Obiezione di che?

La notizia: Il sindaco di Sedriano (MI) ha deciso di fare "obiezione di coscienza" (virgolette più che d'obbligo) contro il suo dovere di celebrare matrimoni civili.


Credo che il sig. Celeste violi non solo il principio di laicità dello Stato, che rappresenta quale ufficiale del Governo al momento di celebrare le nozze, ma anche i principi della propria fede.

Sono ateo e sbattezzato, ma mi pare che il tizio sia carente di elementari nozioni teologiche e canonistiche.

Il matrimonio, secondo la teologia cattolica, é un istituto di diritto naturale, dal che il diritto canonico deriva la conseguenza che esso sia esistente e valido anche quando celebrato in forme diverse da quelle della liturgia cattolica fra non battezzati.

La particolarità del matrimonio cattolico é che quando avviene fra battezzati esso é elevato alla dignità di sacramento.

Insomma, il matrominio é sacramento quando si svolge fra battezzati - e quindi deve rispettare le forme canonistiche, in assenza delle quali é irregolare, ma non inesistente - ma é comunque esistente e valido.

In sostanza la Chiesa ritiene di poter/dover disciplinare solo il matrimonio fra battezzati, ma riconosce che esso é un valore anche quando non assume le forme sacramentali.

Celeste, quindi, non é assolutamente coerente con la propria fede.

Se lo fosse, dovrebbe essere contento di celebrare matrimoni almeno fra non battezzati.

Inoltre, la sua condotta non tiene conto di quei cattolici liberali (pochissimi) che celebrano il matrimonio in Chiesa senza chiedere la trascrizione, non accettando il matrimonio concordatario e poi o prima duplicano le nozze in Comune.

La Chiesa non condanna tale prassi, e non potrebbe, dato che non lede il diritto canonico e si limita a rappresentare un dissenso del fedele su una questione politica, l'esistenza di un matrimonio concordatario.

Se fosse coerente fino in fondo, il tizio dovrebbe chiedere ai nubendi se sono battezzati o se intendono comunque celebrare in Chiesa il matrimonio.

Si potrebbe ritenere, allora, che il tizio sia incoerente con la propria fede?

Si potrebbe sostenere che si astiente dallo svolgere una pubblica funzione, cui la Chiesa stessa non é affatto contraria ed alla quale anzi riconosce validità e valore.

Lui potrebbe obiettare che si astiene del tutto per evitare di celebrare matrimoni fra battezzati che poi non vogliano sposarsi in Chiesa, non potendo certo chiedere al momento delle pubblicazioni appartenenza religiosa ed intenzione religiosa dei nubendi.

Sennoché la questione del valore del matrimonio civile dei cattolici nell'ordinamento canonico é molto complessa e la posizione del Celeste pare semplificarla molto.

Come tutti i fondamentalisti, scambia per coerenza alla propria fede, che non può mai essere che problematica, con l'acritica adesione ad una prassi ideologica e semplificatrice.

Inoltre, se fosse coerente davvero con la propria coscienza, non si sarebbe candidato a Sindaco: le funzioni in materia di stato civile qaule ufficiale del Governo sono parte integrante del ruolo sindacale e rifiutarle significa rifiutare una parte dei compiti del ruolo.

E', quindi, infedele, alla propria funzione di Sindaco, il che implica ipocrisia, che é un peccato oltre che un vizio.

Tommaso Moro si dimise dalla carica di Cancelliere per non giurare ciò in cui non credeva, non pretese di essere esentato dal giuramento.

Se fossi il Vescovo di Milano toglierei al Celeste la facoltà di insegnare religione.

E' ovvio, poi, che il Sindaco viola la Costituzione italiana, cui ha prestato giuramento in base all'articolo 50 c.11 del TUEL.

La Costituzione riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio: non su quello religioso, ma sul matrimonio. Come si mette con questa norma il Celeste?

E' infedele alla propria fede ed al proprio ruolo di Sindaco, se fossi un elettore di Sedriano ne chiederei le dimissioni.


Più che il Fondamentalismo, il vero pericolo é il Cretinismo!




Massimiliano Bardani

Perchè il PD non è laico

Non credo che un partito debba porsi il problema di come arginare individui che intendono farne parte solo per danneggiarlo Non un partito aperto, perlomeno.


Per farlo, infatti, dovrebbe gioco forza porre dei vincoli ideologici quali criteri selettivi all'accesso, stabilire una sorta di catechismo cui tutti i membri dovrebbero professare fedeltà.


Che é quello che ha fatto il PD, mi pare e che già in passato avevano fatto il PCI o la DC, anche se quest'ultima con formulazione più generica.


La mia non è solo una posizione di principio, ma fondata sulla mia esperienza di quale sia la forma partito più valida per costruire una società aperta e laica.


Mi spiego.


Se si struttura un partito sull'idea che c'é un limite alle posizioni accettabili all’interno, per forza di cose la discussione interna tenderà a trasformarsi in ideologica da politica che dovrebbe essere. Lo scontro tra le varie fazioni tenderà inevitabilmente a usare quale argomento la maggiore o minore fedeltà ai "valori fondanti". Sicché le regole, da muro del nostro agire, confine che consente l'azione e il conflitto, divengono oggetto del conflitto.


L’avversario di partito viene combattuto, allora, non con argomenti politici, ma accusandolo di non essere fedele all’identità del partito …


In tal modo si trasforma la politica, da terreno dell’azione collettiva di uomini liberi, nel luogo delle discussioni teoriche  degli ideologi. Perché qualunque azione, proposta, iniziativa non può più limitarsi ad essere condivisa dalla maggioranza, il consenso dei più non le è più sufficiente, ma le serve la conformità all’essenza, all’identità predefinita. E chi stabilisce cosa è conforme a questa identità? Un collegio di probi viri?


Le organizzazioni a base ideologica hanno sempre, prima o poi, portato a forme di epurazione ideologica, assolutamente impolitiche, perché preliminari all’azione ed al dibattito, condizioni di ammissione, per così dire, all’agone.


Ed hanno condotto alla formazione di una casta di “probi viri”, censori chiamati a tutelare la purezza ideologica: è la costruzione di un’organizzazione su basi ideologiche, che, in sé, innesca la dinamica che porta all’esistenza di un clero, all’Inquisizione, ai partiti totalitari.


Ovunque l’essenza sia reputata precedere l’esistenza, qualcuno userà la prima per controllare la seconda.


I “signori” del catechismo, diverranno i padroni dell’organizzazione. Quel che la condanna dell’eresia è nella Chiesa, è l'espulsione nei partiti moderni.


E come ritengo che l’eresia sia la voce più viva delle religioni, così penso che il dissenso sia l’anima della politica.


Il problema del troll si pone in organizzazioni ideologiche, non in organizzazioni politiche.


La politica si alimenta dell’azione collettiva di uomini che condividono gli stessi principi di azione?


E allora, se un individuo riesce ad assumere il controllo di un’organizzazione democratica, vuol dire che la maggior parte dei suoi membri sono con lui, che quella è, nelle condizioni storicamente date, l’ESISTENZA che quell’organizzazione deve avere perché vuole averla.


Il che ha precise implicazioni anche sul modo di concepire un’organizzazione laica.


Che cosa è la laicità?


Secondo me, il principio di laicità si alimenta della convinzione che non ci sia un’ESSENZA vera e giusta che preesista alla via che si segue per accertarla.


Da tale principio deriva, quindi, una determinata forma dell’azione, sia individuale che collettiva.


L’azione collettiva laica si nutre di sé stessa, non potendo dare nulla di scontato a monte di sé: verità, capi, autorità che non sorgano dall’azione collettiva, dal dialogo fra gli uomini che compiono quell’azione.


E se un’organizzazione non è che la forma che assume un’azione collettiva per disciplinarsi, allora essa non potrà essere davvero laica se a proprio fondamento pone altro che non sia il dialogo.


Quel che conta non può essere un’ESSENZA che si dia come preesistente al dialogo fra i suoi membri, ma solo l’ESISTENZA che da tale dialogo si alimenta e deriva.


Il cemento in un’organizzazione laica (non mi riferisco alle associazioni mono-proposito in cui i membri sono uniti dall’obiettivo specifico) non può essere un decalogo di valori, ma il modo in cui si affrontano e risolvono i conflitti che si aprono per stabilire le linee d’azione comune.


Ed allora é per questo, e non per la presenza della Binetti, che il PD non mi pare un partito laico.


Non perché la Binetti dica quel che dice, ma perché non c’è un metodo democratico che consenta davvero di selezionare l’azione in base al consenso liberamente formato degli iscritti.


Il test di laicità al PD non va fatto chiedendogli: perché avete “espresso” la Binetti, ma quali procedure avete usato per sceglierla.


E la drammatica risposta è che la Binetti è stata cooptata in Parlamento dal segretario, senza dialogo interno, senza voto di iscritti, senza voto di elettori. Questo è davvero poco laico.


Massimiliano Bardani

L'unto del signore

Grazie a questo libro di Ferruccio Pinotti (ed. BUR 2009) viene finalmente chiarito un importante equivoco della storia recente del nostro paese.


Le forze che hanno sostenuto e che sostengono tutt’ora Silvio Berlusconi sono sempre riconducibili alla finanza cattolica; la cosiddetta “finanza bianca” che negli ultimi anni ha vinto su tutti i fronti la battaglia con la finanza laica italiana.


Fin dagli albori (Edilnord, la banca Rasini, Milano 2) il Cavaliere è sempre stato vicinissimo agli ambienti più conservatori del mondo cattolico italiano e internazionale (inclusa la potentissima organizzazione dell’Opus Dei a cui va il merito di far incontrare il futuro Presidente del Consiglio con Marcello Dell’Utri che sarà il suo braccio destro per tutta la vita).


Ricostruendo il lungo operato dei suoi quattro governi poi, non ci sono dubbi sul perché la Chiesa Cattolica Apostolica Romana sostenga apertamente e senza troppe remore il suo operato. Sostegno che non è mai mancato, nonostante le sempre più numerose istanze di protesta da parte dei “cattolici di base”.


Se nel 2006 la coalizione della Casa delle libertà si è potuta permettere di inviare a tutte le parrocchie un opuscolo con cui si invitavano tutti i cattolici a votare per il centro destra e si incoraggiavano i parroci a far propaganda politica in tal senso, senza che nessuna voce ufficiale della Chiesa si sia levata in protesta, un motivo ci sarà pure.


Anzi. Non un motivo... ma molteplici come ci ricorda il bravo Pinotti nella parte centrale del suo lavoro. Dall’esenzione dell’ICI (regalo plurimiliardario senza precedenti), al finanziamento delle scuole private cattoliche, ai recenti fatti di cronaca (Eluana Englaro) è una storia di continue sottomissioni alla volontà oltreteverina.


Poco conta che nei fatti il signor B. non sia un modello esemplare di cattolico, così come lo vorrebbe il vangelo. Alla Santa Romana Chiesa questo non è mai interessato. Come ricorda l’autore infatti, grandi cattolici come De Gasperi furono malvisti oltretevere perché si rifiutavano di “eseguire gli ordini”. Cosa imperdonabile in una gerarchia verticale ed assolutista come quella della Chiesa Cattolica.


Del resto, come il pontefice ha recentemente ricordato, Dio punisce le colpe ma protegge i peccatori, quindi il peccatore non ha niente di cui preoccuparsi, visto che c'è niente po' po' di meno che il dio ratzingeriano a proteggerlo.


Degli altri dei, venerati da quei poveri parroci di frontiera che continuano a chiedersi come sia possibile che la loro chiesa appoggi una figura cosi vicina al libertinaggio ed emblema di quel capitalismo selvaggio tanto stigmatizzato dal precedente pontefice (almeno a parole, quando non si trattava di risanare i debiti dovuti a sciagurati finanziamenti ai movimenti dell'est in funzione anticomunista), degli altri dei dicevamo, non sembra che le gerarchie cattoliche se ne preoccupino molto. Evidentemente hanno rassicurazioni dall'alto, per così dire, su chi andrà all'inferno e chi no.


Tornando al libro, Pinotti fa capire molte cose (a chi le vuole capire, ovviamente), non ultima in ordine di importanza, anche sul perché di repentini e apparentemente inspiegabili cambi di orientamento di un partito come la Lega Nord che è passato da un anticlericalismo feroce ad essere il primo difensore del cattolicesimo nel nostro paese. Non è da sottovalutare il fatto che lo stemma dello spadone di Alberto da Giussano da qualche tempo a questa parte sia proprietà dell'unto del signore...


Insomma un nuovo ottimo lavoro di Ferruccio Pinotti che dopo “Opus Dei Segreta” e “Olocausto Bianco” si conferma bravissimo nello svolgere il suo lavoro di giornalista d'inchiesta. Specie sempre più rara di questi tempi nel nostro paese, speriamo che non ci si debba rivolgere al WWF per salvaguardarla.


J. Mnemonic

Basta il titolo

Non leggo mai i libri che recensisco, non vorrei esserne influenzato. (Oscar Wilde)


Beh, per una volta posso applicare alla lettera questa boutade.


Difatti non trovo un solo motivo che possa spingermi ad affrontare la lettura dell’ultimo lavoro di Giancarlo Bosetti dopo aver letto il titolo, ovvero “Il fallimento dei laici furiosi” e il sottotitolo “come stanno perdendo la scommessa contro Dio” (ed. Rizzoli 2009).


Mi limito, per dovere di laico (furioso), a sottolineare quante fesserie sono scritte nella copertina di questo tomo.


Il fallimento...” scrive il Bosetti. Quale fallimento? Forse l’autore non lo sa, ma quando i laici avranno fallito significa che questa repubblica sarà trasformata in una teocrazia. Ora dato che il Bosetti può pubblicare il suo libello senza imprimatur è evidente che questo fallimento non c’è ancora stato. E  dato che non è un romanzo di fantascienza, posso registrare la prima fesseria scritta dall’autore.


“...dei laici furiosi" ... e qui casca l’asino (ovvero l’autore) che evidentemente ripropone il solito tentativo clericalista di contrapporre una laicità buona (quella di chi subisce in silenzio l’arroganza clericale) a un laicismo cattivo (che sarebbe quello di chi ha l’ardire di aprire bocca per esporre le proprie ragioni).


Ma dove sarebbero questi laici furiosi? Visto e considerato che siamo un paese in cui i diritti civili vengono puntualmente attaccati si dovrebbero avere notizie dei loro atti "furiosi" quotidianamente... tuttavia non ve ne sono.  A meno che per  laici “furiosi” il Bosetti non intenda gli educatissimi Odifreddi e Scalfari (tanto per fare dei nomi) che tentano di arginare l’onnipotenza mediatica papalina, allora la fesseria scritta dall’autore è doppia. Oltre a riproporre la dicotomia inventata dal clericalismo più becero a proprio uso e consumo sbaglia anche aggettivo. Avesse scritto il “fallimento dei laicisti”, almeno avrebbe limitato il numero di fesserie in copertina. Invece siamo già a tre, andiamo avanti.


Come stanno perdendo la scommessa con Dio”. Con chi? Dio?? E che minchia c’entra Dio sig. Bosetti? forse non l’ha capito, anzi, sicuramente non l’ha capito, ma a noi laici-laicisti (furiosi o meno) di Dio non ce ne frega niente. Noi ce l’abbiamo con quei loschi individui che IN NOME DI DIO pretendono di imporre la propria visione della vita a tutti e, sempre in suo nome, sfruttano la loro posizione per accumulare ricchezze e potere. Quindi Dio lo lasci da parte quando vuole scrivere un libro che parla di laicità, altrimenti sbaglia fin dal principio. Anzi dal titolo, come in questo caso.


Insomma: dodici parole, quattro fesserie grosse come una casa. Una ogni tre parole.


Facendo un rapido conto, visto che il libro consta di centonovantasette pagine e che una pagina può contenere circa quattrocento parole, se mantiene la media questo esemplare lavoro del sig. Bosetti potrebbe arrivare a contenere ventisemiladuecentosessantasei (virgola sei periodico) fesserie.


Beh, io non me la sento, i laici non furiosi ma masochisti, leggano pure.



J. Mnemonic


Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi iddio

 "Da sette giorni la mia persona è al centro di una bufera di proporzioni gigantesche che ha invaso giornali, televisioni, radio, web, e che non accenna a smorzarsi, anzi. La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere. L'attacco smisurato, capzioso, irritualmente feroce che è stato sferrato contro di me dal quotidiano 'Il Giornale' guidato da Feltri e Sallusti, e subito spalleggiato da 'Libero' e dal 'Tempo', non ha alcuna plausibile, ragionevole, civile motivazione: un opaco blocco di potere laicista si è mosso contro chi il potere, come loro lo intendono, non ce l'ha oggi e non l'avrà domani"


 


Questo l’incipit della lettera di dimissioni di Dino Boffo pubblicata oggi sull’Avvenire e ripresa dalla maggiorparte dei quotidiani italiani. Il resto è una lunga panoramica su quanto successo, nuove giustificazioni, propositi per il futuro che lasciano il tempo che trovano.


Quello che è interessante lo leggiamo in queste righe.


Il Sig. Dino Boffo si sarebbe dimesso poiché attaccato, colpito e affondato da un “opaco blocco di potere laicista”.


Di questo blocco capitanato da “il Giornale” di Vittorio Feltri farebbero parte “Il Tempo” e “Libero”. Ovvero quasi tutte le forze opinioniste su carta stampata della Destra che governa questo paese.


Ah ah ah.


Va bene, prendiamolo sul serio, questo Sig. Dino Boffo e scriviamogli una lettera aperta.


 


Egregio ex direttore dell’Avvenire, le è mai capitato di leggere “l’Unto del Signore” di Ferruccio Pinotti? evidentemente no, perché altrimenti prima di etichettare come laicisti dei giornali che sostengono Silvio Berlusconi ci penserebbe non una, ma quattro volte. Sappia caro Sig. Boffo che il Silvio nazionale ha fatto la sua fortuna grazie al supporto incessante di organizzazioni non certo laiche, come l’Opus Dei, tanto per fare un esempio; supporto che l’ha reso la stella polare della cosiddetta “Finanza Bianca”. Quindi evitiamo di sconfinare nel ridicolo, tutti sanno perché l’attacco de “il Giornale” è avvenuto adesso e con questa veemenza.


È semplicemente l’ennesimo capitolo delle VOSTRE lotte intestine, di una chiesa oramai profondamente lacerata fra quella “Celeste” come la definisce Vito Mancuso e quella di potere, che fa capo allo IOR e al Vaticano.


Quindi non vada a cercare chissà dove i suoi nemici... ne ha così tanti vicini!


In secondo luogo, egregio ex direttore dell’Avvenire, parliamo dei “modi” con cui è avvenuto quest’attacco, che tanto ha turbato la sua vita.


Scusi ma non è stato proprio sotto la sua direzione che l’Avvenire definiva Beppino Englaro “giudice e boia di sua figlia”?


Cos’è, ha forse perso la memoria? Si è già scordato con quale vergognosa violenza avete condotto la campagna in nome dei vostri assurdi dogmi medioevali negli ultimi giorni di Eluana Englaro?


E ora proprio lei si lamenta della violenza della carta stampata? Certo che ci vuole una bella faccia tosta.


Guardi non voglio sapere niente delle sue disavventure giudiziarie avvenute nella mia città, come si suol dire non me ne può fregare di meno, e sa perché? Perché da laico-laicista quale sono, so bene che gli uomini sono imperfetti, nella loro vita possono sbagliare e non per questo vanno dannati in eterno.


Quindi se lei ha commesso o meno quell’errore qualche anno fa, a mio modo di vedere non è un problema, visto che per di più ne ha già pagato le conseguenze. Chi l’attacca per questo motivo è un poveraccio che non ha altri argomenti e a cui non resta altro che sguazzare nel fango (per non dire altro).


Il suo problema, come le ho già detto, è che lei non ha contro dei laicisti. Altrimenti non si troverebbe come ora ricoperto da fango (per non dire altro), è un modo di fare che non ci appartiene e non ci apparterrà mai.


Come dice il proverbio, si guardi pure dai nemici (ovvero noi laicisti) ma si affidi al suo dio per quel che riguarda i suoi amici, che non ha delle belle frequentazioni.


 

Alessandro Chiometti

Laici davvero?

Certo, finirà anche stavolta a Taralluci e vino, anzi peggio, finirà con un altro sostanzioso regalo al Vaticano, alle sue scuole private ed alle sue parrocchie. Ma nella cronaca del recente scontro tra alcuni settori della maggioranza ed il Vaticano manca quella che doveva essere una protagonista: la sinistra laica.

Dov’era, infatti, quella parte della società che giustamente insorge ogni qualvolta i parlamentari cattolici tentano di attaccare, ad esempio,  la legge sull’aborto? Questa parte della società era, nelle sue componenti più strettamente politiche, a bearsi dello scontro in atto, ben contenta di esserne fuori e ben attenta non prendere posizione per poter contrattare con il Vaticano un qualche compromesso alle prossime elezioni. Era esattamente li, a sperare di spezzare i rapporti di reciproco interesse costituiti dalla maggioranza berlusconiana e dal Vaticano per poter subentrare ed ottenere almeno la neutralità della Cei, in cambio naturalmente dell’ennesimo “accantonamento” dei temi laici.

Per il resto siamo alle solite ragioni per cui il Vaticano impera e cioè che la coscienza civile degli italiani è sempre subordinata a qualche altra ragione, fazione od interesse, per cui nessuno si sogna di difendere l’autonomia e l’indipendenza politica del parlamento dall’invadenza e dalla crescente protervia del Vaticano se questo non implica anche il sostegno alla propria parte politica.

Troppi pochi italiani sono disposti a professare la loro laicità anche quando si tratta di difendere una cattiva legge fatta dalla parte avversa e nessun partito politico ha il coraggio e l’onestà di affermare che, pur essendo nettamente contrario a determinati provvedimenti, comunque la pretesa del Vaticano di dettare la propria volontà ai legislatori è inaccettabile.

Se veramente la laicità  delle istituzioni e l’ emancipazione della coscienza civile degli italiani dal retaggio cattolico fossero dei valori prioritari per la politica e per la sensibilità di tutti gli italiani sedicenti laico-progressisti, ben altre attenzione e ben altro sostegno avrebbero dovuto ottenere le affermazioni di Gianfranco Fini alla festa del Partito Democratico e non solo da parte della minoranza parlamentare ma anche da tutta quella parte di società civile cui facevo riferimento prima e che afferma di considerare i temi laici prioritari: ebbene lo si dimostri, perchè la presenza di una voce che da destra apre su questi temi  rappresenterebbe ( la cautela è d’obbligo) la possibilità di definire uno spazio politico e civile condiviso entro cui continuare la contesa politica, stavolta in contesto in cui la presenza cattolica sarebbe naturalmente rappresentata dalle convinzioni di ognuno ma avrebbe un soggetto politico attivo, il Vaticano, sempre meno capace di esercitare il proprio esplicito ricatto, esattamente perchè le forze in campo avrebbero comunque accettato di competere secondo altre regole e con altri principi.

Se la sinistra politica fosse meno miope e fosse in grado di mettere in campo un progetto culturale di più ampio respiro, anzi, diciamolo francamente, se fosse interessata ad altro che la gestione clientelare del potere, capirebbe che la prematura scomparsa, in Italia, di una fronte laico conservatore ha costituito la premessa della nascita di una destra populista, semmai reazionaria ed autoritaria, che è quella che, attraverso diverse “concretizzazioni”, è arrivata fino ai giorni nostri e che costituisce il brodo di coltura ideale per l’egemonia politica ed antropologica del Vaticano, perchè non è in grado di  costruire un progetto politico alternativo.

Ed a proposito di antropologia, non mi sembra privo di significato e valore svelare alla psicologia delle masse che esistono diversi tipi di froci: vi sono quelli che, ben inseriti e remunerati, pur condannati per molestie, dirigono giornali che pontificano sull’inaccettabile diversità naturale degli omosessuali e quelli che, sfigati e derelitti,  si beccano le coltellate degli “Svastichella” che recepiscono all’elementare livello dei loro cervelli anche le autorevoli conferme cattoliche sulla irriducibile  e pericolosa devianza dall’”ordine naturale” e dal “disegno divino”, rappresentata dagli omosessuali. Possibile che la sinistra laica, di fronte ad una istituzione come la chiesa cattolica che sul controllo delle coscienze e della vita di ognuno ha sempre fondato il proprio progetto egemonico, non sappia far altro che affermare, accodandosi con volenteroso servilismo alle gerarchie vaticane, che la vita privata dei singoli deve restare fuori dalla contesa politica? Possibile che sia incapace di segnalare la contraddizione?

Giuseppe Valentini
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Sull'ironia, i crocifissi e la laicitĂ  della scuola

L'ironia, quando non è strumento del potere, che obbliga alla risata di regime, ma mira ad evidenziare le contraddizioni dello stesso, fa sempre bene; il potere giudiziario, dopo tutto fa parte di quella triade che abbiamo ereditato dalla modernità e che, formalmente divisa, appartiene e concorre a formare la cultura politica di un paese. Da noi le sentenze non fanno legge, come altrove, ma quando sono innovative, quando si inseguono copiandosi a vicenda (ovvero quando fanno dottrina), lasciano il segno o - meglio - rendono visibile un mutamento. C'è una tradizione giuridica, sospesa tra il pensiero marxista e quello realista, che ci dice una cosa semplice: le sentenze sono semplicemente la conferma di quello che vige nella società; il giudice - detto altrimenti - emette un parere di conformità. Sotto questo aspetto dovremmo quindi dire che la democrazia della maggioranza vince o che il potere è degli studenti. Si tratta evidentemente di un abbaglio o, per farla più semplice, della patina che questa sentenza pone al di sopra di una vicenda e - nel caso preso in esame - di una sentenza che dice ben altro: la volontà degli studenti deve essere rispettata, perché è conforme al pensiero oggi dominante e al potere effettivo che orienta tanto il decisore politico quanto l'amministatore di condominio. Quindi ben venga l'ironia anche quando a "subirla" sono giudici o procuratori.

Mi vorrei, quindi, soffermare sul fatto che una classe possa decidere del proprio ambiente; penso che sia una vicenda da leggere più in profondità, poichè - con una vena di sarcasmo - mi viene spontanea una domanda: se un numero consistente di classi decidesse da un giorno all'altro di togliere il crocifisso per mettere la scritta "venceremos", cosa accadrebbe? Si tratta di un fatto, uno dei tanti - preciso - effettivamente avvenuto in occasioni di autogestioni o di occupazioni promosse dagli studenti, la cui volontà democratica viene oggi incensata ed onorata dalla sentenza. E' evidente che se tale circostanza dovesse verificarsi vedremmo un ribaltamento delle parti. Ma è altrettanto inverosimile che ciò avvenga davvero o almeno ci sono buone ragioni per dubitarlo. Il punto, però, non è - come comunemente si legge questa annosa discussione - cosa ci debba o non debba stare dentro un'aula (la bandiera, la foto di Napolitano, la bandiera della Pace, il crocifisso o il profilo di Garibaldi.... etc etc etc), ma cosa ci sta a fare e - soprattutto - chi decide la funzione di tale oggetto simbolico. Credo che condurre battaglie partecipate o levare accuse fondate di fronte ad un crocifisso sia più forte che in sua assenza, perché la sua presenza - in tali circostanze - sarebbe semplicemente evanescente; quando nelle occupazioni degli anni '90 al suo posto compariva la scritta "torno subito" era raro trovare docenti o studenti che levassero l'accusa di blasfemia o lamentassero uno scarso rispetto nei loro confronti; ciò avveniva semplicemente perché non era "il" problema. Per questo motivo la questione del crocifisso da togliere ad ogni costo è diventata una battaglia così accesa, perché riaccende non tanto il dibattito sulla sua funzione (reale o presunta), ma quello, ben più importante, su chi abbia il diritto effettivo e definitivo di dare un senso alla sua presenza. Quindi allo stato attuale ben vengano battaglie contro i crocifissi, perché non farebbero altro che confermare la supremazia e l'egemonia politica della cultura cattolica ufficiale. Tutto ciò, mi dispiace dirlo, anche grazie a campagne maldestre di sedicenti leader musulmani o di chi pensa che partire dall'ultimo dei problemi sia un modo per difendere la laicità. La questione del rispetto religioso non c'entra proprio nulla; dopo tutto gran parte dei figli e delle figlie degli imam, in modo particolare di quelli con un notevole bagaglio culturale, vengono mandati a studiare non nella "laica" scuola pubblica, ma negli istituti religiosi cristiani ed ovviamente cattolici, perché in tali sedi la loro spiritualità viene riconosciuta appieno, nonostante la scontata e numerosa presenza di croci. Dico ciò convinto che ogni passato e - speriamo di no, futura - sospensione di incarichi educativi o sanzioni sono semplicemente inqualificabili e deprecabili, in modo particolare se vengono usate come clava contro un legittimo, sebbene mal posto, diritto di critica. La questione centrale, come stavo dicendo, è che non si può pretendere di vincere una battaglia di questo tipo se nel frattempo passa - ad esempio - una messa in ruolo di massa di docenti nominati dalla curia. E' evidente che tra le tante partite quest'ultima segna l'ennesima genuflessione alla volontà delle gerarchie della CEI e del Vaticano. Il dibattito sul crocifisso si presenta, così, come una battaglia persa, proprio perché fatti ben più consistenti non sono oggetto di altrettanta attenzione mediatica e critica da parte delle forze laiche. Il crocifisso non può essere l'oggetto di una battaglia e - tanto meno - "della" battaglia, perché - in realtà - è il termometro della stessa, dunque di un clima culturale più generale. Nel caso in cui si giungesse ad una vittoria questa sarebbe la classica vittoria di Pirro. Permettere ad un docente, ad un giudice o ad un pubblico funzionario di togliere quel simbolo durante le sue lezioni, durante l'udienza, per poi riporlo al suo posto non restituisce laicità alla scuola e non risolve i problemi che la attanagliano. Si tratta di una iniziativa che non segnerà mai una sconfitta del Vaticano. Al contrario, se tale opera di rimozione avvenisse senza scalpore sarebbe il segno di un mutamento più profondo, che è quello che ci aspettiamo tutti; per poterlo fare occorre, però, che ci si occupi di altro, ponendo la questione della laicità dove essa è effettivamente posta in discussione.




emmekappa

Cronaca del XX Giugno 2009


Il 18, 19 e XX Giugno 2009 si è svolta a Perugia la 3^ edizione di "FieraMente Anticlericali", manifestazione ideata dal Comitato Pietro Castellini.

Il Comitato è nato tre anni fa per recuperare e condividere la memoria storica sulla figura dell' "Anonimo martire, fulgido eroe, pessimo tiratore e incauto soggetto della città di Perugia", come viene indicato nei documenti del Comitato stesso.

Pietro Castellini è l'emblema di tutti quelli che il XX Giugno 1859 perirono nella difesa di Perugia dall'assalto delle truppe pontificie.

Quest'anno, alla manifestazione si sono unite l'associazione culturale "Civiltà laica" e l'Uaar (Unione Atei Agnostici Razionalisti).

L'edizione 2009, così come quella del 2007, era articolata in tre giornate.

Giovedì 18, alla sera, c'è stata la presentazione sia del libro "Kamasutra per disabili" che del video "Erotika italiana", entrambi sul tema della disabilità&sessualità, di Gabriele Viti, ex Assessore alla cultura del Comune di Cortona (AR).

L'iniziativa si è svolta presso il Macadam, locale in Borgo XX Giugno, ed ha ottenuto una buona  partecipazione di pubblico, interessato al tema e divertito dall'ironia ed autoironia di Gabriele.

Venerdì 19, nel pomeriggio, è stato presentato il libro "Lo stregone di Assisi - Il volto negato di San Francesco", di Andrea Armati, presso la sala della Partecipazione della Regione Umbria.

In questo caso, il pubblico avrebbe potuto essere più numeroso, ma c'è da notare che, in occasione del 150^ anniversario del XX Giugno, le iniziative presenti a Perugia in quei pomeriggi erano molteplici.

Lo stesso giorno, alla sera, al Macadam, proiezione del film-documentario "Zeitgeist", in particolare della sua prima parte, dedicata alle religioni monoteistiche.

Anche in questa serata, si è registrata una buona presenza di pubblico, incuriosito dalle informazioni originali contenute nel film.

Sabato XX Giugno: alle 14, alla rotonda di Ponte Vecchio a Ponte San Giovanni, luogo degli accadimenti storici che  videro la morte di Pietro Castellini, brindisi alla memoria dell' "Anonimo martire, fulgido eroe, pessimo tiratore, incauto soggetto della città di Perugia".

Dalle 16,30 gazebo di Civiltà laica, Comitato e Uaar, con libri e altro materiale anticlericale, ai giardini  del Frontone, nei pressi del monumento che ricorda gli scontri.

Ai piedi del grifo (sul lato del monumento trascurato dalle celebrazioni ufficiali), che sotto una zampa schiaccia l'idra dalle sette teste e sotto l'altra la tiara pontificia (quest'ultima ormai visibile solo in questa statua o quasi: il grifo comunemente riprodotto, infatti, sotto le zampe schiaccia... il vuoto!), è stato posto un mazzo di fiori, firmato "Uaar Perugia".

Aggiungiamo, infine, che durante la tre giorni, al Macadam è stata esposta una mostra fotografica e documentaria di contenuto variamente anticlericale, con, in particolare, un pannello dedicato al tema "Chiesa e Fascismo"; inoltre, il 19 l'Uaar ha tenuto un presidio anticlericale in piazza della Repubblica.



Alcune osservazioni conclusive.

Nessun giornalista s'è fatto vivo, e nessun articolo in merito s'è visto sui giornali; tali cose sono avvenute solo nel 2007, alla 1^ edizione.

C'è dunque un complotto del silenzio in corso?



Per quanto riguarda il corposo programma che il Comune di Perugia aveva predisposto per questo 150^ anniversario del XX Giugno: leggendolo, non si capiva, a meno di non saperlo già, che i martiri civili che diedero la vita per la liberazione della  città, si opponevano non ad un invasore od occupante straniero, ma allo Stato pontificio, ovvero al Papa.



Il Comune, per quelle celebrazioni ufficiali, ha speso migliaia d'euro, per attività sostanzialmente   antistoriche: il concerto della fanfara dei Bersaglieri, i quali, all'epoca dei fatti militari sabaudi, non ebbero nessun ruolo nella vicenda, se non quello di essere inutilmente invocati come soccorritori da parte degli insorti.

O, ancora, l'iscrizione all'albo d'oro di palazzo dei Priori dell'Opera Pia Don Guanella, con tanto di presenza del Vescovo, alle ore 12 dello stesso XX Giugno, giorno che si voleva LAICO!!!

Tutto ciò in aggiunta ai cospicui finanziamenti che la Regione dell'Umbria

e il municipio di Perugia  erogano ogni anno alle parrocchie ed alle associazioni cattoliche.



Comitato Pietro Castellini

Associazione culturale Civiltà laica

Uaar, circoli di Perugia e Terni


Lettera di solidarietĂ  al Prof. Alberto Marani


Caro Alberto Marani

non ci conosciamo ma siamo passati nella macchina repressiva e neoinquisitoriale del Ministero e degli UPS per cui penso bastino poche parole per capirci.

Lottare per la laicità della scuola sembra, in questo contesto di smantellamento della scuola pubblica e di riproposizione delle guerre di civiltà, un'offesa di lesa maestà a quella religione di stato che pensavamo esserci lasciati alle spalle con la fine del fascismo storico.

In questo contesto post/neofascista-confessionale toccare gli interessi simbolici e materiali dell'ammiraglia cattolica corrisponde a toccare i fili dell'alta tensione con conseguente pericolo di morte.

A te hanno comminato una pena doppia della mia, sei stato sospeso per due mesi, alla fine dell'anno scolastico. La sospensione si rendeva dunque necessaria per un fatto gravissimo che hai compiuto: proporre e rivendicare il diritto all'ora alternativa. Aver somministrato un questionario diverso dalle tante stronzate sulla qualità che sempre più spesso ci circondano nelle nostre scuole, cercando di comprendere qual era la richiesta dei ragazzi rispetto ad un diritto di laicità e di ricerca che si opponesse al catechismo settimanale cui sono esposti ed obbligati tutti gli studenti nelle nostre scuole. La sospensione calpesta tra l'altro qualsiasi logica, essendoti stata comminata alla fine dell'a.s. , probabilmente saranno costretti a spezzare la tua cattedra in tanti spezzoni ed assegnarla a docenti compiacenti per svolgere gli scrutini, alla faccia degli studenti che sembrano essere, secondo queste pratiche, decerebrati da sottoporre a catechismo coatto. C'è da dire che, almeno per questi provvedimenti, i tempi dell'amministrazione corrono  veloci e rapidi come mai si può vedere nelle cose più importanti.

Che tutte le confessioni siano uguali per la costituzione e che ce ne sia una più uguale delle altre è un atto di fatto di cui veniamo a conoscenza nelle nostre pratiche quotidiane a scuola. Che i pii "colleghì" di religione cattolica si trasformino al primo avviso di rivendicazione di laicità in soldati di cristo, in spie, in infami difensori della pagnotta e degli inaccettabili privilegi ci riporta ad un tema che come compagni e come autorganizzati abbiamo congelato ma che non possiamo più rinviare.

Propongo che in parallelo alle altre lotte fondamentalicontro le espulsioni dei precari, la precarizzazione dei docenti,le "riforme" al fosforo bianco, le derive iperliberiste del mercato del sapere, si formi nei cobas un gruppo di analisi ed intervento sullo specifico della laicità della scuola.

Nonostante tanti silenzi provinciali, le paure dell'insegnante medio, lo stupore falso dei tanti beghini mascherati (della serie: che fastidio ti da? Chi te lo fa  fare) solidarietà forti e fattive arivano in maniera trasversale da singoli, colleghi, associazioni. Tanta solidarietà che potrebbe diventare un movimento.

Contro i finanziamenti agli asili e alle scuole confessionali che (insieme a quelle azienda) sono le uniche ad incrementare i finanziamenti statali.

Conto il diverso trattamento tra i precari che insegnano religione cattolica (scatti, punteggi ecc.) e tutti gli altri.

Contro il meccanismo per cui con il placet dei vescovi lo stato assume pretume vario. A questo proposito propongo di ribaltare la nostra posizione di tolleranza sulle indecenti assunzioni di IRC e vedere se esistono principi di incostituzionalità nelle pratiche.

Contro l'ostentazione di simboli religiosi nelle scuole, nei luoghi pubblici.

Una campagna sull'8 per mille e la spartizione dei resti (il 60%,) per cui alla fine a santa romana chiesa arriva quasi il 90% della torta.

Molti altri sono i privilegi cattolici, mi fermo qui. Per adesso.

Concludo con una solidarietà non formale. Conosco personalmente la pressione, le pressioni esercitate dall'ambiente, la strategia di far passare le nostre battaglie civili in fatti di ordine pubblico, disciplinari o di disordine mentale, cercando di farci passare per border line o cose simili. E' una vecchia strategia del potere, ma la pressione è reale per cui lo è anche la solidarietà fraterna, compagna, laica e anticlericale che ti esprimo personalmente e a nome dei compagni e delle compagne di Terni.

Con stima ed affetto profondi ti abbraccio laicamente e ti esprimo tutto il mio rispetto e la stima

Franco Coppoli

Risposte da Sinistra e LibertĂ 


Prima di rispondere alle vostre domande, vorrei se possibile fare una breve riflessione sul tema della laicità, dei diritti e della sinistra

Leggo le ultime pesanti dichiarazioni del presidente del Senato Schifani: Renato Schifani. "E' stata solo una battuta non un giudizio di valore - minimizza - ma è vero che la riduzione del numero dei parlamentari e il superamento del bicameralismo perfetto appaiono sempre più un rimedio necessario e non più rinviabile". Toni più polemici Schifani li riserva al richiamo alla laicità delle leggi: "Dico no al rifiuto pregiudiziale dei principi religiosi, non bisogna tornare all'ateismo di Stato".  Quest’ultima frase di Shifani, gravissima di per se, poiché tra l’altro allude abbastanza chiaramente all’introduzione di una sorta di Stato Etico Religioso, acquista, se possibile un significato ancora piu sinistro se messa in relazione con la prima fase, quella in cui parla della riduzione dei poteri del parlamento, che se pur evidentemente ormai ridotto ad uso e consumo di una casta, è pur sempre il cuore pulsante della nostra costituzione e del nostra repubblica per l’appunto parlamentare. Il Presidente del senato compie evidentemente un doppio attacco alle nostre libertà. E dimostra come difendere la Laicità significa difendere democrazia  e diritti. (Questo non significa che non sia vero i parlamentari siano indubbiamente troppi ma in questo modo si rischia di buttare via l’acqua sporca con il bambino).

Per questo credo che in italia ci sia bisogno di una sinistra che partendo dalle ragioni del conflitto e delle contraddizioni sociali, a partire dall’esplorazione di quella piu classica, tra capitale e lavoro, sappia coniugare i temi del lavoro con quelli dei diritti della persona, della natura, dell’esistenza (e del suo senso). Che sappia porre, nella realtà che viviamo, in termini rinnovati quanto radicali, il tema dell’eguaglianza e della libertà, che sappia rimettere la questione morale, il valore del lavoro dell’ambiente e il primato della laicità delle istituzioni al centro del proprio progetto. Anche da qui è passata la scelta di impegnarmi nella costruione di un nuovo soggetto politico di Sinistra

Civiltà laica ha in questi anni indubbiamente saputo porre con forza questi temi importanti, non solo politicamente, ma anche ricchi di implicazioni sulle domande di senso che ognuno di noi si pone. La manifestazione che organizzammo, anche con civiltà laica, in pochissime ore, sotto la prefettura di terni durante il tentativo del Governo di portare un attacco frontale alla costituzione e alla liberta di scelta sul caso Englaro mostra una strada che è possibile esplorare.

Dico questo non per piaggeria ma perché proprio dall’associazione, dalle sue iniziative e dai suoi soci mi sono venute spunti e sproni per alcune azioni amministrative da me svolte nell’arco del mandato in consiglio comunale di terni che si è appena concluso. E questa cosa che mi facilità adesso nel rispondere alle vostre domande. 

SALA DEL COMMIATO LAICO: Risposta. SI FAVOREVOLI: non a caso, con il supporto di Francesco Pallia, segretario dei Radicali Italiani, ho presentato sull’argomento una proposta in consiglio Comunale nell’ottobre del 2008 (in allegato ti mando il comunicato). La risposta all’interrogazione fu positiva e accolta, e fu detto che anche nel progetto sarebbe stata inclusa

FORNO CREMATORIO nella stessa proposta della proposta precedente chiedemmo che fossero finalmente realizzato il forno (accolta ma il problema è far stanziare i soldi). Cosi come chiedemmo anche il cimitero per gli animali.

REGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO: su questo il lavoro da fare non è solo quello della promozione del registro, che esiste ma come renderlo appetibile all coppie di fatto, ovvero arrichirlo di contenuti e opportunità, sia fiscali, che per esempio sul punteggio per l’accesso alle case popolari e cosi via… altrimenti semplicemente, e lo dico da coppia di fatto, è praticamente inutile, sennò dal punto di vista testimoniale.

UN REGISTRO DEI TESTAMENTI BIOLOGICI: Nel novembre 2008 ho scritto a Sandro medici presidente del X municipio di Roma per farmi mandare il materiale sul’istituzione del registro per le dichiarazioni anticipate di volontà, ovvero il registo del testamento biologico, da lui istituita e di cui avevo letto sul giornale.  Proprio in occasione dell’iniziativa organizzata da Civiltà laica con l'On. Concioni , ho presentato la porposta all’associazione e poi, una volta affinata, ad inizio 2009 in Consiglio Comunale

L’Associazione Culturale Civiltà Laica chiede una maggiore trasparenza e una maggiore informazione su come vengono assegnati i fondi pubblici del Comune di Terni a qualsivoglia organizzazione – associazione – comitato: Su questo proprio a fine 2008, con il supporto di Pallia ho presentato la proposta sull’anagrafe degli eletti, ovvero una serie di proposte su Forme di Partecipazione popolare all'Amministrazione locale e accessibilità dei dati.  Che chiede proprio la pubblicazione on line di tutta una serie di atti, dal reddito dei consiglieri, dalle delibere dirigenziali oltre quelle delgi organi istituzionali, consiglio e giunta che già sono on-line, a l’elenco di tutti i consulenti, a l’elenco di tutte le proprietà comunali dati in affito o in uso, l’elenco degli stabili prese in affitto dal comune, elenco delle convenzioni in atto con enti e associazioni e altro ancora

Ora se ne avrò l’opportunità, anche se è scontato dirlo, cercherò di portare a piena realizzazione  queste proposte, alcune delle quali sono state accolte anche nel programma di coalizione, mentre altre saranno da conquistare sul campo, con azioni istituzionali e anche sociali.

Credo che anche nell’amministrazione locale sia necessario e indispensabile non solo difendere la laicità delle istituzione ma rendere esigibile il diritto alla libertà di scelta. E non sfugge quindi l’importanza che dovrà avere la battaglia sull’istituzione del Testamento Biologico.


Grazie dell’attenzione
Simone Guerra

Candidato in consiglio comunale per sinistra e libertà
Gia capogruppo Sinistra nella passata legislatura