Capito?

 


Finalmente è stato messo un punto fermo, di riferimento per tutti i cattolici, su tutti gli scandali sessual-politici che hanno imperversato nel corso di questa calda estate del 2009.


Tanti aspettavano che parlasse Lui, per avere un’idea sulla direzione da prendere, sui commenti da fare, sulle posizioni da difendere. Evidentemente dopo il “caso Boffo” sollevato da quel mangiapreti a pagamento di Vittorio Feltri, Lui non poteva più tacere. Troppe le pecorelle che chiedevano un’indicazione sicura della via maestra: “insomma, a chi dobbiamo dar retta? Al rivoluzionario (si fa per dire, nevvero) L’Avvenire o al reazionario Osservatore Romano?”


Ma oggi finalmente le pecorelle sono più tranquille perché Lui ha parlato.


L’indicazione è limpida e fulgente come la croce dell’esercito di Gerusalemme quando affrontava nel deserto il feroce Salah al-Din e si erge nel panorama italico in tutta la sua autorevolezza e solidità.


PapaRatzie dixit: “Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori”.


Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, ma dato che queste parole certamente verranno lette da qualche bieco laicista duro di comprendonio, mi sento in dovere di aggiungere (quale superbia la mia!!!) un’ulteriore esplicazione.


Se proprio non riuscite a capire la logica stante alla base delle parole del più alto esponente della gerarchia cattolica che vi siano di aiuto le parole di un mio interlocutore che alle mie domande su come riuscisse a conciliare con la sua vita tutti i dettami della chiesa mi rispose: “ti devi ricordare sempre che il cattolicesimo è la religione più bella del mondo, perché puoi fare tutto quello che [censura] ti pare, basta che poi ti penti”.


Come non dargli ragione oggi, di fronte alle illuminanti parole di PapaRatzie?


Insomma le pecorelle del pastore tedesco devono smetterla di farsi inutili domande su come sia conciliabile organizzare family day e nel contempo numerosi festini con escort di lusso, o di come sia possibile pontificare dalle colonne di un giornale contro gay, aborto, eutanasia, sempre in nome della “difesa della vita” e nel contempo essere penalmente condannati per molestie. L’importante è difendere gli interessi del Sacro Romano Impero e far si che nessuno tocchi quei 4,5 miliardi di euro l’anno che l’Italia versa nelle sacre casse pontificie.


Per il resto c’è sempre il pentimento.


Le colpe poi saranno punite dall’onnipotente.


Quando e come? beh, care pecorelle... ne volete veramente sapere troppe.


 


 


Alessandro Chiometti


5 gatti

5gatti




Maurizio "the hand" Di Bona

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Quattro gatti? assolutamente no!


Ci uniamo immediatamente al coro di proteste, sollevatosi dopo il servizio del tg3 di cui parlano profusamente i siti web italiani.


L'Unità


La Repubblica


Asserire che i gatti ascoltino le parole del pontefice, è infatti un insulto che la specie felina non merita assolutamente.


redazione[at]civiltalaica.it


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BanalitĂ  di un'enciclica

 


L’enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto ormai conosciamo dell’indirizzo pastorale dell’attuale pontefice. Sorretta da un sostanziale impianto tomistico, è imperniata su quella concezione di umanesimo integrale che già aveva caratterizzato i predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II.


Di che si parla? Di verità assoluta, di cristianesimo come “elemento indispensabile alla costruzione di una buona società”, di critica alla “tendenza a relativizzare il vero” e al “sincretismo”. Emblematica, in particolare, l’affermazione secondo cui libertà religiosa non significherebbe indifferentismo religioso. Detto altrimenti, secondo Joseph Ratzinger le religioni non sono tutte uguali. Non solo.


Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per chi esercita il potere politico”.




Chiaro no? “Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione nell’ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l’uomo e tutti gli uomini » è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un simile criterio. La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale, economica e, in particolare, politica”.


E ancora: “Nel laicismo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo fecondo e di una proficua collaborazione tra la ragione e la fede religiosa”.


Su questo impianto s’innesta l’attenzione ratzingeriana al sociale, con particolare riguardo alla disuguaglianze, alla povertà, alla fame causate da uno sviluppo mal distribuito, da un uso squilibrato di risorse non rinnovabili, da una tecnologia dimentica dei suoi compiti precipui, vincolata com’è ad uno sviluppo fine a se stesso. E’ a questo punto che, secondo il pontefice, deve prodursi una svolta in senso etico. Il problema è che questa etica è sempre considerata in chiave apodittica, univoca: o è derivante dalla visione cristiana o non è.


Di qui, ad esempio, l’arroccamento su una posizione nettamente contrastante qualsiasi forma di controllo dell’esplosione demografica, fenomeno che non viene affatto indicato come una delle (non la ma certamente una tra) cause del dissesto ambientale del pianeta, con, a ricasco, il progressivo depauperamento di vaste aree, la costrizione alla migrazione, lo sterminio in loco di milioni e milioni di esseri per carenza di nutrimento, l’incentivazione a violenze, esasperazioni, guerre.


Da un lato si pone “l’urgenza della riforma sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni”, dall’altro si dice che nei paesi economicamente più sviluppati “le legislazioni contrarie alla vita sono molto diffuse e hanno ormai condizionato il costume e la prassi, contribuendo a diffondere una mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale. Alcune Organizzazioni non governative, poi, operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promovendo talvolta nei Paesi poveri l’adozione della pratica della sterilizzazione, anche su donne inconsapevoli. Vi è inoltre il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati a determinate politiche sanitarie implicanti di fatto l’imposizione di un forte controllo delle nascite”.


Anche per quanto concerne l’ambiente, il pontefice se la prende con “atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo”: “dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, non può”, egli sostiene, “derivare la salvezza per l’uomo”.


Siamo alla riproposta del solito antropocentrismo che da secoli (pre)domina nell’ideologia teologica cattolica impedendo di concepire il nesso interdipendente che pone l’uomo non al centro ma all’interno del mondo naturale, come parte di un tutto e, quindi, responsabilmente partecipe dell’equilibrio planetario.


Ed ecco il punto su cui Joseph Ratzinger non smette di insistere: “Per salvaguardare la natura non è sufficiente intervenire con incentivi o disincentivi economici e nemmeno basta un’istruzione adeguata. Sono, questi, strumenti importanti, ma il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. E’ una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesso”.


D’altronde, non mancano gli strali contro eutanasia, libertà di scelta della propria morte, contraccezione, aborto legalizzato:“La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita (…)Alla diffusa, tragica, piaga dell’aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta”.


Non sappiamo quale importanza verrà attribuita al testo ratzingeriano nel dibattito culturale (e non solo). Certo è che non rappresenta, a nostro modesto avviso, un salto qualitativamente in avanti. Anzi, sia detto senza alcuna polemica pretestuosa, conferma quella carenza di profondità da noi più volte riscontrata nel pensiero del papa tedesco.


Francesco Pullia

Grazie Papa
Dobbiamo essere grati a Joseph Ratzinger. Non passa giorno che il pontefice non ci ricordi quanto fu giusta e indispensabile la lotta per la libertà di religione e dalla religione. Intorno al letto di vita morente in cui da 17 anni giace Eluana Englaro, da mesi le istituzioni danzano un macabro balletto al ritmo del Vaticano. Ministri guaiscono e saltellano, cagnolini ammaestrati a bacchetta dal porporato di turno. È insopportabile questo clero che, contro le leggi dello stato, contro la volontà della famiglia, contro le sentenze in più alto grado della magistratura, s'intrufola persino nel sudario, s'impiccia delle scelte più dolorose e silenti, quando l'affetto tra cari si strazia sul filo da tagliare.
Se in regime di laicità e di separazione tra stato e chiesa è possibile una tale invadenza, immaginiamo che inferno era quando tutta la tua vita sociale era appesa all'arbitrio di un curato. Ancora nel 1968, per ottenere il passaporto era necessario un certificato di buona condotta vincolato al parere del parroco (e del portiere). Un prete poteva vietarti di andare all'estero. E se convivevi con un/a partner, il vescovo vi scomunicava e vi tuonava «pubblici concubini!» dal pulpito di una cattedrale. Quando non s'impiccia d'Eluana, il Vaticano manda a quel paese persino un benpensante come Gianfranco Fini, solo perché ha osato dire quello che a Roma sanno anche le pietre, in particolare le pietre del ghetto, abolito solo qualche papa fa: e cioè che la Chiesa non si oppose allo stremo contro le leggi razziali emanate da Benito Mussolini nel 1938. Così la Santa sede riscrive la storia, si assolve dai propri peccati, col solo dichiarare di non averli commessi, si arroga quel potere che Pier Damiani concedeva solo a Dio, e cioè di poter fare in modo che quel che è stato non sia stato. Quando non si ricrea un'innocenza razziale, la curia s'inventa la geniale categoria di «statolatria» e attacca la Spagna di José Zapatero: con le sue leggi vuole controllare ogni ambito della vita e «obbliga le famiglie a scegliere determinate materie non d'istruzione, ma d'indottrinamento» (sic dixit Monsignor Angelo Amato).
Non paga, la Santa sede apre anche un altro fronte, trova il modo d'infilarsi nella nostra biancheria intima (perché non vuole affatto controllare ogni aspetto della nostra esistenza) e a proposito dei gay spara ad alzo zero sulle Nazioni unite - e sulla Francia del conservatore Nicholas Sarkozy per soprammercato. Quest'attacco dell'Osservatore romano è un gioiello di paralogismo che così ragiona: garantire la libertà di matrimonio ai gay mette in pericolo la libertà di espressione religiosa perché allora la religione non sarebbe più in grado di condannare i matrimoni gay. Come dire che garantire la libertà di pensiero mina la libertà religiosa perché impedisce al papa d'imporre il principio di autorità. Non stupisce che sofisti tanto virtuosi scoprano che nella nostra Italia papalina «è in atto una persecuzione anticristiana».
Viene da chiedersi il perché di tanto nervosismo - ormai scomposto, persino sguaiato - proprio quando il Vaticano ha ritrovato in Italia uno strapotere che non conosceva da secoli. Invettive e anatemi si moltiplicano. Nessuno è risparmiato (tranne forse qualche pellegrino polacco per la Madonna nera di Czestochowa).
Insomma, della modernità non gli va bene nulla. Dai, per Natale regaliamo un viaggio a tutta la Curia: offriamo un biglietto charter di sola andata per l'alto Medioevo. Così si ritroveranno nell'epoca dei loro sogni.

redazione[at]civiltalaica.it
Benedetto Buon Senso...

Ovviamente c'è da rallegrarsi della decisione presa dal guardasigilli Alfano che, evidentemente travolto da un inspiegabile ventata di buon senso in un paese in piena deriva clericale,  ha negato l'autorizzazione a procedere contro Sabina Guzzanti per le presunte "offese" al papa durante il "no cav day" dell'8 Luglio scorso.

A prescindere dalle giustificazioni del Ministro della Giustizia volte ad enfatizzare la bontà papale "in grado di perdonare qualunque offesa" o dalla interpretazione molto più realistica data da Di Pietro, il tutto verrà comunque ricordato come un clamoroso tentativo di intimidire chi intende avvalersi del diritto di libertà di espressione.

Certo, per gli amanti della farsa non è una buona notizia... sarebbe stato interessante assistere ad un processo con "scenette" di questo tipo:

Accusatore: "la sig.ra Guzzanti è accusata di vilipendio contro il Papa per averlo arbitrariamente collocato all'inferno in un prossimo futuro"

Giudice: "ci sono dei precedenti al riguardo?"

Difensore: "...mah, ci sarebbe un certo Dante Alighieri padre della lingua italiana..."

OPPURE

Lettura della sentenza: "si ritiene dunque illegale collocare arbitrariamente chi non piace o chi si reputa che si stia comportando in modo disdicevole nel cosidetto 'inferno'. La sig.ra Sabina Guzzanti è condannata a pagare tot migliaia di euro e contemporaneamente sono da ritenersi, da oggi, illegali nel nostro paese tutte le principali religioni monoteistiche della terra".

Ma tant'è, per questa volta gli amanti della farsa dovranno accontentarsi dei commenti dell'Avvenire...

Alessandro Chiometti  

SolidarietĂ  a Sabina Guzzanti

La notizia mi coglie di sorpresa, Sabina Guzzanti indagata per vilipendio alla figura del pontefice.

I fatti risalgono alla manifestazione svoltasi a P.za Navona l’8 Luglio scorso, il “No cav day”; in quei giorni io mi trovavo all’estero e non avevo potuto seguire bene la manifestazione convocata da Di Pietro. Tuttavia, mi sembrava di ricordare che il bersaglio principale della Guzzanti fosse stato il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, e quindi mi sono chiesto... ma che aveva detto di cosi grave la Guzzanti contro il Papa? 

Negli articoli on line dei maggiori quotidiani vi sono rimandi agli articoli e ai video di qualche mese fa, tuttavia non trovo niente di “clamoroso”, la trascrizione più dettagliata di quanto detto dalla Guzzanti sembra essere quella del sito www.giornalettismo.com che riporto testualmente:

 

“Il governo è caduto in buona parte anche grazie a Ratzinger, con quella porcheria della negata partecipazione a La Sapienza. La menzogna della censura a Ratzinger è stata sostenuta da tutti i media e i politici, salvo le solite, rilevanti eccezioni. Questo significa avere il controllo dei media, inventare una polemica che non sta né in cielo né in terra, perché non c’è motivo al mondo - urla l’attrice - per cui Ratzinger debba inaugurare l’anno accademico delle nostre università. Il Papa all’inferno, dove deve stare. Grazie alla legge Moratti - dice Guzzanti - fra vent’anni gli insegnanti saranno scelti dal Vaticano, ma fra vent’anni Ratzinger sarà dove deve stare, cioè all’inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi, e non passivissimi. Non come i gay che hanno accettato di spostare il Gay Pride a Bologna perché a Roma, a San Giovanni, c’era un coro di preti. E ’sti cazzi, si direbbe in una repubblica democratica“.

 

Rileggo dozzine di volte queste parole, e mi chiedo... ma questa è ancora una democrazia?

Come al solito possiamo disquisire ore ed ore sul “buon gusto” di queste parole o sull’opportunità politica di fare certe affermazioni... ma penso che in nessuna democrazia degna di questo nome debba essere messo in discussione il DIRITTO di pronunciarle.

Ovviamente se ci fossero stati insulti grevi, volgari e gratuiti non potrei che condividere l’azione dei pm romani, in democrazia va salvaguardata la figura pubblica dall’insulto gratuito, ma sfido chiunque a trovare un solo insulto gratuito rivolto a Ratzinger nelle parole di Sabina.

La prima parte è solo una diesamina, totalmente veritiera per giunta, del famigerato caso “La Sapienza”, la seconda è in parte una constatazione, ovvero il fatto che un uomo di 81 anni presumibilmente non vivrà altri vent’anni (diciamo per lo meno che è improbabile) seguita da un arbitraria “collocazione” dell’anima di questo ad un immaginario “inferno”. L’ultima parte è un altrettanto condivisibile, nonché fedele al vero, descrizione della vergognosa umiliazione riservata al movimento omosessuale che si è visto negare nel 2008 una piazza per la concomitanza con un coro “sacro”.

Non è neanche possibile pensare che l’artista abbia voluto apostrofare il pontefice di omosessualità, dato che dice chiaramente che all’inferno sarà TORMENTATO dai gay. Gay contro cui il Papa si è tanto scagliato (e continuerà di certo a farlo) nella sua opera terrena.

Quindi la domanda continua ad essere, cosa ha detto Sabina Guzzanti per attirare l’attenzione dei pm romani? Niente che non rientri nel normale diritto di parola, di critica e di libertà di espressione. Ci mancherebbe altro che non si possa minacciare l’inferno a chi a nostro giudizio si sta comportando “male” nella sua vita terrena... tutti i prelati dovrebbero essere chiusi in galera, Radio Maria dovrebbe essere immediatamente chiusa, la maggioranza delle religioni dovrebbe essere immediatamente dichiarata fuorilegge.

Preciso di non aver visto il video integrale dell’intervento di Sabina Guzzanti, quindi se ci sono ALTRE parole oltre quelle qui riportate mi riservo di rivedere il giudizio... ma per ora che giunga forte e chiara la mia voce in difesa della libertà di pensiero e di espressione.

SOLIDARIETÀ A SABINA GUZZANTI e ABBASSO LA CENSURA CATTO-TALEBANA.

 

Alessandro Chiometti

Quanto costa la visita del papa

Ho avuto modo di venire a conoscenza della spesa sostenuta dalla Regione Sardegna per l'importantissima e imprescindibile visita papale di giorni uno (leggasi 1).

Sapientemente occultata dai mass media, ma oramai grazie ad internet di dominio pubblico, tale spesa, come si evince dalle delibere della stessa regione, consta di 1.400.000 Euro (leggasi un milionequattrocentomila euro) assegnati senza battere ciglio e pronta cassa dalla regione governata dal centro"sinistra" al comitato "Il papa in sardegna" che ha organizzato il prodigioso evento.

Il finanziamento è stato erogato in due tranche, la prima di un milione di euro (che già aveva scandalizzato qualche giornalista non allineato) e la seconda di quattrocentomila a fronte delle richieste dell'arcivescovo che aveva fatto notare come fossero insufficenti i fondi assegnati (ogni commento è puramente superfluo).

Stendendo un velo pietoso sui contenuti del messaggio papale rivolto alla ricerca di nuovi politici cattolici; non indagando se con i suddetti finanziamenti regionali sia stato anche pagato il regalo fatto al Papa consistente in un calice di 1,5 Kg  d'oro tempestato di gemme preziose (San Francesco? tiè!) già ribattezzato dai soliti cattivoni anticlericali "il sardo graal"; sottolineando il fatto che la spesa papale distribuita per ogni minuto di permanenza sull'isola è di 2333 euro/min (prendendo per buono il dato di permanenza di dieci ore in terra sarda); resta da chiedersi cosa ne penseranno i sardi che domani si vedranno negare dalla loro regione la riparazione delle strade o il rimborso delle spese mediche con la scusa che "non ci sono soldi disponibili".

Francamente mi auguro vivamente che il santo padre non visiti mai la mia regione. Molto meglio un'invasione di cavallette che economicamente farebbero senz'altro meno danni. 

Alessandro Chiometti