Se questo è un cristiano
Siamo alle solite. La sentenza di Strasburgo ha messo a nudo, una volta di più, tutte le differenze incolmabili fra le anime del mondo “cristiano” e, puntualmente, questa parola viene a perdere ancora di più il suo significato come se non fosse già stata abbastanza gettata nel fango.

Fango che come spesso accade sono gli stessi, autodefinitesi, cristiani a gettarsi addosso.


Come accade sempre più frequentemente noi laici siamo costretti a dover distinguere fra dei religiosi adulti, che si preoccupano di testimoniare la loro fede senza per questo doverla imporre (vedi le Comunità Cristiane di Base) e degli integralisti fanatici che adulti non diventeranno mai e per cui il simbolo esposto e ostentato conta molto più della sostanza.


A questi ultimi si sono affiancati tutta una serie di personaggi che si ergono a difensori del crocifisso negando con il loro stesso atteggiamento ciò che quel simbolo dovrebbe in qualche modo significare.


Come non ricordare a fulgido esempio di questi individui il Ministro della Difesa (e dell'offesa evidentemente) La Russa che intimava in diretta nazionale ai pacatissimi laici che difendevano la sentenza della Corte di Strasburgo “potete morire”? Ah, quale esempio di sana cristianità.


Ma del resto non è certo da solo il ministro, visto che al cristianissimo gruppo di Facebook “Tu stacchi il crocifisso? Io ti stacco le mani!” si sono iscritte quasi ventimila persone, evidentemente tutti difensori della cosiddetta cristianità!


Non credo ci sia bisogno di scomodare la psicoanalisi per parlare di individui che per difendere la cristianità staccherebbero le mani al prossimo... semplicemente è questo il risultato di almeno un secolo di ambiguità da parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che se da una parte gli fa comodo propagandare il messaggio evangelico di amore e fratellanza per conquistare fedeli, dall'altra ha sempre abbracciato dittatori, guerre e persecuzioni, proponendo cappellani militari (che sono di per se un ossimoro), negando nei fatti il messaggio evangelico stesso.


Il risultato è sotto gli occhi di tutti, i difensori del crocifisso sono cosi incredibili (nel senso di non credibili) che esibendo il loro cieco fanatismo rafforzano in quasi tutti i laici la convinzione che la sentenza di Strasburgo è giustissima.


E anche quei laici come Travaglio che vorrebbero difendere l'esposizione del “simbolo di umanità e fratellanza” sono costretti prima di tutto a dissociarsi pubblicamente dallo spettacolo indecoroso che i tanti La Russa di questo paese stanno offrendo.





Alessandro Chiometti

Il superamento dei feticci

C’è voluta la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo per riconoscere giuridicamente quello che dovrebbe essere un ovvietà.

L’esposizione del simbolo di UNA religione in un luogo pubblico (le aule scolastiche in tal caso) viola il principio di laicità che vorrebbe lo Stato equidistante da ogni religione.

Qui in Italia (provincia del Vaticano) questo fa scandalo perché i nostri supremi magistrati si erano arrampicati per decenni su tutti i tipi di specchi per negare il diritto dei non cattolici di non dover subire nei luoghi pubblici l’esposizione del simbolo cattolico per eccellenza. E per far questo se ne sono inventate di tutte i colori... qualcuno di loro anni addietro arrivò, con supremo sprezzo del ridicolo, a definire il feticcio cattolico “simbolo di laicità”. Praticamente fu come se avessero definito falce e martello simbolo di equidistanza dagli schieramenti politici.

Le reazioni non si sono fatte certo attendere. Prevedibili quelle del Vaticano e della maggioranza catto-integralista alla guida del nostro Stato; la ministra della (d)istruzione pubblica Maria Stella Gelmini si è affrettata a far ricorso a nome del governo, forse consapevole che dopo il suo passaggio la scuola pubblica può aggrapparsi solo ai poteri magici di vecchi feticci per restare in piedi.

Prevedibili anch’esse, ma comunque deludenti, quelle della cosiddetta opposizione parlamentare, con il neo-segretario del PD Pierluigi Bersani a dire che è una decisione priva di buon senso perché “un’antica tradizione come quella del crocefisso non può offendere nessuno”, confermandosi degno erede di quella tradizione del maggior partito di opposizione che in tempi passati era contraria al divorzio per ragioni di “opportunità politica” (tristi pagine della storia dell’opposizione italiana, da ricordare sempre per chi si chiede: “come siamo arrivati al disastro attuale?”).

Verrebbe da chiedere al segretario piddino: “scusi, ma se ci sono stati decine di ricorsi CONTRO l’esposizione dei crocefissi nei luoghi pubblici, non le sembra assurdo dire che non offendono nessuno? evidentemente qualcuno offendono, o no?”.

Ma tant’è, sappiamo che le domande scomode non sono in agenda per chi deve salvare capra e cavoli, ovvero spiegare al suo elettorato (laico) le quasi certe future alleanze regionali con il partito più integralista di tutto il panorama politico, ovvero l’UDC del divorziato-ultracattolico Pierferdinando Casini.

La sentenza della Corte Suprema dei Diritti Umani di Strasburgo quindi coglie impreparata quella fetta di cattolici non adulti, aggrappati ai feticci, convinti che è l’esposizione e l’ostentazione della loro fede ad essere importante e non il convincimento interiore che si matura senza bisogno di simboli appesi ai muri pubblici.

Ben vengano queste docce fredde, anche gli infantili cattolici (o presunti tali) dovranno diventare adulti prima o poi.


 


Alessandro Chiometti

Sant'Halloween

Terni, Sabato 31 Ottobre 2009, siamo a cena nella casa di un nostro amico che ha l'uscio direttamente sulla strada del popoloso quartiere di Borgo Rivo, verso le 23.00 si sentono delle voci di bambini fuori dalla porta che stanno più o meno dicendo “dolcetto o scherzetto?”.


La compagna del mio amico esce per dargli i dolci, si è premunita per tempo, quando rientra ha in mano un santino della Beata Vergine e uno di Padre Pio... “è il parroco che li accompagna, e gli ha dato i santini da dare in cambio dei dolci”.


Non è meraviglioso tutto ciò? Voglio dire, qual'è un'altra religione che permetterebbe ai suoi pastori di fare l'esatto contrario di quello che propagandano le alte gerarchie porporate?


Come al solito i preti di quartiere si dimostrano più avanti di chi vive nei palazzi d'oro, e invece di combattere battaglie perse sono pronti a cavalcare il cavallo vincente che in questo caso si chiama Halloween.


Certo quando cresceranno i piccoli bambini di stasera il prete avrà qualche difficoltà a spiegargli la connessione fra il culto celtico del riavvicinamento del mondo dei morti a quello dei vivi con la dottrina cattolica, ma chi se ne frega, nel frattempo il più è fatto.


Ogni occasione è buona per gettare il cappello cattolico su feste pagane, cosa che beninteso il cattolicesimo ha sempre fatto fin dai primissimi albori.


Così mentre i porporati sparlano, con supremo sprezzo del ridicolo, delle pericolosità delle feste pagane i preti di base si preoccupano di farle comunque loro, per loro poco importa se un bambino crede che oggi si festeggia Sant'Halloween, patrono delle zucche colorate... l'importante è essersi portati avanti con il lavoro.


E qualcuno ancora mi chiede perché ritengo il cattolicesimo la religione più ipocrita che esista.


Alessandro Chiometti

Il falso moralismo trionfante

Chi di moralismo ferisce di moralismo perisce, verrebbe da dire. Per tutta l’estate la cosiddetta “sinistra” è stata a contare l’escort di Silvio Berlusconi e poi uno dei suoi uomini al potere è travolto da uno scandalo sessuale che lo costringe all’abdicazione.


Ci sarebbe da ridere, ma mi sembra che il perbenismo e il falso moralismo sono un pericolo ben più grave di quello che deriva dall’esser governati da chi commette qualche peccatuccio lussurioso.


Cosi come era successo con lo scandalo escort, scandalo che in verità non scandalizza più nessuno visto che anche mediaset trasmette l’innocua farsa di Checco Zalone in prima serata, ci si guarda bene dal sottolineare qual’è la vera “questione morale” in gioco.


Nel caso Berlusconi, se lo si voleva attaccare per le sue frequentazioni lussuriose, si sarebbe dovuto mettere alla berlina il suo proclamarsi paladino dei valori cattolici nel caso Englaro e/o la sua discesa in campo con il family day. Ma i suoi oppositori si sono ben guardati dal farlo, sapendo che questo avrebbe portato a uno scontro con le gerarchie cattoliche che appoggiano, da tempo immemore, l’unto del signore. Quindi hanno preferito un attacco moralista che a lungo andare si è rivelato un boomerang.


Puntualmente si viene a scoprire che l’unto non è l’unico ad avere qualche debolezza privata e a quel punto cosa deve fare un esponente del partito che da mesi grida “dimissioni”?


Non so voi, ma a me piacerebbe che i nostri politici non siano giudicati per le loro debolezze private ma per quello che fanno politicamente nell’ambito istituzionale.


Se Marrazzo è infedele alla moglie è inadatto a guidare la regione Lazio?


Se Berlusconi va a letto con tre donne contemporaneamente diventa incapace a guidare l’Italia?


Certo, nel caso del sig. B. è giusto porsi anche qualche domanda riguardante la sicurezza nazionale dato, a quel che risulta dalle inchieste, l’incontrollato accesso alle sue stanze... ma per il resto perché la politica è caduta così in basso da dover ridursi a un pedinamento del vizio privato invece che ad un confronto aspro sui FATTI politici?


Come ricorda il sito umbrialeft infatti sono ben altri gli scandali per cui Marrazzo avrebbe dovuto dimettersi dalla guida della regione Lazio.


O ancora, perché non si sottolinea da nessuna parte l’ipocrisia di chi approva leggi contro la prostituzione (quella dei poveracci intendo, che non possono pagarsi l’escort da migliaia di euro a notte), mentre è il primo a farne ampio uso nella sua vita privata?


Ho l’impressione che tutto questo abbia un solo scopo, far diventati reati i vizi privati (o peccati che dir si voglia) per aumentare il controllo etico e morale sulla vita privata di tutti noi.


Allora capite che c’è un pericolo, che non è certo quello di essere governati da chi ha un debole per i transessuali o per le prostitute, ma quello di essere guidati da forze politiche leggittimate a far scempio di ogni pubblica istituzione civile (welfare, scuola, sanità)solo perché per la moralità ufficialmente vigente sono irreprensibili.


Alessandro Chiometti

Che porti sfiga, le'?
Il tempo è stato clemente, anche il vento si è placato. Noi volontari di Civiltà Laica, dell'UAAR e dei Radicali Italiani abbiamo potuto raccogliere le firme per la nostra proposta di deliberazione consigliare di iniziativa popolare che impegnerà il comune di Terni a decidere in merito all'istituzione o meno di un registro dei Testamenti Biologici nella nostra città.

La fila per firmare è congrua in appena due giorni abbiamo raccolto più di 140 firme, quasi metà del quorum necessario.


La gente, in genere, è contenta. Ci ringrazia dell'iniziativa, spesso sottolineando la loro firma con dichiarazioni del tipo “ te firmo, perchè 'sti preti hanno proprio rotto i coglioni!” oppure con “vorrei proprio vedè chi deve decide al posto mio su come devo da morì”, o ancora “io te firmo, anzi se po' firma' pure per sposta' il vaticano in Africa?”.


Ma non tutti sono uguali, basterebbe lo sguardo che una bella ragazza mi ha rifilato quando gli ho chiesto “una firma per il testamento biologico?” a riassumere tutto il disprezzo catto-integralista per il nostro operato. Non poteva avermi guardato peggio se le avessi proposto chissà quale gesto osceno in pieno Corso Tacito.


Ma al disprezzo integralista ci siamo abituati, così come alla disinformazione, riassumibile nella frase “ma che fai firmi? Questi se stai male te vogliono leva' le cure”. Il più delle volte queste persone firmano convintamente dopo che gli abbiamo spiegato che nel proprio Testamento Biologico ognuno ci scrive quello che ritiene giusto, compreso il fatto di non staccare mai alimentazione, idratazione e ogni qualsivoglia terapia medica che si ritiene necessaria.


Poi esiste l'ultima categoria di persone, quella che “di queste cose non si parla”, “e perché mai signora?” “come perché, non vorrai mica che me porto sfiga da sola, no?”; o del “Che fai me la stai a tira'?”, o del fantastico: “Testamento Biologico? Guarda non so che è ma lu nome già me mette paura da solo”, o andando sul classico “ah le', me sa proprio che tu me voli porta' sfiga!


Sfiga permettendo raccoglieremo le firme di coloro che non sono superstiziosi e quasi sicuramente impegneremo il comune in una decisione che, comunque vada avrà un significato politico pesante. Speriamo che il consiglio comunale di Terni si dimostri degno di una città illuminata e non cada in beghe clericaliste e opportuniste.





Alessandro Chiometti

Paola Binetti e il destino dei troll

Il caso Paola Binetti esplode con puntuale regolarità ogni qual volta il PD deve discutere di un tema eticamente sensibile.


È passato pochissimo tempo da quando rischiò di far cadere il governo Prodi per non aver votato la legge sui DiCo, ovvero una compromesso scarsamente laica, ma comunque simbolo di una larghezza di vedute e di un apertura mentale che una ciciliciata membra dell'Opus Dei non può certo tollerare.


E puntualmente oggi come allora, ci si chiede, cosa deve fare il PD? La deve espellere o la deve tenere al suo interno?


Facile essere libertari e voltairiani e dire che Paola l'inciliciata ha il diritto di esprimere la sua opinione. Certo. Ma non è questo in discussione. Paola l'inciliciata ha a disposizione il fior fiore dei partiti più clericalisti d'Europa per sostenere le sue ragioni. Perché non sta con l'UDC o con il PDL?


Quello che è in discussione quando si parla della sua eventuale espulsione è il fatto che sia giusto o meno che un individuo resti in una struttura partitica solo e dichiaratamente per far danni a questa struttura.


Nel gergo del web Paola Binetti è il classico “troll”, ovvero un individuo che sta in una determinata organizzazione solo per far volontariamente danni a quella organizzazione. Nel caso specifico Paola l'inciliciata è stata appositamente mandata nel PD, presumibilmente dall'Opus Dei se non da qualcuno ancora più in alto, per far si che questo non sia mai e poi mai un partito laico a tutti gli effetti.


Allora il discorso è semplicissimo, dato che il PD si definisce un partito laico (neanche Franceschini avrebbe l'ardire di sostenere la non laicità del PD) Paola l'inciliciata deve essere allontanata dal partito perché ha idee assolutamente antitetiche a quelle delle partito in tema di laicità.


Non si vuole espellere, perché l'espulsione è contraria al dna democratico? Discutibile... ma che almeno sia rimossa da qualunque incarico nel partito e che non venga più candidata. Se poi lei vuole restare a soffrire in un partito che non è il suo (del martire ha indubbiamente la vocazione) lo faccia pure. A quel punto però a pagarne le conseguenze sarà solo lei e non tutto il Partito Democratico.


Certo, per far questo occorrerebbe che il PD, prenda finalmente una decisione chiara sui temi laici ed eticamente sensibili... non occorre che specifichi quale candidato dovrebbe vincere le primarie perché questo sia possibile.


Alessandro Chiometti

Le famiglie allargate e le menti ristrette

Bisogna ringraziare il portale di Terni In Rete che da spazio anche all’integralismo religioso più becero e bigotto, senza gli articoli che appaiono sull’home page del portale cittadino più visitato non potremmo avere una conoscenza così ampia del fenomeno del fondamentalismo vetero-cattolico.

L’argomento pubblicato recentemente riguarda il “dramma” dei bambini figli di genitori separati e divorziati. Il dramma ovviamente è tutto dell’autore dell’articolo che non si rassegna a vivere in un mondo diverso da quello dei suoi sogni infantili, e si vede costretto a misurarsi con la cruda realtà.

In questa realtà gli uomini e le donne, imperfetti e imperfette, scoprono che l’amore non sempre è eterno e che quello che provavano per il loro partner dieci anni fa non è lo stesso di quello che provano oggi. O magari scoprono di aver trovato finalmente l’uomo o la donna della loro vita ma che purtroppo non è l’individuo che si sono sposati.

In tutte le società civili questo oramai non è più un problema, esiste la separazione ed esistono i divorzi, e quando ci sono di mezzo i figli è necessario fargli comprendere che è meglio per tutti, soprattutto per loro, vivere senza continue tensioni e litigi che possono generare, drammi reali e non inventati di sana pianta come fa l’opinionista di tempus vitae.

Opinionista che nella sua esperienza ha visto cose che voi umani non potreste mai immaginare... bambine che chiedono alla mamma se è con il nuovo compagno prima di parlare, bambine che dichiarano che il giorno più brutto della vita è quello in cui la mamma si fidanza di nuovo, bambini che si suicidano quando vedono il fratellastro generato dalla matrigna.

Ma mi chiedo, una persona normale che ha tutte queste esperienze drammatiche nel suo mondo catto-integralista mentre di fuori, nel mondo reale, tutti dicono che non ci sono drammi insuperabili e addirittura la separazione e la nuova famiglia diventa un’opportunità di crescita... possibile non gli venga un poco da interrogarsi se è il suo mondo catto-integralista ad essere sbagliato? Non sarà che i figli cresciuti con la favoletta della sacra famiglia eterna indissolubile inattaccabile e invincibile quando poi, EVIDENTEMENTE, sono costretti a fare i conti con il mondo reale hanno più problemi degli altri?

Non sarà che forse è da mettere in discussione la pretesa di stilare patti eterni quando ormai tutti sappiamo che l’uomo è imperfetto, fallibile e volubile?

No, non si può ovviamente, e sapete perché? Perché l’ha ricordato il Papa ovviamente, che come noto di figli e famiglia sa tutto...

L’autore non spiega se auspicherebbe il ritorno al delitto d’onore che senz’altro era molto più cattolico del pagano divorzio, ma tant’è che è di certo questa l’ovvia catto-integralista soluzione. 

 


Alessandro Chiometti

Ipazia, in provincia del Vaticano niente film

Non basta che il regista sia Alejandro Amenabar (The Others, Mare Dentro, Apri gli occhi) e che ad interpretare il suo ruolo ci sia Rachel Weisz (premio Oscar per The Costant Gardener), il film su ipazia non s'avrebbe dovuto da fare, ma ora che si è fatto non deve arrivare nelle sale italiane.


Ipazia (matematica e astronoma alessandrina del IV secolo, uccisa in modo inenarrabile dai fanatici religiosi agli ordini di San Cirillo, vescovo di Alessandria fatto santo per i suoi indubbi servigi alla causa del cristianesimo, di cui il caso di Ipazia è un ottimo esempio) evidentemente è uno dei nomi impronunciabili nella penisola provincia del Vaticano.


Lo testimonia il fatto che a quanto sembra, stando a ciò che dice il gruppo ufficiale del film su Facebook. "Quasi sicuramente il film non sarà distribuito in Italia, sarà censurato. Un membro del gruppo in contatto con il mondo del cinema ci ha comunicato che nessuna società italiana si è resa disponibile per la distribuzione e il doppiaggio del film per timore di irritare le gerarchie vaticane."


Aggiungere qualunque tipo di commento sarebbe pleonastico.


Alessandro Chiometti

Scienza e antiscienza

È notizia di queste ore che il chimico Garlaschelli del CICAP ha finalmente svelato il segreto di Pulcinella, ovvero che non c’è nessun mistero attorno alla Sacra Sindone. Come si legge nelle anticipazioni dei suoi studi che saranno resi completamente pubblici in occasione del congresso della sua associazione, non c’è niente di misterioso nel famigerato lenzuolo torinese. L’immagine, tridimensionali compresi, era perfettamente realizzabile con i mezzi di un artigiano del 1300, e con tali mezzi Garlaschelli ne ha fatto una copia pressoché identica. Questo conferma l’ormai celeberrimo esame del C14 che la datava per l'appunto attorno al 1300.


La notizia non meraviglierà tutti quelli che non credevano alla befana (leggi alle assurde voci che pretendevano che gli esami fossero stati fatti su rammendi medievali successivi alla vera età del lenzuolo), e non smuoverà di un centimetro tutti quelli che ci credono tutt'ora, ovvero coloro che continueranno a sostenere che l’esame del C14 non è attendibile, che non si può spiegare l’estasi subita di fronte al lenzuolo eccetera eccetera eccetera.


Viene davvero da chiedersi, ma chi glie lo fa fare a Garlaschelli e ai suoi colleghi del CICAP? Prima se la prendono con il sangue di San Gennaro, poi con la Sindone...  verrebbe da sospettare che siano schiavi di un livore anticlericale che non li fa dormire la notte.


Ovviamente non è così, e lo sa bene chiunque cerchi accendere delle luci scientifiche nel buio delle superstizioni secolari.


Se la sindone è un falso medievale non è colpa di Garlaschelli, semmai la colpa è di chi la espone nei suoi sacri edifici dando luogo a culti e a speranze popolari e adesso, di fronte all’evidenza già mette le mani avanti. “La chiesa non ha mai espresso un parere vincolante sull’autenticità della sindone” si sente già ricordare dai sacri palazzi... no certo... si è limitata ad esporla in un duomo e a raccogliere le offerte in suo nome.


Combattere i falsi miti e le superstizioni da sempre è un compito della scienza, se c’è chi di queste superstizioni ne ha fatto una religione la colpa non è degli scienziati.


La scienza cerca di spiegare i fatti della vita, non spiega tutto come ci ricordano continuamente i porporati, ma almeno ci prova e nel frattempo non richiede genuflessioni e “misteri della fede”. Se c’è qualcosa che non si può ancora spiegare, semplicemente la scienza lavora per spiegarla, un giorno forse ci riuscirà. Se nel frattempo qualcuno ci fonda una religione attorno a quella cosa che non si riesce a spiegare, la colpa non è della scienza.


Ma del resto non c'è nulla di cui meravigliarsi, la cultura antiscientifica è cosi forte nel nostro incolto paese che perfino nelle sedi universitarie abbiano luogo dei convegni antiscientifici. Sto parlando ovviamente del “primo congresso creazionista” incredibilmente ospitato dall’università di Brescia.


E pensare che quando ammonivamo sul fatto che il sedicente disegno intelligente era solo il cavallo di troia del creazionismo qualcuno ci rideva dietro... “il creazionismo è morto”, dicevano, “nessuno oggi può credere seriamente che la terra abbia 6000 anni”. Infatti eccoli la: AISO, ovvero Associazione Italiana Studi sulle Origini, che edita “l’eco creazionista” e organizza il I congresso antievoluzionista per giunta ospitato da un’università.


Come sempre chi era ritenuto un pessimista in questo paese in realtà si rivela essere un cauto e ponderato realista.



Alessandro Chiometti


Parliamo di libertĂ  di stampa

Si terrà domani la manifestazione nazionale sulla libertà di stampa, promossa dalla FNSI in seguito alle denuncie subite dai giornali che hanno osato rivolgere domande sgradite al premier italiano, Silvio Berlusconi, o hanno osato ricordare con eccessiva frequenza fatti a lui sgraditi.


Iniziativa quanto mai necessaria, visto che l’Italia è attualmente al settantatreesimo posto per la classifica della “libertà di stampa” stilata dal sito freedomhouse. Sembra che anche la Namibia ci sia qualche posto avanti. Più grave è il fatto che l’Italia non è più considerata “paese libero” ma “paese parzialmente libero”. Caso unico questo, nella civile “Western Europe” se non si considera la Turchia... sembra quasi che la cagnara fatta da qualche forza politica italiana che si dichiara contro l’ingresso della Turchia in Europa  sia per evitare che questa possa contenderci l’invidiabile primato di essere l’unico paese di questo continente a non avere una stampa pienamente libera.


Quello che però mi viene istintivamente da dire a chi ha promosso la manifestazione di domani e a chi domani sarà in piazza è: buongiorno, vi siete svegliati? andata bene la caduta dal pero? Insomma voglio dire, a questa situazione non ci si è arrivati nel giro di una settimana, di un mese o di un anno.


La legge sulla stampa è in vigore dal 1948, e con pochissime variazioni (sempre restrittive) è in vigore tutt’oggi. Lo sanno bene quelle associazioni come la nostra che si sono avventurate nell’improba impresa di editare un giornale, cosa devono passare. “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazione o censure” dice la costituzione, eppure la legge in vigore dice chiaramente che ogni periodico deve essere autorizzato da un tribunale. Ci vuole un genio giuridico per capire che c’è qualcosa che non torna? Ci vuole un arguto intellettuale per dire che la richiesta di un direttore responsabile iscritto all’ordine è qualcosa che limita enormemente la libertà di stampa?


Ci siamo inoltre dimenticati cos’è successo alle radio libere? Lo vogliamo dire o non lo vogliamo dire che oggi per aprire una radio ci vuole all’incirca un milione di euro (a seconda della zona può variare il prezzo), cosa che restringe il privilegio di avere una radio a chi ha grossi gruppi economici alle spalle?


Il conflitto d’interessi del nostro premier e la sua bulimia di potere mediatico è solo la punta dell’iceberg. E la situazione sussistente è colpa di tutte le forze politiche del nostro paese, che si sono sempre ben guardate dal garantire la libertà di stampa con la paura che questa potesse ritorcersi contro di loro una volta raggiunto l’agognato potere.


Questa è una storia che va avanti dal PCI fino al PD, campioni semisecolari di opposizione che sempre si sono guardati dal combattere realmente le leggi liberticide, ed anzi in molti casi le hanno appoggiate e sostenute.


Oggi mezzo milione di persone hanno firmato l’appello de “la Repubblica” e se ne prevedono altrettante in piazza. Il club di chi “riconosce un fascista solo dopo che questo gli ha dato una manganellata in faccia”, come ironicamente amava dire un mio amico, si è enormemente ingrandito.



Alessandro Chiometti