece sia stato lontano dalla realtà basta leggere la recensione targata “Civiltà Laica” di allora.

Ovviamente di questo altro film (Requiem, Germania 2006, di Hans-Christian Schmidt) ispirato allo stesso caso, tutto si è fatto meno che parlarne.

A differenza della cialtroneria statunitense pompata dai mass media, in questo caso abbiamo una ricostruzione abbastanza onesta dei fatti, che si guarda bene dal dare giudizi sui comportamenti dei singoli individui, e pone l'accento sulle difficoltà di interpretare e soprattutto di affrontare turbe psichiche in una giovane ragazza adolescente.

Il caso in questione, ovviamente, è sempre quello di Annaliese Michel, sventurata giovane tedesca che soffriva di attacchi epilettici e invece ritenuta dai genitori e da qualche prete fanatico posseduta dal demonio. Anzi per la verità stando a quando dichiarato dagli stregoni cattolici in tribunale i demoni erano quattro: Giuda Iscariota, Nerone, Caino e Adolf Hitler... che c'è? Vi viene da ridere? Prima di farlo pensate che la povera Annaliese è morta di fame e sete nella sua camera da letto dove gli sono stati praticati un numero imprecisato di esorcismi (un numero che a seconda delle fonti varia da dodici a settantasette).

Ma quando è avvenuto tutto questo? Nel 1700? Nel 1800? No, nel “vicinissimo” 1976, sette anni dopo che l'uomo è sceso sulla Luna nella civilissima Europa c'era qualcuno che lasciava morire una ragazza di fame e di sete per praticare i barbari riti della sua superstizione.

Tornando al film, non pensate che sia un film di denuncia anticlericale, anzi. Semplicemente racconta le cose in modo onesto, lasciando spazio alle singole convinzioni dello spettatore. Di certo ci sarà ancora qualcuno (basta ascoltare i sermoni di padre Fanzaga su Radio Maria per convincersi di questo) che ritiene corretta la scelta di far curare una ragazza con turbe psichiche con esorcismi invece che con cure mediche.

Curiosità.

Anche in questo caso la ragazza non viene chiamata con il suo nome e cognome reale ma si usa uno pseudonimo. All'inizio della pellicola c'è un'avvertenza che dice che seppur il film è ispirato a una storia vera, le situazioni sono frutto di immaginazione. Un'accortezza che fa veramente sorridere pensando alla spavalderia e all'arroganza dei produttori di “Emily Rose”.

In rete si trovano molte delle foto e delle registrazioni che gli stregoni cattolici hanno fatto durante i loro riti tribali, non è un bello spettacolo, ma è un ottimo modo per constatare fino a dove si può spingere la follia e la superstizione umana.

La tomba di Annaliese Michel è costantemente meta di pellegrinaggio e il fanatismo non l'ha lasciata in pace neanche dopo morta, i genitori infatti fecero riesumare il cadavere perché una suora carmelitana gli scrisse dicendo di aver avuto una visione in cui il corpo della loro figlia era intatto (noto segno di santità). Al corpo (che i genitori hanno fatto subito riseppellire vicino alla casa) non è stata fatta neanche una foto.

J. Mnemonic

Cronache di Talebania
 [dall'Enciclopedia Galattica, ed. Asimov, anno 980 dell'era post-imperiale]

Talebania, anno del (l'unto del) Signore 2009.

Si alternavano in quei grotteschi giorni il ridicolo e il drammatico, le farse e le tragedie, con un ritmo forsennato che non è possibile rendere nel resoconto scritto.

Un giorno il Benedetto Deus Ex Machina dei talebani sfidando ogni buon senso sproloquiava sul fatto che i preservativi non servissero contro l'AIDS, facendo scompisciare di risate l'intero pianeta e prendendosi severe ramanzine dai governanti mondiali, e il giorno dopo il Parlamento della Talebania, organo fantoccio della CET (Comunità Episcopale di Talebania) negava un diritto civile al popolo. Il diritto a rifiutare le cure, nello specifico caso.

Accadeva infatti in quei giorni che, come se non si rendessero conto delle assurdità che andavano dicendo, i detentori del potere e della disinformazione cercavano di convincere il popolo a mass-media unificati che, per la gloria di un presunto dio, fosse normale essere obbligati a prolungare le sofferenze per decenni con sondini e macchine che protraendo all'infinito quello che era un naturale passaggio da una vita all'altra (o al nulla).

Quello che risulta incredibile è che nonostante le armi di distrazione di massa (tette, culi, palloni, nemici immaginari, sangue macabro e tanto gossip) largamente sganciate sul paese con ogni mezzo più o meno convenzionale, i cittadini di Talebania avessero conservato una propria coscienza civile su questo argomento. Per quanto si sforzassero i poteri di Talebania i sondaggi erano chiari, oltre il 65% della popolazione continuava ad essere favorevole non solo al diritto di rifiutare le cure, ma finanche a quell'impronunciabile atto che nei palazzi d'oro della CET non poteva mai essere neanche sussurrato, ovvero l'eutanasia.

C'è veramente da chiedersi con che faccia i governanti fantocci che tramutavano la volontà della CET in legge dello stato andassero in giro per quel paese che avevano così tanto contribuito a talebanizzare. Del resto si sa, che per i governanti sudditi della CET vigevano dispense speciali, ciò che era talebanamante vietato per il comune mortale era permesso per loro. Divorzi, amanti, prostitute, droghe, razzismo, xenofobia, avidità, cupidigia... se questi peccati li commettevano i governanti sudditi della CET erano immediatamente perdonati e potevano arrivare comunque ad essere ricevuti privatamente dal Benedetto Deus Ex Machina dei talebani. E poi è ormai appurato che loro se ne fregavano altamente della Talebania, a loro quando serviva qualcosa che riguardava la loro salute se ne andavano in un paese civile e risolvevano prontamente il problema.

C'è anche da chiedersi come mai in una democrazia, seppur esclusivamente formale com'era quella di Talebania, non ci fosse nessuna forza politica che impostasse una campagna forte contro questa dipendenza anacronistica da vecchie istituzioni fondate sulle superstizioni e le paure della gente.

C'è infine da sperare che, una volta tanto, il popolo di Talebania si sia smosso dalla sua secolare ignavia e abbia cancellato queste assurdità clerical-giuridiche dal suo ordinamento, ma noi non possiamo saperlo, dato che di quello strano paese che era la Talebania e che è ormai consegnato (giustamente) all'oblio storico abbiamo solo pezzi incompleti della sua storia, che comunque ci permettono di farci un'idea generale del suo squallore.


Alessandro Chiometti
Gli Atei famosi

In occasione della nascita dei circoli UAAR di Perugia e Terni, con cui collaboriamo e a cui diversi di noi sono iscritti, pubblichiamo l'elenco degli atei famosi stilato dall'UAAR nazionale. Un elenco che riserva molte sorprese a chi lo legge per la prima volta.

redazione[at]civiltalaica.it

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Vescovi e la ricerca sulle cellule staminali

Abbiamo letto con interesse la dichiarazione rilasciata di recente dal prof. Vescovi  in merito alla svolta del presidente Usa Barack Obama di rimuovere i limiti al finanziamento pubblico alla ricerca sulle staminali embrionali.

Secondo il prof. Vescovi fare ricerca su cellule staminali embrionali sarebbe anacronistico a fronte della possibilità di farlo su staminali adulte. Così stando le cose, pare evidente al nostro luminare che le motivazioni scientifiche per proseguire nella ricerca sulle embrionali siano del tutto pretestuose, e nascondano gli interessi economici di nazioni e laboratori “che hanno investito molto, 20-30 anni di ricerca, sugli studi delle embrionali e […] perderebbero i diritti sulle loro scoperte”.

Il ragionamento, apparentemente tanto ragionevole, ci sembra davvero capzioso.

Il prof. Vescovi ritiene che la ricerca sulle staminali embrionali sia inutile, uno spreco di risorse: ma è per questo che l’amministrazione Bush avrebbe bloccata? Non nascondiamoci dietro ad un dito: lo stop ai finanziamenti pubblici alla ricerca sulle staminali embrionali è stato determinato dall’acquiescenza della precedente presidenza USA a pregiudizi ideologici e religiosi, non da altre ragioni, men che meno scientifiche.

Lascia perplessi, quindi, che uno scienziato non plauda alla decisione di rimuovere quegli ostacoli e consentire ad altri di accedere su un piede di parità ai finanziamenti pubblici, misurando le rispettive proposte di ricerca su basi scientifiche, comunque la pensi circa il merito di quel filone.

D’altra parte altri scienziati, non meno titolati del prof. Vescovi, rinvengono nel filone di ricrca orientato sulle staminali embrionali una speranza di cura per molte patologie.

Pretestuose, così giudica tali motivazioni il nostro, meri paraventi di interessi economici.

Ammettiamo pure che dietro quel filone di ricerca vi siano interessi economici: cosa ci sarebbe di male? Non sarebbe molto più assurdo permettere a pregiudizi ideologici di mandare al macero anni ed anni di ricerca e milioni di denari spesi, invece di valorizzarli per raggiungere il comune obiettivo di giungere alla cura di molti mali che ci affliggono?

Ma, soprattutto, basta questo a squalificare quel tipo di ricerca? Forse che, come sembra dirci il prof. Vescovi, l’unica ricerca giusta è quella non legata ad interessi economici?

Strana affermazione. Presa sul serio ci impone un atteggiamento distorto di fronte alle ipotesi di ricerca che si presentino a chiedere accesso a finanziamenti pubblici. Non dovremmo più chiederci “Quanto è seria? Quante possibilità di successo ha?” ma “Quali interessi economici ci sono dietro?”.

E così sia. Prof. Vescovi, le chiediamo allora: quali interessi economici ci sono dietro la sua ricerca? Quanto ha investito Lei da un punto di vista professionale nella ricerca su staminali adulte e quanto chi finanzia il suo progetto? Quanto perderebbe dall’affermazione di un diverso filone di ricerca?

Celiamo, non ci risponda, per carità. Francamente, a noi che non abbiamo altro interesse che il successo della ricerca, non sembrano questioni rilevanti.

Massimiliano Bardani

Nuovo template per il blog
Grazie al lavoro di una nostra amica da oggi il nostro blog ha un nuovo volto.

Speriamo che vi piaccia! Fateci sapere cosa ne pensate.

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L' 85% degli italiani dice sì a ricerca scientifica su embrioni

Nonostante il quotidiano lavaggio del cervello televisivo, gli italiani talvolta dimostrano di avere qualche residuo di pensiero libero e laico, sia pure ben mimetizzato dietro l'anonimato dei questionari statistici.

In uno dei frequenti sondaggi proposti dall'emittente televisiva SKY è stato infatti chiesto, prendendo spunto dalle decisioni di Obama circa il rilancio della ricerca scientifica sulle cellula staminali embrionali, se si era a favore oppure no di tale tipo di ricerca.
L'85% si è dichiarato a favore.

Certamente su questi pareri pesa molto di più la personale paura di imbattersi in qualche malattia incurabile piuttosto che un altruistico senso civico, ma resta il fatto che il volgo disperso che nome non ha come Manzoni definì efficacemente gli italiani, pur essendo essi in fondo convinti della necessità che la ricerca scientifica non sia condizionata dalle ideologie religiose, cosa che in Europa non accade più da almeno 4-5 secoli, non riescono tuttavia a trovare il coraggio di proclamare ad alta voce questa loro visione, anzi, continuano a tollerare che una maggioranza di politicanti cialtroni prendano ordini dal Vaticano su questa importante materia, grazie alla quale un giorno si potranno salvare molte vite umane o guarire malati oggi incurabili.

I nostri ineffabili politici, si sa, vanno in America persino per trapiantarsi i capelli, o in Svizzera per fare il lifting, cosa importa loro della ricerca scientifica italiana?

A proposito di Svizzera e di America, perché coloro che prendono ordini dal Vaticano anche su temi di esclusiva competenza medica, non rifiutano di curarsi nei Paesi che applicano una scienza libera dalle ideologie? Se fossero sinceri e se avessero veramente quella coscienza che nominano inutilmente, dovrebbero rifiutarsi di ricorrere a metodi terapeutici che potrebbero derivare anche da ricerche su embrioni.

Luigi M Nicolai

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