Perchè il PD non è laico

Non credo che un partito debba porsi il problema di come arginare individui che intendono farne parte solo per danneggiarlo Non un partito aperto, perlomeno.


Per farlo, infatti, dovrebbe gioco forza porre dei vincoli ideologici quali criteri selettivi all'accesso, stabilire una sorta di catechismo cui tutti i membri dovrebbero professare fedeltà.


Che é quello che ha fatto il PD, mi pare e che già in passato avevano fatto il PCI o la DC, anche se quest'ultima con formulazione più generica.


La mia non è solo una posizione di principio, ma fondata sulla mia esperienza di quale sia la forma partito più valida per costruire una società aperta e laica.


Mi spiego.


Se si struttura un partito sull'idea che c'é un limite alle posizioni accettabili all’interno, per forza di cose la discussione interna tenderà a trasformarsi in ideologica da politica che dovrebbe essere. Lo scontro tra le varie fazioni tenderà inevitabilmente a usare quale argomento la maggiore o minore fedeltà ai "valori fondanti". Sicché le regole, da muro del nostro agire, confine che consente l'azione e il conflitto, divengono oggetto del conflitto.


L’avversario di partito viene combattuto, allora, non con argomenti politici, ma accusandolo di non essere fedele all’identità del partito …


In tal modo si trasforma la politica, da terreno dell’azione collettiva di uomini liberi, nel luogo delle discussioni teoriche  degli ideologi. Perché qualunque azione, proposta, iniziativa non può più limitarsi ad essere condivisa dalla maggioranza, il consenso dei più non le è più sufficiente, ma le serve la conformità all’essenza, all’identità predefinita. E chi stabilisce cosa è conforme a questa identità? Un collegio di probi viri?


Le organizzazioni a base ideologica hanno sempre, prima o poi, portato a forme di epurazione ideologica, assolutamente impolitiche, perché preliminari all’azione ed al dibattito, condizioni di ammissione, per così dire, all’agone.


Ed hanno condotto alla formazione di una casta di “probi viri”, censori chiamati a tutelare la purezza ideologica: è la costruzione di un’organizzazione su basi ideologiche, che, in sé, innesca la dinamica che porta all’esistenza di un clero, all’Inquisizione, ai partiti totalitari.


Ovunque l’essenza sia reputata precedere l’esistenza, qualcuno userà la prima per controllare la seconda.


I “signori” del catechismo, diverranno i padroni dell’organizzazione. Quel che la condanna dell’eresia è nella Chiesa, è l'espulsione nei partiti moderni.


E come ritengo che l’eresia sia la voce più viva delle religioni, così penso che il dissenso sia l’anima della politica.


Il problema del troll si pone in organizzazioni ideologiche, non in organizzazioni politiche.


La politica si alimenta dell’azione collettiva di uomini che condividono gli stessi principi di azione?


E allora, se un individuo riesce ad assumere il controllo di un’organizzazione democratica, vuol dire che la maggior parte dei suoi membri sono con lui, che quella è, nelle condizioni storicamente date, l’ESISTENZA che quell’organizzazione deve avere perché vuole averla.


Il che ha precise implicazioni anche sul modo di concepire un’organizzazione laica.


Che cosa è la laicità?


Secondo me, il principio di laicità si alimenta della convinzione che non ci sia un’ESSENZA vera e giusta che preesista alla via che si segue per accertarla.


Da tale principio deriva, quindi, una determinata forma dell’azione, sia individuale che collettiva.


L’azione collettiva laica si nutre di sé stessa, non potendo dare nulla di scontato a monte di sé: verità, capi, autorità che non sorgano dall’azione collettiva, dal dialogo fra gli uomini che compiono quell’azione.


E se un’organizzazione non è che la forma che assume un’azione collettiva per disciplinarsi, allora essa non potrà essere davvero laica se a proprio fondamento pone altro che non sia il dialogo.


Quel che conta non può essere un’ESSENZA che si dia come preesistente al dialogo fra i suoi membri, ma solo l’ESISTENZA che da tale dialogo si alimenta e deriva.


Il cemento in un’organizzazione laica (non mi riferisco alle associazioni mono-proposito in cui i membri sono uniti dall’obiettivo specifico) non può essere un decalogo di valori, ma il modo in cui si affrontano e risolvono i conflitti che si aprono per stabilire le linee d’azione comune.


Ed allora é per questo, e non per la presenza della Binetti, che il PD non mi pare un partito laico.


Non perché la Binetti dica quel che dice, ma perché non c’è un metodo democratico che consenta davvero di selezionare l’azione in base al consenso liberamente formato degli iscritti.


Il test di laicità al PD non va fatto chiedendogli: perché avete “espresso” la Binetti, ma quali procedure avete usato per sceglierla.


E la drammatica risposta è che la Binetti è stata cooptata in Parlamento dal segretario, senza dialogo interno, senza voto di iscritti, senza voto di elettori. Questo è davvero poco laico.


Massimiliano Bardani

Basta il titolo

Non leggo mai i libri che recensisco, non vorrei esserne influenzato. (Oscar Wilde)


Beh, per una volta posso applicare alla lettera questa boutade.


Difatti non trovo un solo motivo che possa spingermi ad affrontare la lettura dell’ultimo lavoro di Giancarlo Bosetti dopo aver letto il titolo, ovvero “Il fallimento dei laici furiosi” e il sottotitolo “come stanno perdendo la scommessa contro Dio” (ed. Rizzoli 2009).


Mi limito, per dovere di laico (furioso), a sottolineare quante fesserie sono scritte nella copertina di questo tomo.


Il fallimento...” scrive il Bosetti. Quale fallimento? Forse l’autore non lo sa, ma quando i laici avranno fallito significa che questa repubblica sarà trasformata in una teocrazia. Ora dato che il Bosetti può pubblicare il suo libello senza imprimatur è evidente che questo fallimento non c’è ancora stato. E  dato che non è un romanzo di fantascienza, posso registrare la prima fesseria scritta dall’autore.


“...dei laici furiosi" ... e qui casca l’asino (ovvero l’autore) che evidentemente ripropone il solito tentativo clericalista di contrapporre una laicità buona (quella di chi subisce in silenzio l’arroganza clericale) a un laicismo cattivo (che sarebbe quello di chi ha l’ardire di aprire bocca per esporre le proprie ragioni).


Ma dove sarebbero questi laici furiosi? Visto e considerato che siamo un paese in cui i diritti civili vengono puntualmente attaccati si dovrebbero avere notizie dei loro atti "furiosi" quotidianamente... tuttavia non ve ne sono.  A meno che per  laici “furiosi” il Bosetti non intenda gli educatissimi Odifreddi e Scalfari (tanto per fare dei nomi) che tentano di arginare l’onnipotenza mediatica papalina, allora la fesseria scritta dall’autore è doppia. Oltre a riproporre la dicotomia inventata dal clericalismo più becero a proprio uso e consumo sbaglia anche aggettivo. Avesse scritto il “fallimento dei laicisti”, almeno avrebbe limitato il numero di fesserie in copertina. Invece siamo già a tre, andiamo avanti.


Come stanno perdendo la scommessa con Dio”. Con chi? Dio?? E che minchia c’entra Dio sig. Bosetti? forse non l’ha capito, anzi, sicuramente non l’ha capito, ma a noi laici-laicisti (furiosi o meno) di Dio non ce ne frega niente. Noi ce l’abbiamo con quei loschi individui che IN NOME DI DIO pretendono di imporre la propria visione della vita a tutti e, sempre in suo nome, sfruttano la loro posizione per accumulare ricchezze e potere. Quindi Dio lo lasci da parte quando vuole scrivere un libro che parla di laicità, altrimenti sbaglia fin dal principio. Anzi dal titolo, come in questo caso.


Insomma: dodici parole, quattro fesserie grosse come una casa. Una ogni tre parole.


Facendo un rapido conto, visto che il libro consta di centonovantasette pagine e che una pagina può contenere circa quattrocento parole, se mantiene la media questo esemplare lavoro del sig. Bosetti potrebbe arrivare a contenere ventisemiladuecentosessantasei (virgola sei periodico) fesserie.


Beh, io non me la sento, i laici non furiosi ma masochisti, leggano pure.



J. Mnemonic


Sull'ironia, i crocifissi e la laicità della scuola

L'ironia, quando non è strumento del potere, che obbliga alla risata di regime, ma mira ad evidenziare le contraddizioni dello stesso, fa sempre bene; il potere giudiziario, dopo tutto fa parte di quella triade che abbiamo ereditato dalla modernità e che, formalmente divisa, appartiene e concorre a formare la cultura politica di un paese. Da noi le sentenze non fanno legge, come altrove, ma quando sono innovative, quando si inseguono copiandosi a vicenda (ovvero quando fanno dottrina), lasciano il segno o - meglio - rendono visibile un mutamento. C'è una tradizione giuridica, sospesa tra il pensiero marxista e quello realista, che ci dice una cosa semplice: le sentenze sono semplicemente la conferma di quello che vige nella società; il giudice - detto altrimenti - emette un parere di conformità. Sotto questo aspetto dovremmo quindi dire che la democrazia della maggioranza vince o che il potere è degli studenti. Si tratta evidentemente di un abbaglio o, per farla più semplice, della patina che questa sentenza pone al di sopra di una vicenda e - nel caso preso in esame - di una sentenza che dice ben altro: la volontà degli studenti deve essere rispettata, perché è conforme al pensiero oggi dominante e al potere effettivo che orienta tanto il decisore politico quanto l'amministatore di condominio. Quindi ben venga l'ironia anche quando a "subirla" sono giudici o procuratori.

Mi vorrei, quindi, soffermare sul fatto che una classe possa decidere del proprio ambiente; penso che sia una vicenda da leggere più in profondità, poichè - con una vena di sarcasmo - mi viene spontanea una domanda: se un numero consistente di classi decidesse da un giorno all'altro di togliere il crocifisso per mettere la scritta "venceremos", cosa accadrebbe? Si tratta di un fatto, uno dei tanti - preciso - effettivamente avvenuto in occasioni di autogestioni o di occupazioni promosse dagli studenti, la cui volontà democratica viene oggi incensata ed onorata dalla sentenza. E' evidente che se tale circostanza dovesse verificarsi vedremmo un ribaltamento delle parti. Ma è altrettanto inverosimile che ciò avvenga davvero o almeno ci sono buone ragioni per dubitarlo. Il punto, però, non è - come comunemente si legge questa annosa discussione - cosa ci debba o non debba stare dentro un'aula (la bandiera, la foto di Napolitano, la bandiera della Pace, il crocifisso o il profilo di Garibaldi.... etc etc etc), ma cosa ci sta a fare e - soprattutto - chi decide la funzione di tale oggetto simbolico. Credo che condurre battaglie partecipate o levare accuse fondate di fronte ad un crocifisso sia più forte che in sua assenza, perché la sua presenza - in tali circostanze - sarebbe semplicemente evanescente; quando nelle occupazioni degli anni '90 al suo posto compariva la scritta "torno subito" era raro trovare docenti o studenti che levassero l'accusa di blasfemia o lamentassero uno scarso rispetto nei loro confronti; ciò avveniva semplicemente perché non era "il" problema. Per questo motivo la questione del crocifisso da togliere ad ogni costo è diventata una battaglia così accesa, perché riaccende non tanto il dibattito sulla sua funzione (reale o presunta), ma quello, ben più importante, su chi abbia il diritto effettivo e definitivo di dare un senso alla sua presenza. Quindi allo stato attuale ben vengano battaglie contro i crocifissi, perché non farebbero altro che confermare la supremazia e l'egemonia politica della cultura cattolica ufficiale. Tutto ciò, mi dispiace dirlo, anche grazie a campagne maldestre di sedicenti leader musulmani o di chi pensa che partire dall'ultimo dei problemi sia un modo per difendere la laicità. La questione del rispetto religioso non c'entra proprio nulla; dopo tutto gran parte dei figli e delle figlie degli imam, in modo particolare di quelli con un notevole bagaglio culturale, vengono mandati a studiare non nella "laica" scuola pubblica, ma negli istituti religiosi cristiani ed ovviamente cattolici, perché in tali sedi la loro spiritualità viene riconosciuta appieno, nonostante la scontata e numerosa presenza di croci. Dico ciò convinto che ogni passato e - speriamo di no, futura - sospensione di incarichi educativi o sanzioni sono semplicemente inqualificabili e deprecabili, in modo particolare se vengono usate come clava contro un legittimo, sebbene mal posto, diritto di critica. La questione centrale, come stavo dicendo, è che non si può pretendere di vincere una battaglia di questo tipo se nel frattempo passa - ad esempio - una messa in ruolo di massa di docenti nominati dalla curia. E' evidente che tra le tante partite quest'ultima segna l'ennesima genuflessione alla volontà delle gerarchie della CEI e del Vaticano. Il dibattito sul crocifisso si presenta, così, come una battaglia persa, proprio perché fatti ben più consistenti non sono oggetto di altrettanta attenzione mediatica e critica da parte delle forze laiche. Il crocifisso non può essere l'oggetto di una battaglia e - tanto meno - "della" battaglia, perché - in realtà - è il termometro della stessa, dunque di un clima culturale più generale. Nel caso in cui si giungesse ad una vittoria questa sarebbe la classica vittoria di Pirro. Permettere ad un docente, ad un giudice o ad un pubblico funzionario di togliere quel simbolo durante le sue lezioni, durante l'udienza, per poi riporlo al suo posto non restituisce laicità alla scuola e non risolve i problemi che la attanagliano. Si tratta di una iniziativa che non segnerà mai una sconfitta del Vaticano. Al contrario, se tale opera di rimozione avvenisse senza scalpore sarebbe il segno di un mutamento più profondo, che è quello che ci aspettiamo tutti; per poterlo fare occorre, però, che ci si occupi di altro, ponendo la questione della laicità dove essa è effettivamente posta in discussione.




emmekappa

Cronaca del XX Giugno 2009


Il 18, 19 e XX Giugno 2009 si è svolta a Perugia la 3^ edizione di "FieraMente Anticlericali", manifestazione ideata dal Comitato Pietro Castellini.

Il Comitato è nato tre anni fa per recuperare e condividere la memoria storica sulla figura dell' "Anonimo martire, fulgido eroe, pessimo tiratore e incauto soggetto della città di Perugia", come viene indicato nei documenti del Comitato stesso.

Pietro Castellini è l'emblema di tutti quelli che il XX Giugno 1859 perirono nella difesa di Perugia dall'assalto delle truppe pontificie.

Quest'anno, alla manifestazione si sono unite l'associazione culturale "Civiltà laica" e l'Uaar (Unione Atei Agnostici Razionalisti).

L'edizione 2009, così come quella del 2007, era articolata in tre giornate.

Giovedì 18, alla sera, c'è stata la presentazione sia del libro "Kamasutra per disabili" che del video "Erotika italiana", entrambi sul tema della disabilità&sessualità, di Gabriele Viti, ex Assessore alla cultura del Comune di Cortona (AR).

L'iniziativa si è svolta presso il Macadam, locale in Borgo XX Giugno, ed ha ottenuto una buona  partecipazione di pubblico, interessato al tema e divertito dall'ironia ed autoironia di Gabriele.

Venerdì 19, nel pomeriggio, è stato presentato il libro "Lo stregone di Assisi - Il volto negato di San Francesco", di Andrea Armati, presso la sala della Partecipazione della Regione Umbria.

In questo caso, il pubblico avrebbe potuto essere più numeroso, ma c'è da notare che, in occasione del 150^ anniversario del XX Giugno, le iniziative presenti a Perugia in quei pomeriggi erano molteplici.

Lo stesso giorno, alla sera, al Macadam, proiezione del film-documentario "Zeitgeist", in particolare della sua prima parte, dedicata alle religioni monoteistiche.

Anche in questa serata, si è registrata una buona presenza di pubblico, incuriosito dalle informazioni originali contenute nel film.

Sabato XX Giugno: alle 14, alla rotonda di Ponte Vecchio a Ponte San Giovanni, luogo degli accadimenti storici che  videro la morte di Pietro Castellini, brindisi alla memoria dell' "Anonimo martire, fulgido eroe, pessimo tiratore, incauto soggetto della città di Perugia".

Dalle 16,30 gazebo di Civiltà laica, Comitato e Uaar, con libri e altro materiale anticlericale, ai giardini  del Frontone, nei pressi del monumento che ricorda gli scontri.

Ai piedi del grifo (sul lato del monumento trascurato dalle celebrazioni ufficiali), che sotto una zampa schiaccia l'idra dalle sette teste e sotto l'altra la tiara pontificia (quest'ultima ormai visibile solo in questa statua o quasi: il grifo comunemente riprodotto, infatti, sotto le zampe schiaccia... il vuoto!), è stato posto un mazzo di fiori, firmato "Uaar Perugia".

Aggiungiamo, infine, che durante la tre giorni, al Macadam è stata esposta una mostra fotografica e documentaria di contenuto variamente anticlericale, con, in particolare, un pannello dedicato al tema "Chiesa e Fascismo"; inoltre, il 19 l'Uaar ha tenuto un presidio anticlericale in piazza della Repubblica.



Alcune osservazioni conclusive.

Nessun giornalista s'è fatto vivo, e nessun articolo in merito s'è visto sui giornali; tali cose sono avvenute solo nel 2007, alla 1^ edizione.

C'è dunque un complotto del silenzio in corso?



Per quanto riguarda il corposo programma che il Comune di Perugia aveva predisposto per questo 150^ anniversario del XX Giugno: leggendolo, non si capiva, a meno di non saperlo già, che i martiri civili che diedero la vita per la liberazione della  città, si opponevano non ad un invasore od occupante straniero, ma allo Stato pontificio, ovvero al Papa.



Il Comune, per quelle celebrazioni ufficiali, ha speso migliaia d'euro, per attività sostanzialmente   antistoriche: il concerto della fanfara dei Bersaglieri, i quali, all'epoca dei fatti militari sabaudi, non ebbero nessun ruolo nella vicenda, se non quello di essere inutilmente invocati come soccorritori da parte degli insorti.

O, ancora, l'iscrizione all'albo d'oro di palazzo dei Priori dell'Opera Pia Don Guanella, con tanto di presenza del Vescovo, alle ore 12 dello stesso XX Giugno, giorno che si voleva LAICO!!!

Tutto ciò in aggiunta ai cospicui finanziamenti che la Regione dell'Umbria

e il municipio di Perugia  erogano ogni anno alle parrocchie ed alle associazioni cattoliche.



Comitato Pietro Castellini

Associazione culturale Civiltà laica

Uaar, circoli di Perugia e Terni


Comunicato Stampa

L'associazione culturale Civiltà Laica, riguardo alla vicenda in corso all'Istituto Professionale 'Casagrande' di Terni che vede il professore di Italiano Franco Coppoli impegnato a far valere anche in aula, per lo meno nelle sue ore, il principio della Laicità dello Stato, esprime meraviglia per la baraonda mediatica che si è scatenata di fronte a un semplice cittadino che si espone in prima persona per ottenere l'applicazione di un diritto in cui crede.

L'associazione ricorda che, in base a sentenze della Corte di Cassazione che riguardano l'argomento, il simbolo della religione cattolica non si può legittimamente rimuovere dagli uffici pubblici; infatti, contro ogni evidenza, anche lessicale (si veda un qualunque dizionario della lingua italiana), esso è stato indicato come "simbolo di laicità".


Civiltà Laica ritiene che tale situazione sia irrispettosa del principio costituzionale che vuole uno stato Laico.

Questo dovrebbe garantire a tutti i cittadini spazi pubblici neutri, cioè non "marchiati" con il logo di nessuna confessione religiosa specifica; nemmeno di quella "tradizionale" o “culturalmente predominante”, che, comunque, per esprimersi, ha i suoi luoghi di culto, dove i credenti sono liberi di recarsi quando vogliono. Questo perché la Democrazia, che significa rispetto delle minoranze, non si trasformi in una Dittatura della Maggioranza, con tutte le conseguenze spiacevoli che questo comporta.


Quello che è particolarmente ridicolo di questa vicenda è che gli autoproclamatesi “difensori del crocifisso” per giustificare la sua presenza nelle mura di un'aula pubblica si rifanno non al Regio Decreto del 1924 tutt'ora anacronisticamente in vigore, bensì alla decisione che avrebbe preso a maggioranza la classe del Prof. Coppoli in un'assemblea. Questo ci fa supporre che per lorsignori ogni classe è libera di esporre sopra la cattedra qualunque cosa la maggioranza degli studenti ritiene opportuna, dalle foto di Mussolini o di Che Guevara alle bandiere delle squadre di calcio o, perché no, i poster della rockstar di turno.


La questione in realtà è molto semplice. Delle due l'una: o il crocefisso cattolico (o la menorah ebraica, o la mezzaluna islamica, o qualsiasi altro simbolo religioso) ha un significato importante per i suoi credenti, ed allora non deve trovarsi in uno spazio pubblico che è di tutti, oppure non ha un significato, ed allora può essere rimosso in quanto inutile.

Ogni motivazione al di fuori di questo limpido schema logico è fatta per motivi di propaganda politica o religiosa (o, peggio, di entrambe le cose insieme).


Terni, 8 Dicembre 2008


Associazione Culturale Civiltà Laica

C'è laicità a destra?

Piccole crepe nel fronte clericalista della destra si aprono... viene pubblicato oggi sul sito de "il giornale" un breve articolo di Filippo Facci che critica il comportamento della maggioranza sul caso Englaro. Un piccolo segno che fa sperare che la componente libertaria della destra italica non sia scomparsa del tutto...

Scusate il ritardo
Lo so che il Giornale sul caso Englaro ha la sua linea: ma chiedo di poter dire ugualmente quanto abbia trovato sconcertanti un paio di uscite purtroppo governative. Eugenia Roccella, dopo la pronuncia della Consulta, ha detto che il problema «è l'espansione dei giudici e la loro invadenza di campo» perché «in Italia le leggi le fa il Parlamento e i giudici dovrebbero applicarle». Gaetano Quagliariello nondimeno ha definito «pilatesca» la decisione della Consulta e ha detto che «legiferare diventa ancora più urgente». Cioè: ma di che state parlando? Siete voi che la legge non l'avete mai fatta, siete voi che non volevate assolutamente farla, siete voi che sino a mezz'ora fa non volevate neppure sentir parlare di testamento biologico e urlavate «eutanasia» a ogni tentativo di farlo. È l'ipocrisia della politica italiana, unica in Europa, che ha lasciato dolosamente scoperti gli spazi di cui la magistratura non ha potuto non occuparsi: e ora venite a dirci che ci vuole una legge? Dopo che per anni ve l’hanno chiesta la società civile, i medici, tutti i livelli della magistratura, il Consiglio superiore di sanità, persino qualche politico? Dopo che la società e i medici, aspettando voi, per anni, se la sono cavata segretamente da soli con tutte le Englaro e i Welby lontani dai riflettori? E sarebbe la Consulta a essere pilatesca? Non dite che ci vuole una legge: fatela.
(il problema è che la legge la faranno davvero, e vista l'esperienza della legge 40, sarà una legge che definire talebana significherà insultare i talebani ndr)

redazione[at]civiltalaica.it

Gli Antitaliani

Cosa sarebbe successo se, tanto per fare un esempio recente, in una commemorazione dell'eccidio di Nassirya un rappresentante delle istituzioni italiane invece di ricordare i nomi dei militari italiani uccisi avesse ricordato i nomi dei kamikaze islamici che hanno causato il massacro dei nostri compatrioti?

Facile a immaginarsi: ci sarebbe stata una sommossa istituzionale che in brevissimo tempo avrebbe portato alla immediata destituzione e allontanamento dello sconsiderato rappresentante, nonchè presumibilmente alla sua incriminazione per vilipendio alla bandiera, nonché al suo isolamento politico.

Sarebbe ovvio, in un paese normale, aspettarsi una reazione simile per chi offende la memoria di quei militari italiani che il XX Settembre 1870 realizzarono il compimento dei sogni risorgimentali mettendo fine al potere temporale del Papa (il più aguerrito nemico dell'unità d'Italia) e consegnando alla nazione la sua capitale naturale, cioè Roma.

Ma questo, come ormai ampiamente appurato, non è un paese normale.

E' anzi un paese in cui l'offensiva revisionista clericalista sta raggiungendo il suo apice in tutti i campi; che si parli di storia, di scienza, di cultura è ormai una continua propaganda cattointegralista volta a far tornare il nostro paese indietro di (almeno) cent’anni, in termini di diritti civili, laicità, libertà di espressione e quant’altro possa dar fastidio ai palazzi vaticani.

E’ cosi che un incaricato del sindaco (oramai internazionalmente considerato neofascista) Alemanno, in sua degna rappresentanza, può permettersi di insultare impunemente i Bersaglieri che nel 1870 fecero la “Breccia di porta pia” ricordando e onorando i loro nemici Zouavi, durante la commemorazione italiana (e voglio sottolineare ITALIANA) del XX Settembre.

Imbarazzante per non dire altro, l’assordante silenzio del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Un perdurare di questo silenzio non potrà che essere inteso come complicità e assenso a questo vergognoso insulto alla nostra bandiera, ai nostri militari e alla nostra memoria.

Cosa occorrerà ancora per dare una scossa a quei “laici ma non laicisti” o “laici ma non anticlericali” o più semplicemente “laici ma troppo attaccati al potere per dar fastidio alle gerarchie vaticane” per smuoverli dal loro torpore e farli rendere conto che siamo su una china antilibertaria pericolosissima, in cui il neofascismo sta pericolosamente prendendo sottobraccio il fanatismo religioso più becero per riportare indietro il nostro paese di decenni? Un mio amico, rivolgendosi ai cosiddetti riformisti che vogliono dialogare con tutti sempre e comunque, una volta disse “ma è possibile che riconoscete un fascista solo dopo che vi ha tirato una manganellata in faccia?” parafrasandolo dico, ma è mai possibile che dovete riconoscere un fondamentalista religioso solo dopo che vi ha bruciato sul rogo? Svegliatevi!

Alessandro Chiometti

A Roseto degli Abruzzi i diritti civili sono ancora negati

I fatti :

 

Luglio 2007 : nel Consiglio comunale di Roseto in cui è presente una maggioranza dell’85% del centrosinistra, composta dal PD e dallo SDI, fu bocciata l’istituzione del registro delle unioni civili, uno strumento di grande valore simbolico che avrebbe avuto la funzione di riconoscere piena cittadinanza ai nuclei familiari costituiti non solo in forza del matrimonio civile e religioso ma anche in presenza di solidi legami affettivi  o per reciproca assistenza materiale.

 

Marzo 2008 : il Consiglio comunale s’impegna solennemente, accogliendo una specifica mozione presentata da Sinistra Democratica, a diffondere la cultura dei diritti civili e a difendere i principi della laicità dello Stato. Questa mozione doveva essere di sprone a decisioni amministrative tese a riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.

 

Agosto 2008 : il Consiglio comunale, nell’approvare il regolamento per assegnare le aree e gli alloggi di edilizia popolare, respinge evitando il dibattito il seguente emendamento presentato da Sinistra Democratica :

per quanto concerne i criteri e l’attribuzione dei punteggi ai fini della formulazione della graduatoria, sostituire la lettera g dell’art. 9 che recita  almeno il 70% dei soci prenotatari o di riserva (devono essere ) costituiti da coppie sposate da almeno un anno” con la seguente dicitura “almeno il 70% dei soci prenotatari o di riserva devono essere costituiti da coppie sposate e non sposate e da nuove tipologia di famiglia residenti da almeno un anno”.

 

La riflessione

 

Dieci consiglieri del PD col loro voto contrario hanno affossato quest’emendamento dimenticando che anche a Roseto degli Abruzzi sono sempre in aumento forme di convivenza diverse dalla famiglia cosiddetta naturale. Questi consiglieri del PD dimenticano pure che il Parlamento europeo ha chiesto più volte agli Stati membri di riconoscere pari diritti e dignità alle coppie costituite da persone che sono legate da vincoli affettivi e di mutuo aiuto, le quali non si avvalgono dell’istituto del matrimonio. Dimenticano ancora che lo stesso PD, sebbene tra mille contraddizioni e sotto il ricatto costante della sua componente fondamentalista e clericale, non intende negare tutta una serie di diritti a coloro che convivono stabilmente e che peraltro pagano le tasse.

Con quest’atto di inciviltà al PD rosetano, svendendo la laicità dello Stato e calpestando la dimensione laica della politica, interessa solo avere le mani sul voto cattolico.

 Nel Consiglio comunale di Roseto, per quanto concerne i  valori costituzionali della laicità e del pluralismo, siamo quindi  all’anno zero, forse anche in conseguenza del fatto che questi valori non sono stati scoperti da numerosi consiglieri. Voglio sperare solo che si tratti di una condizione culturale ed etica momentanea che deve assolutamente evolvere verso l’accettazione del principio che non esiste la superiorità di un’etica derivante da una religione fino al punto da condizionare leggi o regolamenti comunali. Questa condizione culturale impedisce peraltro la costituzione di una comunità fondata sulla tolleranza e il rispetto reciproco.

Pasquale Avolio 

Capogruppo consiliare di Sinistra Democratica

L’isteria e l‘ipocrisia dei catto-talebani

Era ovviamente prevedibile che la sentenza della Corte di Appello Civile di Milano scatenasse le ire dei bigotti che governano ininterrottamente, senza soluzione di continuità, questo paese da tempo immemore a questa parte.

Alle reazioni catto-talebane, isteriche e di conseguenza ridicole, siamo abituati e ci abbiamo fatto il callo; non per questo però dobbiamo tralasciare di controbatterle punto per punto. Evidenziare l’ipocrisia (nonché la pochezza intellettuale) catto-talebana è un compito che nella sventurata Italia di oggi, provincia del Vaticano, è per lo meno doveroso. Non fosse altro che per lasciare la testimonianza ai nostri posteri che, per quanto la potenza catto-talebana all’apice della sua influenza economica e politica si sforzi, in realtà non riesca mai a tacitare le voci ad essa dissidenti neanche nel paese più succube del suo dominio.

Ritengo quindi doveroso ribattere per l’ennesima volta l’accusa di nazismo, anche vergognosamente esplicita, che viene fatta non solo ai sostenitori storici del diritto del morire, cioè i Radicali, l’Ass. Coscioni etc. ma finanche al padre di Eluana Englaro. Per i catto-talebani non c’è differenza fra Hitler che voleva sterminare tutti gli “esseri difettosi” e un padre pietoso che vorrebbe veder realizzato il desiderio di sua figlia di non essere mantenuta in vita artificialmente grazie alle macchine.

Inutile, ma necessario, rimarcare il fatto che per non vedere questa differenza bisogna essere o totalmente idioti, o totalmente in malafede, o accecati dai dogmi irrazionali di una fede malata.

Sempre doveroso inoltre sottolineare l’ipocrisia di quella parte politica, e di tutti i suoi sostenitori, che si preoccupa di seguire i dogmi della Chiesa Cattolica quando si tratta di prolungare l’agonia di una povera ragazza vittima di un incidente, ma poi se ne sbatte altamente quando si tratta di evitare  lo sterminio di centinaia di migliaia di civili in guerre a cui il loro tanto amato Papa era esplicitamente contrario.

Ma quello che più di ogni altra cosa resterà a testimonianza dell’abissale ipocrisia catto-talebana è l’atteggiamento di coloro che sostengono di essere contrari all’applicazione della sentenza in QUESTO caso perchè, udite udite, la volontà della ragazza non è chiaramente manifestata e “non ci si può fidare” delle testimonianze del padre e delle sue amiche.

Non basta quindi che questi cialtroni bigotti abbiano impedito con ogni mezzo e mezzuccio a loro disposizione di arrivare anche solo a discutere una legge sul Testamento Biologico nel nostro parlamento (ormai una succursale della CEI); ora ci dobbiamo anche sentir dire da questi sedicenti liberali che se ci fosse stato un Testamento Biologico allora se ne sarebbe potuto parlare!

Secondo i suddetti cialtroni, noi laici (i propriamente detti intendo, non i conversi di cui il parlamento è pieno) dovremmo restarcene in silenzio mentre loro gettano fango in maniera più o meno esplicita su Beppino Englaro e le amiche di Eluana che hanno testimoniato la sua volontà di non essere mantenuta in vita artificialmente. Semplicemente sentirsi dire che questo caso sarebbe diverso da quello di Welby perché non può essere stabilita la volontà diretta di Eluana è quanto di più offensivo si possa dire a suo padre e alle sue amiche.

È tutto sommato comprensibile che tali atteggiamenti vengano da coloro che una famiglia non ce l’hanno mai avuta (per loro scelta) e si limitano a ficcare il naso nelle famiglie degli altri dall’alto del loro abito talare; più sorprendente invece quando questi atteggiamenti arrivano da persone che una famiglia ce l’hanno... ma si sa, mantenerla la famiglia è difficile e schierarsi con sofistici arrampicamenti sugli specchi dalla parte dei catto-talebani per dar loro un appoggio laico (impropriamente detto) paga non bene, ma benissimo.

Non si capisce per quale motivo questo caso dovrebbe essere diverso da quello di Welby; solo perchè la richiesta è fatta per bocca del tutore legale di Eluana (il padre) e non direttamente da lei che è impossibilitata? Forse i sostenitori di questa risibile tesi dovrebbero riguardarsi cosa significa essere stati nominati tutori legali di una persona...

Incredibile poi l’ipocrisia nel sostenere che infilare un tubo nello stomaco di una persona per alimentarla forzatamente, e infilargliene un altro nei polmoni per ventilarla forzatamente non corrisponda ad un “trattamento sanitario”.

Chissà perché allora il “trattamento sanitario” in questione non è stato effettuato a Karol Woitla che con una semplice tracheotomia e la conseguente ventilazione forzata sarebbe potuto restare in vita probabilmente fino ad oggi. Forse in quel caso, chissà perché, la volontà di dio era diversa... noi poveri mortali che non sentiamo le voci nella nostra testa non potremo mai saperlo.

Fatto sta che comunque vadano le cose il “caso Englaro” un risultato l’ha ottenuto, ha costretto la sempre vaticanamente prona maggioranza clericale che governa il nostro paese a discutere in parlamento del tema “eutanasia”. Cosa che per decenni ha volutamente e deliberatamente ignorato, fino a che un giudice non ha pensato di riempire i vuoti legislativi semplicemente applicando l’art. 32 della nostra costituzione.

Ora  attenderemo (con poche speranze in realtà) quello che la succursale della CEI, ovvero il parlamento italiano, deciderà; qualche speranza in più la riponiamo nella Corte Costituzionale che difficilmente potrà accettare un vergognoso ribaltamento di una sentenza da parte del parlamento, che in questo caso diventerebbe un ennesimo grado di giudizio del nostro già complicato sistema giuridico.

Vedremo inoltre le laiche mosche bianche di questa maggioranza come si comporteranno e se potranno continuare a restare in una maggioranza chiaramente e sfacciatamente alle dipendenze di Bagnasco e company.

 

 

Alessandro Chiometti

La befana non esiste

Grazie al nostro amico Arnaldo che si sta laicistizzando sempre più e vede rendersi concreto il rischio di una scomunica, nella rete ci sono ben tre puntate della nostra trasmissione "la befana non esiste".

Chi è fuori dalla portata di radiogalileo può cogliere l'occasione per ascoltare ciò che combiniamo in radio!

buon ascolto

PUNTATA 1

PUNTATA 2

PUNTATA 3 


redazione[at]civiltalaica.it